Yūji Kazami è il protagonista maschile di The Fruit of Grisaia, The Labyrinth of Grisaia e The Eden of Grisaia, nonché un agente operativo e tiratore scelto della struttura antiterrorismo congiunta nippo-statunitense CIRS, temuto con il numero d’élite I-9029.
Nome: Yūji Kazami
Sesso: maschile
Altezza: 178 cm
Peso: 65 kg in The Fruit of Grisaia, 62 kg in The Labyrinth of Grisaia e The Eden of Grisaia
Ruolo: protagonista, agente operativo, cecchino
Grado nel CIRS: sergente speciale
Licenze: patente per motocicletta di grossa cilindrata
Arma preferita: M24-SWS ricevuto da Asako
Cibi preferiti: fagioli stufati
Doppiatori: Takahiro Sakurai, Ayaka Suwa per l’infanzia animata
Yūji arriva all’Accademia Mihama come studente del secondo anno, presentato ufficialmente come un ragazzo rientrato dal Canada.
Il trasferimento avviene grazie ai legami con la preside Chizuru Tachibana, che lo conosceva già da prima.
Dietro l’aria tranquilla si nasconde però un passato eccezionale e durissimo.
Yūji è infatti un ex militare e un agente clandestino del CIRS, l’organizzazione che lui stesso indica come il suo “posto di lavoro”.
A scuola ottiene risultati molto alti.
Nella sua prima pagella quadrimestrale a Mihama riceve il massimo in capacità fisiche e rendimento accademico, una valutazione media in adattamento sociale e condotta, e una nota pungente: “problemi con le donne”.
Yūji è freddo, controllato e difficilmente perde la calma.
Non cerca spontaneamente la vicinanza degli altri, ma non respinge chi tenta di avvicinarsi.
Ha un modo di parlare osservatore e distaccato, spesso poco emotivo.
Nella vita quotidiana questo lo rende meno brillante nelle normali interazioni sociali, nonostante sia molto intelligente.
L’ambiente in cui è cresciuto gli ha lasciato un forte gusto per il sarcasmo.
Quando vuole, sa essere tagliente e tirare fuori un umorismo nero davvero feroce.
È anche un personaggio pieno di contrasti.
Può sembrare quasi disumano per autocontrollo, ma in realtà porta dentro ferite psicologiche profondissime.
Seguendo gli insegnamenti di Asako, Yūji non salta mai due cose: corsa mattutina e lettura.
Corre abitualmente per 16 chilometri ogni mattina, e questo contribuisce a mantenerlo in condizioni fisiche eccezionali.
La lettura costante ha affinato anche il suo bagaglio culturale.
Per questo combina forza, resistenza, capacità analitica e conoscenze sopra la media.
Come tiratore scelto è straordinario.
Durante l’incidente terroristico all’aeroporto internazionale di Vancouver contribuì alla risoluzione della crisi con un colpo a lunghissima distanza da circa 2000 metri.
In ambito militare usa di norma il fucile M24-SWS donatogli da Asako.
È l’arma a cui è più legato e che meglio rappresenta il suo lato professionale.
Il suo desiderio di vivere una vita studentesca normale è il motivo che lo porta a Mihama.
Dopo anni passati tra guerra, missioni clandestine e perdite personali, Yūji finisce per desiderare qualcosa di semplicissimo: una scuola ordinaria.
Come studente si distingue per i voti alti e per il comportamento fuori dagli schemi.
Non è particolarmente portato alla socialità scolastica, ma attira comunque l’attenzione per il suo sangue freddo e la sua maturità insolita.
Anche davanti a situazioni imbarazzanti resta quasi sempre impassibile.
Perfino la nudità di Amane Suou non lo turba, segno di una grande abitudine al contatto con il sesso opposto.
Paradossalmente, però, in amore può essere piuttosto ottuso.
La sua esperienza non corrisponde a una vera sensibilità romantica.
Yūji possiede una notevole esperienza sessuale, sviluppata in modo precoce e distorto.
Le esperienze infantili, compresi gli insegnamenti corporei ricevuti da sua sorella Kazuki, e la lunga convivenza con Asako hanno contribuito a renderlo molto esperto.
Il suo desiderio sessuale è forte, anche se in età attuale riesce a tenerlo sotto controllo.
Nel CIRS gli veniva persino consigliato di avere rapporti con una certa regolarità.
Ha avuto anche esperienze con prostitute.
In un’occasione arrivò addirittura a far piangere una professionista per via della sua eccessiva resistenza.
Questo lato del personaggio viene spesso trattato con ironia.
Sia nei commenti scolastici sia nelle valutazioni dei superiori, il suo “problema con le donne” ritorna come un tratto ricorrente.
Yūji non è schizzinoso con il cibo.
Per via dell’ambiente familiare e della vita militare, mangia praticamente qualsiasi cosa purché sia commestibile.
Il suo cibo preferito sono i fagioli stufati.
La ragione sta in una frase di Asako che lo ha segnato: “se un uomo ha da mangiare fagioli, non muore”.
Mangia senza lamentarsi e senza fare capricci.
Amane, però, osserva che non dà mai l’impressione di gustare davvero qualcosa.
Ama anche le motociclette.
Durante il periodo di pausa dal lavoro attraversa Hokkaidō in moto, viaggio che contribuisce a far nascere in lui il desiderio di una vita normale.
Yūji nacque in un ospedale di Atsugi, nella prefettura di Kanagawa, nell’anno in cui venne lanciato il primo lettore portatile MiniDisc al mondo.
Fin da piccolo visse all’ombra della sorella maggiore Kazuki Kazami, celebrata come un genio.
Rispetto a lei, Yūji era considerato ordinario.
Per questo venne trattato con freddezza dai genitori, soprattutto dal padre Ryōji, che finì per detestarlo apertamente.
L’infanzia passata a osservare gli umori degli adulti affinò in lui un fortissimo spirito di osservazione.
Imparò presto a leggere espressioni, tensioni e pericoli.
In quegli anni un antiquario di nome Rei Kirihara si interessò a lui e a Kazuki.
In realtà quell’uomo era Heath Oslo, un terrorista ricercato a livello internazionale.
Nel 2005 avvenne il tragico incidente del minibus della scuola Takizono.
Kazuki perse la vita, e con la sua morte la famiglia di Yūji crollò definitivamente.
Tre mesi dopo, Yūji e sua madre Satoko fuggirono per sottrarsi alla violenza quotidiana di Ryōji.
Furono però ritrovati nel giro di due settimane e riportati indietro.
Riuscirono in seguito a fuggire di nuovo.
Per un po’ sembrò possibile una vita tranquilla, ma circa un anno dopo, quando Yūji aveva dodici anni, il padre li rintracciò.
Vedendo la madre aggredita, Yūji colpì Ryōji con una bottiglia di liquore.
Disperata, Satoko fece fuggire il figlio, poi uccise il marito a coltellate e infine si tolse la vita.
Yūji rimase completamente solo.
Questa doppia tragedia gli lasciò una ferita psicologica destinata a condizionarlo per tutta l’esistenza.
Dopo la morte dei genitori, Yūji venne preso in carico proprio da Heath Oslo, sotto la falsa identità di Rei Kirihara.
A causa del suo viso infantile, fu travestito da ragazza e tenuto nella residenza privata del terrorista come una sorta di bambola decorativa.
Durante l’assenza di Oslo subì violenze arbitrarie da parte di un ospite della casa.
Il trauma del passato riesplose, e Yūji uccise quell’uomo.
Oslo comprese allora di avere davanti una potenziale macchina per uccidere.
Per questo lo inviò in un centro di addestramento terroristico situato in un “paese freddo”, dove ricevette formazione in infiltrazione, sabotaggio e assassinio.
Da quel momento Yūji iniziò a compiere infiltrazioni in travestimento e omicidi mirati.
L’addestramento estremo, il lavaggio del cervello e gli esperimenti farmacologici per potenziare il corpo lo portarono vicino al collasso mentale e fisico.
La svolta arrivò quando l’unità del CIRS guidata da Asako fece irruzione nella residenza di Oslo.
Yūji venne trovato nel seminterrato, ancora travestito da ragazza, e messo in salvo.
A quel punto il suo equilibrio psichico era già gravemente compromesso.
Yuria Harudera ricorderà in seguito che quello fu il periodo peggiore della sua vita.
Asako finì per accoglierlo come figlio adottivo.
I due vissero insieme in montagna, nello Yamanashi, durante una lunga e durissima riabilitazione.
Con l’aiuto energico di Asako e di Yuria Harudera, Yūji recuperò almeno in parte una quotidianità normale.
Fu proprio in quel periodo che il suo talento come cecchino iniziò a emergere con chiarezza.
Con il peggiorare delle condizioni fisiche di Asako a causa di vecchie ferite, Yūji cominciò a sostituirla segretamente nelle missioni.
Lo faceva usando nell’ombra il numero 9029.
Quando Yuria Harudera lo scoprì, si oppose.
Yūji però riuscì a convincerla della propria determinazione.
Grazie ai contatti di Asako, intorno ai quattordici anni partì per gli Stati Uniti e si iscrisse a una scuola preparatoria navale.
Più tardi entrò nel Corpo dei Marines e servì nel 15º gruppo d’assalto di spedizione.
Tra i compagni si guadagnò la fiducia del reparto soprannominato “plotone dei cani selvatici”.
Per la sua capacità di tornare vivo anche quando veniva lasciato dietro le linee nemiche ricevette il nomignolo di Boomerang.
Dopo questa esperienza tornò in Giappone.
Seguì l’addestramento del Gruppo Operazioni Speciali della Forza di Autodifesa Terrestre e ottenne la licenza nazionale necessaria.
In seguito ereditò ufficialmente da Asako il numero d’élite I-9029.
Con il tempo accumulò esperienza, fama e risultati eccezionali.
La morte di Asako per le conseguenze delle sue vecchie ferite lo spezzò profondamente.
Con la scomparsa della donna che era stata madre, maestra e punto di riferimento, Yūji perse la direzione della propria vita.
Smise di trovare un senso nel lavoro.
Per questo prese una pausa e partì in moto per Hokkaidō.
Fu durante quel viaggio che maturò il desiderio di entrare in una scuola normale e vivere come uno studente qualsiasi.
Con l’aiuto di Yuria Harudera e di Chizuru Tachibana, che lui aveva salvato in passato durante il caso dell’aeroporto di Vancouver, venne costruita per lui una nuova identità scolastica.
Nonostante l’aspetto imperturbabile, Yūji soffre di traumi gravissimi.
La morte dei genitori e l’esperienza come “dispositivo omicida” sotto Oslo gli hanno lasciato un terrore estremo nei confronti dell’atto di uccidere.
Per reggere il peso della colpa, arriva a convincersi che gli omicidi siano stati compiuti da un “demone” annidato nel suo braccio destro.
È un meccanismo mentale di difesa, nato per non crollare.
Oslo gli aveva impiantato suggestioni potentissime per trasformarlo in un’arma obbediente.
Asako sostituì quelle suggestioni con un nuovo ancoraggio mentale, una sorta di “spilla di sicurezza” interiore che gli permetteva di restare lucido.
Asako gli insegnò una regola essenziale: se non riesci a premere il grilletto per te stesso, fallo almeno per proteggere qualcun altro.
Finché Asako fu viva, Yūji riuscì a sparare pensando di agire per lei.
Dopo la sua morte, però, perse anche quel sostegno.
Per questo arrivò a non riuscire più a uccidere.
Yūji detesta i treni.
Il motivo è legato al giorno della morte dei suoi genitori, quando stava aspettando la madre in stazione.
Da allora, ogni viaggio in treno tende a risvegliare il ricordo di quel giorno.
Il disagio emotivo si è così trasformato in una vera avversione.
La situazione peggiora durante l’uso di farmaci potenzianti da cecchino.
Sotto il loro effetto la sua vista si acuisce in modo anomalo e sviluppa una forma di paura degli oggetti appuntiti.
Perfino le punte dei nasi dei passeggeri gli appaiono come spilli diretti verso i suoi occhi.
È una delle sue fragilità più insolite e allo stesso tempo più memorabili.
Heath Oslo possedeva un carillon che suonava Schlafe, mein Prinzchen, schlaf' ein.
Usava quella melodia per calmare Yūji e consolidare il proprio controllo psicologico su di lui.
Anche dopo la separazione da Oslo, quel suono rimase collegato all’idea di recuperare autocontrollo prima di uccidere.
Per questo, quando necessario, i suoi superiori glielo facevano ascoltare oppure lui stesso lo richiamava alla memoria.
È uno dei simboli più inquietanti del suo passato.
Una ninna nanna trasformata in strumento di stabilizzazione per un assassino traumatizzato.
Agli occhi di Oslo, i due fratelli erano una coppia eccezionale.
Kazuki era definita il “cervello”, mentre Yūji rappresentava la “forza”.
Kazuki ebbe un ruolo enorme anche nell’infanzia di Yūji.
Lo protesse dall’ostilità familiare e fu per lui una presenza dominante, amata e formativa.
La sua morte segnò il primo vero crollo della sua vita.
Da quel momento il percorso di Yūji si avviò verso una spirale di violenza, perdita e sfruttamento.
Dopo il finale di The Eden of Grisaia, il CIRS riorganizzato desiderava il suo ritorno come istruttore.
Yūji rifiutò, affermando di averne abbastanza di un lavoro che comporta puntare armi contro le persone.
Tuttavia non abbandonò del tutto l’idea di aiutare le nuove generazioni.
In Grisaia: Phantom Trigger realizzò sotto il nome del CIRS una serie di otto DVD didattici dedicati all’autodifesa, intitolati secondo lo stile di combattimento Kazami.
Il personaggio compare anche in Grisaia: Chronos Rebellion, una delle opere più recenti della serie.
Questo conferma il suo ruolo centrale nell’universo narrativo di Grisaia.
La moto di Asako che Yūji danneggiò in passato venne in seguito riparata.
Nell’opera successiva sarà usata da Maki Inohara.
Il suo profilo unisce elementi da eroe d’azione, reduce traumatizzato e studente fuori posto.
Proprio questo contrasto tra quotidianità scolastica e passato da arma vivente è uno dei motivi per cui Yūji Kazami resta uno dei personaggi più iconici della serie.
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