Kotoha Aoyama è una bambina delle scuole elementari, membro del trio di paladine della giustizia “Mitsuboshi Colors”, dove ricopre il ruolo di responsabile delle indagini e rappresenta il colore blu.
Nome: Kotoha Aoyama
Sesso: Femmina
Data di nascita: 11 marzo 2008
Età (nell’opera): circa 10 anni
Colore personale: Blu
Numero di squadra: Colors Number 003, Colors Blue
Opera di provenienza: manga “Mitsuboshi Colors”, serializzato sulla rivista mensile Comic Dengeki Daioh
Doppiatrice: Natsumi Hioka
Kotoha è una delle protagoniste del manga “Mitsuboshi Colors”.
Fa parte del gruppo di bambine che si autodefiniscono “Colors” e proteggono il loro quartiere con metodi spesso bizzarri.
All’interno del trio è la “cervellona”, cioè la responsabile dei ragionamenti, delle deduzioni e delle soluzioni ai “casi” che incontrano.
Quando capisce la chiave di un mistero o risolve un problema, conclude trionfalmente con la sua frase tipica: «Game clear!».
Frequenta una scuola elementare diversa da quella di Yui Akamatsu.
Invece con Saki Kise va nella stessa scuola e nella stessa classe.
Yui la chiama “Kotoha”, mentre Saki la chiama in modo affettuoso “Koto-chan”.
Nell’opera viene sempre indicata semplicemente come “Kotoha”.
Kotoha appare fredda, calma e molto sicura di sé, soprattutto quando parla con gli adulti.
Ha un modo di fare spavaldo e spesso guarda gli altri dall’alto in basso, senza farsi intimidire.
Non esita a usare un linguaggio pungente e cinico, con insulti e battute dal sapore sorprendentemente duro per una bambina.
Può definire qualcuno “maiale” o descrivere cose con immagini esagerate, lasciando spesso gli adulti senza parole.
È molto brava a usare cavilli, logica contorta e sofismi per “schiacciare” gli adulti nelle discussioni.
Ha anche una forte inclinazione verso monellerie studiate e scherzi dal retrogusto malizioso.
All’interno del trio, Saki definisce il suo ruolo come “cattiva complicità” rispetto alle buffonate, quasi una spalla che amplifica le follie con malizia.
Quando sente questa definizione, Kotoha abbozza un sorriso compiaciuto, come se le piacesse l’idea.
Nonostante la facciata fredda, è comunque molto emotiva e infantile.
Si offende facilmente, si commuove, si arrabbia e si mette a piangere: le emozioni le si leggono chiaramente in volto.
Un esempio evidente è quando Yui, senza cattiveria, le fa notare che è scarsa nei videogiochi.
Kotoha prima finge durezza e chiede che le si dica la verità, ma quando Yui le fa notare che “preme i tasti a caso dove non serve” scoppia a piangere.
Sa ridere di gusto, anche se i suoi “punti deboli” dell’umorismo sono particolari.
Le fanno ridere cose come giochi di parole semplici o battute sciocche, e quando le scappa da ridere spesso si copre il viso con le mani mentre ride soffocando.
Secondo Saki, Kotoha a volte “sembra un’adulta”.
In realtà è un misto: ragiona in modo furbo, ma reagisce in modo assolutamente da bambina.
Videogiochi
Kotoha è una grande appassionata di videogiochi portatili.
Porta sempre con sé una console pieghevole di colore blu, con doppia fotocamera, e gioca ovunque: in strada, in panchina, nell’“appartamento segreto” delle Colors.
Per quanto sembri il tipo perfetto per “platinare” qualunque gioco, in realtà è terribilmente scarsa.
Ci tiene però talmente tanto che si ostina a giocare, pur non migliorando quasi per niente.
Tra le caratteristiche della sua scarsa abilità:
preme i pulsanti in modo frenetico in momenti in cui non serve;
dopo tre giorni di tentativi è ancora bloccata al primo livello;
si irrigidisce talmente tanto che le si stringono le braccia ai fianchi.
Yui le fa notare questi difetti come “punto debole” e Kotoha si turba moltissimo.
Saki, vedendo quanto la cosa la fa soffrire, dichiara che è un argomento di cui è “meglio non parlare”.
Nonostante tutto, Kotoha continua giocare per pura passione.
Per lei il divertimento conta più della bravura.
Giri per il quartiere
Kotoha frequenta spesso la zona commerciale di Ameyoko.
Oltre al negozio gestito dall’uomo adulto che aiuta spesso le Colors, passa anche in un negozio che loro chiamano “armi” e in una rivendita di spuntini secchi come i totani essiccati.
Le piace esplorare questi posti, osservare la gente e raccogliere spunti per giochi e “missioni”.
È molto legata alla zona e la vive come il suo territorio da proteggere e animare.
Lettura e sensibilità
Pur essendo spietata e ironica, Kotoha è molto sensibile.
Leggendo un libro triste come “L’elefante sfortunato”, arriva a coprirsi il volto mentre piange sinceramente.
Questa doppia faccia – cinica nelle parole, tenera nei sentimenti – è uno dei tratti più affascinanti del personaggio.
Kotoha ha i capelli lunghi blu, raccolti in parte sul fondo.
Il blu è il colore dominante nel suo design, dalle ciocche ai vestiti.
Indossa sempre una gonna o un vestito, mantenendo uno stile molto femminile.
Porta sempre una borsa a tracolla, probabilmente per avere la console portatile a portata di mano.
Il tratto più riconoscibile è il copricapo: un cappello con orecchie finte, che non si toglie praticamente mai.
Lo porta sia all’aperto che in ambienti chiusi e perfino quando corre lo tiene premuto con una mano per non farlo cadere.
Per lunghissimo tempo nell’opera non è mai stata mostrata senza copricapo.
Solo il 6 settembre 2025 l’autore ha pubblicato per la prima volta un’illustrazione di lei senza il solito cappello, anche se pure lì sono presenti delle orecchie finte disegnate.
Nel complesso il suo aspetto unisce dolcezza, eccentricità e un tocco “da gamer”.
È pensata per essere immediatamente riconoscibile come “la blu” del gruppo.
Con Yui Akamatsu
Yui rappresenta spesso la voce della ragione del trio, e Kotoha si confronta molto con lei.
Yui la chiama semplicemente “Kotoha” e tenta di trattarla con sincerità, anche quando questo significa farle notare le sue mancanze.
Le osservazioni sincere di Yui, però, possono colpire Kotoha nel vivo.
Quando Yui le dice senza malizia che è scarsa ai videogiochi, Kotoha si sente colpita nel suo orgoglio ed è portata alle lacrime.
Kotoha, a sua volta, è capace di rispondere con battute caustiche verso Yui, ma nel profondo le è molto legata.
Le sue reazioni emotive dimostrano quanto tenga al giudizio dell’amica.
Con Saki Kise
Saki la chiama “Koto-chan” e spesso è quella che alimenta le scenette comiche insieme a lei.
Se Saki è il “caos puro”, Kotoha è la “cattiva influenza brillante” che rende le situazioni ancora più assurde.
Saki definisce il ruolo di Kotoha come “cattivo accompagnamento” alle gag, ed è un commento che a Kotoha sembra piacere.
Insieme formano una coppia comica in cui Saki fa la parte del buffone e Kotoha della spalla cinica.
Nonostante Kotoha riesca fisicamente a dominare Saki con facilità, c’è molto affetto tra le due.
Spesso Kotoha usa una ironia asciutta per reagire alle assurdità di Saki, smorzandole ma anche riconoscendone l’umorismo.
Kotoha è famosa per i suoi commenti esagerati e, a volte, per la sua propensione alla “soluzione muscolare”.
Non di rado parla di risolvere i problemi con la violenza, con grande shock da parte degli altri.
Ha una curiosa ossessione per calpestare la testa delle persone, un’idea che tira fuori con disarmante naturalezza.
Questo contrasto fra aspetto carino e immagini violente è parte del suo fascino comico.
Nel gruppo, è spesso quella che capisce per prima cosa sta succedendo.
Quando trova la soluzione a un enigma, si mette in posa e dichiara: «Game clear!», considerandolo un suo marchio di fabbrica.
Questa frase è così importante per lei che non sopporta che altri la usino.
Quando Saki tenta di rubarle la battuta, Kotoha si arrabbia moltissimo e minaccia, con tono serissimo, di “buttarla nello stagno” se lo fa ancora.
Nonostante le minacce e le pose da dura, resta comunque una bambina facilmente impressionabile.
Basta un commento un po’ troppo diretto di Yui per farla diventare occhi lucidi.
Per una bambina della sua età, Kotoha è sorprendentemente forte e agile.
Sa arrampicarsi e mantenere l’equilibrio in posti alti, come quando si mette a gambe larghe in cima all’insegna della galleria commerciale di Ameyoko.
È in grado di mettere rapidamente al tappeto Saki quando serve, dimostrando superiorità fisica nel gruppo.
In un’altra occasione, colpisce con un pugno nello stomaco un’altra bambina, Nonoka, facendola crollare a terra.
Questo lato fisico accentua l’idea che Kotoha non sia solo cervello, ma anche “braccio” quando si tratta di azione.
Il contrasto fra aspetto minuto e forza sorprendente rende le sue scene d’azione particolarmente vivaci.
Kotoha ama dare nomi altisonanti a tecniche completamente assurde o a semplici gesti.
Queste “mosse” sono parte del gioco continuo del trio.
Trucco per fermare lo starnuto
Una delle sue “tecniche segrete” è un metodo per bloccare lo starnuto.
Consiste nel concentrarsi su un altro punto del corpo per distrarre il cervello dal bisogno di starnutire, usando un dolore alternativo.
In pratica è un trucco di distrazione del sistema nervoso.
La presenta come una sorta di trucco speciale, degno di un manuale di sopravvivenza.
“Jama”
“Jama” è una tecnica il cui nome viene dalla combinazione dei caratteri di “male” e “demone”.
È pensata per essere un’azione di disturbo veloce, con un nome corto per non dare all’avversario il tempo di approfittare di un attimo di esitazione.
Secondo la loro amica Nonoka, il nome suona come un incantesimo semplice da videogioco.
È un modo giocoso per etichettare una semplice “azione di intralcio”.
“Jamadein”
“Jamadein” è l’evoluzione potenziata di “Jama”.
È una “mossa” che richiede più tempo di preparazione, e quindi Kotoha la usa solo quando può permettersi un lungo caricamento.
Il nome ricorda volutamente gli incantesimi di alto livello nei videogiochi di ruolo.
Riflette la sua tendenza a vedere il mondo come un grande gioco.
“Pugno allo stomaco”
Una delle pratiche fisiche che Kotoha usa con sorprendente naturalezza è il pugno allo stomaco.
Lo utilizza sia come scherzo che come “tecnica risolutiva” nei confronti di amici particolarmente molesti.
Anche se è presentata in maniera comica, questa mossa sottolinea la sua decisa mancanza di scrupoli nelle “battaglie” infantili.
Fa parte del suo lato aggressivo e sopra le righe.
In fase di concept iniziale, il suo cognome doveva essere “Midorikawa” (che significherebbe “fiume verde”).
In seguito è stato cambiato in Aoyama, più coerente con il suo colore, il blu.
Il cappello con orecchie finte è diventato un simbolo così forte che, anche quando l’autore ha finalmente disegnato Kotoha “senza copricapo” nel 2025, ha comunque mantenuto delle orecchie finte.
Questo sottolinea che per il personaggio quel tipo di silhouette è praticamente imprescindibile.
Nel quartier generale delle Colors, il posto a sedere di Kotoha è vicino alla parete dove è appesa la bandiera con il simbolo del gruppo.
Questa posizione, quasi “strategica”, rafforza la sua immagine di mente tattica del trio.
Quando parla del proprio carattere, Kotoha dichiara con orgoglio: «Sono sempre stata così!».
È totalmente convinta di se stessa, nel bene e nel male, e questo la rende una figura estremamente vivida e memorabile all’interno dell’opera.
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