Tanaka Tarō è un personaggio maschile del manga “The Blue Wolves of Mibu”, un giovane coetaneo di Chirinu Nio raccolto da Serizawa Kamo dopo una vita di maltrattamenti e lavori di servizio.
Nome completo: in origine “Tanaka Tarō”, successivamente “Serizawa Tarō”
Genere: Maschile
Data di nascita: 7 luglio
Luogo di nascita: Kyoto
Età: coetaneo di Chirinu Nio
Doppiatore (CV): Shun Horie
Opera di appartenenza: manga “The Blue Wolves of Mibu”
Cose che gli piacciono:
La calligrafia
Le patate dolci arrosto
I fallimenti degli altri
Cose che detesta:
Le persone eccessivamente pure e irreprensibili
I “figli di papà” ricchi
I ravanelli gialli in salamoia
Capacità personali (autoironiche):
Forza in combattimento: una stella su cinque
Intelligenza: due stelle e mezzo su cinque
Livello di atteggiamento auto-svalutante: cinque stelle su cinque
Tanaka Tarō è un ragazzo che Serizawa Kamo trova e porta con sé, dandogli un nuovo posto nel mondo dopo una serie di lavori di servizio dove era trattato come uno strumento.
La durezza della sua infanzia lo rende profondamente attaccato alla sopravvivenza e alla “voglia di vivere”, spesso in modo istintivo e disperato.
Nel corso della storia si lega in particolare a Chirinu Nio e Saitō Hajime, diventando una presenza ricorrente nel gruppo dei protagonisti di “The Blue Wolves of Mibu”.
Nonostante il suo ruolo non sia quello del grande guerriero, è un personaggio che colpisce per il carattere spigoloso e umano.
All’inizio Tanaka Tarō tende a nascondere completamente il proprio vero carattere.
Si mostra chiuso, prudente, quasi neutro, come se recitasse la parte del ragazzo docile per non attirare violenza o sospetti.
Dopo aver stretto amicizia con Chirinu Nio, inizia però a mostrare la sua vera natura.
La sua lingua diventa tagliente, parla in modo ruvido e sarcastico, e lascia emergere un forte lato auto-svalutante.
Questa sua “cattiva bocca” non è solo cinismo, ma anche una difesa contro il dolore e la paura.
Accanto al sarcasmo infatti convive una parte molto timorosa e discreta: Tarō è spesso esitante, si trattiene, e preferisce evitare i rischi diretti.
L’insieme di queste sfumature crea un personaggio contraddittorio ma realistico:
duro a parole,
fragile dentro,
sempre aggrappato alla vita, anche in mezzo alla violenza che lo circonda.
Infanzia e passato
Prima di incontrare Serizawa Kamo, Tanaka Tarō passa di padrone in padrone come servo o garzone.
Ogni nuova “casa” significa solo un diverso tipo di sfruttamento: viene maltrattato, disprezzato e costretto a lavori duri, senza alcuna stabilità.
Questa esistenza fatta di abusi gli imprime una sola idea chiara: sopravvivere a ogni costo.
Per lui vivere è un obiettivo di base, primordiale, più che un valore romantico o eroico.
Incontro con Serizawa Kamo
Serizawa Kamo lo trova e decide di portarlo con sé, dandogli il nome “Tanaka Tarō”, scelto in modo casuale e frettoloso.
Il nome è quindi inizialmente un’etichetta impersonale, un segno di quanto Tarō fosse visto come “chiunque”.
Ciononostante, per Tarō questo gesto rappresenta una svolta:
smette di essere un servo che passa di mano in mano,
ottiene un punto di riferimento, per quanto violento e instabile.
Serizawa si comporta con lui in modo brutale, alzando spesso le mani e trattandolo male.
Eppure Tarō sviluppa verso di lui una forma di rispetto e affetto contorto: lo vede come colui che lo ha “raccolto dal nulla”.
Addestramento e vita quotidiana
A un certo punto Serizawa gli dona una spada, un gesto che per Tarō ha un forte valore simbolico.
Non è solo un’arma: è il riconoscimento che può essere qualcosa di più di un semplice servo.
Nagakura Shinpachi si occupa di istruirlo nelle basi del combattimento.
Nonostante le sue capacità rimangano limitate (come suggerisce anche la valutazione autoironica della “forza: una stella su cinque”), Tarō si impegna seriamente nell’addestramento.
La sua vita quotidiana resta comunque segnata da schiaffi, insulti e prepotenze da parte di Serizawa.
Ma nel suo sguardo, Serizawa è al tempo stesso tiranno e salvatore, un paradosso emotivo che lo confonde ma lo lega ancora di più a quell’uomo.
Rapporti con gli altri personaggi
Con Chirinu Nio, Tanaka Tarō sviluppa un rapporto quasi tra pari.
Nio diventa la persona davanti alla quale Tarō si permette di essere se stesso, mostrando sarcasmo, debolezze e paure.
Anche il confronto con Saitō Hajime e Nagakura Shinpachi lo porta a crescere.
Nagakura è il suo maestro di spada, mentre con Saitō incrocerà la lama in un momento cruciale della storia.
Tarō mostra una certa soddisfazione nel vedere gli errori o i fallimenti degli altri, segno del suo lato opportunista e amareggiato.
Non è però pura cattiveria: spesso è il riflesso di qualcuno che ha sempre visto se stesso come “l’ultimo della fila” e si consola vedendo i forti inciampare.
L’episodio dell’assassinio di Serizawa Kamo
Durante il complotto che porta all’assassinio di Serizawa Kamo, Tanaka Tarō si ritrova coinvolto direttamente negli eventi.
In quel frangente arriva addirittura a combattere contro Saitō Hajime, scontrandosi con un guerriero nettamente superiore a lui.
Per Tarō questo episodio è emotivamente devastante.
L’uomo che, pur tra mille violenze, lo aveva salvato dal suo passato muore in un’azione di eliminazione interna.
La lealtà che provava per Serizawa, pur non essendo priva di paura, si manifesta in modo chiaro proprio in questa crisi.
La sua reazione mostra quanto fosse legato a Serizawa come figura di riferimento, anche se disfunzionale.
Cambiamento di nome: da Tanaka Tarō a Serizawa Tarō
Dopo l’assassinio di Serizawa Kamo, Tanaka Tarō decide di cambiare il proprio nome in “Serizawa Tarō”.
Questo gesto è un atto di dichiarazione identitaria: smette di portare il nome generico che gli era stato affibbiato “a caso” e sceglie consapevolmente di legarsi al cognome del suo mentore.
Prendere il nome Serizawa significa:
rendere omaggio all’uomo che lo ha raccolto,
portare avanti la sua memoria,
definire finalmente se stesso non più come un ragazzo anonimo, ma come qualcuno che appartiene a una “storia”.
Tanaka Tarō spicca non per la forza fisica, bensì per la sua umanità contraddittoria.
È un ragazzo fragile che parla in modo duro, un sopravvissuto che osserva il mondo con cinismo perché ha conosciuto soltanto la durezza.
Il suo attaccamento alla vita non ha nulla di glorioso: è un desiderio ostinato di non morire, maturato tra botte, umiliazioni e paura.
Questa prospettiva lo rende un contrappunto interessante rispetto ai samurai idealisti, pieni di principi e onore.
La passione per la calligrafia mostra un lato sorprendentemente sensibile e riflessivo.
L’amore per le patate dolci arrosto e il gusto per le figuracce altrui aggiungono note di quotidianità e ironia, che lo avvicinano al lettore.
In un mondo di guerrieri leggendari, Tanaka Tarō rappresenta la voce di chi è nato senza privilegi, senza protezioni, e ha imparato a sopravvivere con la lingua affilata e il cuore sempre sulla difensiva.
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