Jabber Wongar è un giovane combattente masochista e spietato, membro del gruppo di mercenari distruttivi chiamati “Arashi-ya”, noto per i lunghi dreadlocks e per l’uso di un’arma avvelenata chiamata “Mankira”.
Nome completo: Jabber Wongar
Affiliazione: Arashi-ya (gruppo di “distruttori”/teppisti professionisti)
Età: 18 anni
Altezza: 183 cm
Data di nascita: 11 gennaio
Sesso: Maschio
Personalità: crudele, eccentrico, estremamente masochista
Modo di parlare: usa “Oira” come prima persona, con tono rozzo e giocoso
Cibo preferito: persone forti, cibo molto piccante, dolore, cibi con molta consistenza da mordere, la sensazione di essere preso di mira da una forte sete di sangue
Cose che detesta: persone noiose, deboli senza valore
Caratteristica fisica: lunghi dreadlocks
Doppiatore originale (CV): Shin Yuuki
Jabber Wongar è un combattente che vive per lo scontro e il brivido del pericolo.
Si diverte sia ad attaccare sia a farsi colpire, trattando il dolore come un piacere.
Fa parte degli Arashi-ya, un gruppo che si guadagna da vivere seminando caos e distruzione.
In questo ambiente violento Jabber si distingue per la sua forza, il suo stile folle e la totale assenza di rimorsi.
Per lui “chi è debole non ha alcun valore”.
Non prova la minima esitazione a uccidere chi considera inferiore o noioso, come se stesse buttando via spazzatura.
Allo stesso tempo nutre una sorta di rispetto contorto verso chi possiede talento, spirito combattivo o potenziale da combattente speciale.
Se percepisce che qualcuno potrebbe avere la stoffa del “giver” (una persona con attitudine speciale) o che è semplicemente tosto, tende a non ucciderlo e, anzi, a provare simpatia.
Jabber è crudele, ma non nel modo freddo e calcolatore: è un eccentrico che gode sinceramente nel vedere e provocare dolore.
In battaglia ride, provoca l’avversario e si butta volontariamente nelle situazioni più rischiose.
La sua filosofia è semplice e brutale: se sei debole, non servi a niente.
Per questo motivo non ha scrupoli a eliminare i deboli, che considera “senza valore”.
Con i forti, però, si comporta in modo diverso.
Quando trova qualcuno che emana una forte presenza, che ha coraggio o un potenziale speciale, non lo vede più solo come un bersaglio ma come una “persona interessante” da preservare.
Ha una marcata tendenza masochista.
Non solo sopporta il dolore, ma lo cerca: ricevere colpi potenti lo eccita e lo fa sentire vivo.
In combattimento, questa sua natura lo rende imprevedibile.
Invece di schivare tutti gli attacchi, spesso li accoglie volontariamente, solo per assaporare l’impatto e reagire con un sorriso disturbante.
Non è un folle senza cervello però: dietro il suo comportamento estremo c’è un certo intuito strategico.
Sa sfruttare il proprio corpo, la propria resistenza e il veleno della sua arma in modo estremamente efficace.
Jabber dimostra apertamente la sua inclinazione alla violenza quando affronta combattenti come Zanka Nijiku.
È in grado di sopraffarlo nettamente, mostrando che la sua forza non è solo scena ma pura sostanza.
Durante i combattimenti, se avverte in qualcuno quella scintilla di ferocia o determinazione, la sua attitudine cambia.
Può passare dall’essere un carnefice spietato a una sorta di “fan” malato dell’avversario, che vuole vederlo resistere il più a lungo possibile.
Nei confronti di persone con potenziale da giver o di nemici davvero ostici, Jabber prova un piacere distorto.
Li spinge al limite, cerca di non ucciderli subito e, quando può, evita di andare per il colpo di grazia.
Ha dimostrato anche di sapersi adattare a poteri particolari, come quello di Rudo Surebrec, che percepisce l’ostilità altrui e schiva gli attacchi.
Contro abilità così problematiche, Jabber usa il suo veleno in modo creativo, anche a scapito del proprio corpo.
Jabber possiede una “Jinki”, una sorta di arma speciale legata a lui, sotto forma di anelli d’argento chiamati Mankira.
Questi anelli sono indossati sulle dita di entrambe le mani e, quando attivati, si trasformano in una sorta di guanti artigliati.
Mankira
La Mankira, una volta attivata, avvolge le mani di Jabber in guanti dotati di artigli metallici.
Ogni artiglio è intriso di veleno, e la particolarità è che i veleni della mano destra e sinistra hanno effetti diversi.
Artigli della mano destra: contengono un potente veleno neurotossico che provoca un dolore atroce.
Non sempre uccide all’istante, ma sconvolge il sistema nervoso dell’avversario, rendendo ogni movimento una tortura.
Artigli della mano sinistra: sono impregnati di un veleno con effetto anestetico.
Questo veleno può far perdere sensibilità, intorpidire il corpo e, se dosato correttamente, agire come un potente analgesico.
Jabber ha mostrato di saper usare questi veleni in modo estremamente flessibile.
Sa paralizzare, far svenire o semplicemente indebolire l’avversario, regolando la quantità e il punto in cui colpisce.
In combattimento con Zanka Nijiku, è riuscito a renderlo temporaneamente incapace di combattere sfruttando la paralisi indotta dal veleno.
Questo dimostra che la sua arma non è solo offensiva, ma può controllare completamente il ritmo dello scontro.
Uso del veleno su se stesso
Uno degli aspetti più disturbanti e ingegnosi di Jabber è il modo in cui usa il veleno sul proprio corpo.
Non si limita a avvelenare i nemici: a volte si inietta deliberatamente il veleno.
In una situazione in cui doveva affrontare Rudo Surebrec, capace di percepire l’ostilità e schivare gli attacchi diretti, Jabber ha scelto una strategia assurda ma efficace.
Ha usato la Mankira su se stesso per farsi perdere i sensi o alterare il proprio stato di coscienza, in modo da ridurre la propria “intenzione omicida” percepibile.
In questo modo è riuscito a disturbare il meccanismo difensivo del potere di Rudo.
Sfruttando il veleno come strumento tattico, non solo come arma, mostra una sorprendente astuzia.
Oltre all’uso estremo in battaglia, Jabber conosce anche dosaggi più “delicati” del suo veleno.
Sa che, se usato con attenzione, il veleno anestetico può funzionare come un antidolorifico efficace.
Questa conoscenza suggerisce che non è un semplice bruto istintivo: ha studiato e sperimentato sugli effetti delle tossine.
La sua familiarità con il dolore e con le sostanze velenose è praticamente parte della sua identità.
Il suo stile di combattimento è un misto di resistenza estrema, sadismo e masochismo.
Si avvicina al nemico senza paura, accetta i colpi e allo stesso tempo colpisce con artigli avvelenati.
Jabber non punta alla vittoria rapida e pulita.
Preferisce logorare gli avversari, avvelenarli poco a poco, guardarli lottare contro il dolore e la paralisi.
La sua altissima resistenza fisica gli permette di restare in piedi anche dopo aver preso colpi che metterebbero al tappeto chiunque.
Questa resistenza, combinata con la sua attitudine a godere del dolore, lo rende molto difficile da intimidire.
In battaglia il veleno della Mankira non è solo un bonus di danno.
È il cuore stesso della sua strategia: un avversario che inizia a sentire formicolio, dolore, intorpidimento o allucinazioni si trova rapidamente a perdere terreno.
L’insieme di masochismo, capacità di sopportare e manipolare il dolore e uso sapiente del veleno rende Jabber un avversario terrificante.
Per lui, un combattimento “perfetto” è quello in cui entrambi i contendenti sanguinano, urlano e ridono fino allo sfinimento.
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