Hajime Tsukishima

Autore
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Hajime Tsukishima
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Compleanno: 1 Aprile
Zodiaco: Ariete
Genere: Maschio
Nome inglese: Hajime Tsukishima
Nome giapponese: 月島 基(つきしま はじめ)
Nome cinese: 月岛基
Nome coreano: 츠키시마 하지메
Nome romanizzato: Tsukishima Hajime
Io questo personaggio

🎙️ Doppiatore di anime

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Eiji Takemoto
Eiji Takemoto
Giapponese(Anime、Doppiatore)

🎬 Anime in cui appare

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Golden Kamuy
Golden Kamuy
Data di rilascio: 09 Aprile 2018

Impostazioni del personaggio

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Hajime Tsukishima è un personaggio maschile dell’opera Golden Kamuy, sergente di fanteria dell’Esercito Imperiale Giapponese e braccio destro del carismatico ma ambiguo Tokushirō Tsurumi, noto come “la coscienza della Settima Divisione” e “il braccio destro del dio della morte”.

Hajime Tsukishima è sergente del 27º Reggimento di Fanteria della Settima Divisione dell’Esercito Imperiale Giapponese.

È uno degli uomini di fiducia più vicini a Tokushirō Tsurumi, al punto da fungere spesso da suo esecutore materiale e da suo interprete morale.

Fisicamente non è alto, ma è estremamente abile nel combattimento corpo a corpo e nelle risse.

Ha il volto segnato da rughe attorno agli occhi e un naso basso e schiacciato, tratti che lo rendono immediatamente riconoscibile.

Il suo carattere è rigoroso e votato al dovere, ma tra i membri della Settima Divisione è relativamente mite e dotato di buon senso.

È uno dei pochi soldati che riescono a mantenere una certa umanità pur operando in un contesto spietato.

È originario dell’isola di Sado, nella prefettura di Niigata.

La sua specialità è la conoscenza del russo, lingua che ha imparato con duro impegno in vista della guerra russo-giapponese.

Tsukishima è uno stoico: vive il servizio militare come un dovere assoluto e personale, non solo come un lavoro.

Pur essendo ligio alla disciplina, mantiene una certa capacità di giudizio, risultando spesso la “voce della ragione” in mezzo a compagni molto più eccentrici o impulsivi.

È considerato relativamente pacato, ma dietro questa calma cova una forte intensità emotiva.

Quando le sue convinzioni e i suoi affetti vengono colpiti, reagisce con esplosioni di rabbia che possono portarlo a decisioni estreme, come dimostra il suo passato familiare.

Ha un forte senso di responsabilità verso i compagni, soprattutto verso i subordinati o i più giovani.

Tuttavia non ama essere trattato come una balia e si irrita quando sente di dover fare “da babysitter” a chi dovrebbe essere suo superiore.

In combattimento è freddo e risoluto, capace di passare senza esitazione dall’esecuzione di ordini crudeli alla protezione dei propri alleati.

Questa dualità lo rende una figura complessa e moralmente ambigua, ma profondamente umana.

Tsukishima nasce e cresce sull’isola di Sado, nella prefettura di Niigata.

La sua infanzia è segnata dalla pessima reputazione del padre, un uomo circondato da voci maligne e considerato quasi il nemico di tutta l’isola.

A causa del padre viene etichettato come “figlio di un assassino” e “ragazzo malvagio”, diventando un reietto nella propria comunità.

Non ha praticamente un posto dove sentirsi a casa, né un vero sostegno familiare o sociale.

L’unica eccezione in questa solitudine è una sua amica d’infanzia, Harumi Chiyo.

Lei lo prende in giro solo per i suoi capelli ricci e crespi, chiamandolo “alga igonori”, ma dietro la presa in giro i due sviluppano un rapporto di sincera comprensione.

Il legame con Harumi Chiyo è il cuore emotivo della giovinezza di Tsukishima.

In un ambiente ostile, lei è l’unica persona che lo tratta come un essere umano e non come “figlio del mostro” del villaggio.

Prima della sua partenza per la guerra sino-giapponese, i due si promettono di fuggire insieme e ricominciare una nuova vita se lui dovesse tornare vivo.

Per Tsukishima, questa promessa diventa la sua principale motivazione a sopravvivere al fronte.

Quando finalmente rientra dalla guerra e torna sull’isola, però, scopre che Chiyo è scomparsa.

In paese si è addirittura diffusa la falsa notizia che Tsukishima sia morto in guerra.

Convinto che Chiyo abbia creduto alla voce sulla sua morte e si sia tolta la vita per la disperazione, Tsukishima viene travolto dalla collera e dal dolore.

Accecato, individua nel padre – già odiato da tutti e legato a queste dicerie – la causa dei suoi lutti e lo uccide.

L’omicidio del padre fa precipitare Tsukishima nell’abisso.

Viene giudicato colpevole e condannato a morte, diventando un detenuto nel carcere militare dell’esercito.

Accetta la condanna con una sorta di rassegnazione totale, come se la sua vita fosse ormai finita con la perdita di Chiyo.

In prigione non mostra alcun desiderio di redenzione o di futuro, pronto ad accogliere la morte come soluzione definitiva.

È in questo momento che rientra in scena Tokushirō Tsurumi, che era stato suo superiore nella Seconda Divisione.

Tsurumi gli rivela una versione completamente diversa degli eventi legati a Chiyo.

Secondo Tsurumi, Chiyo non solo è viva, ma avrebbe un fidanzamento sistemato e vivrebbe con i genitori nella regione del Kantō.

Questa informazione ridà a Tsukishima il desiderio di continuare a vivere e gli fornisce un nuovo motivo per andare avanti.

Il rapporto con Tokushirō Tsurumi è centrale per comprendere Tsukishima.

Tsurumi lo sottrae di fatto alla condanna a morte, offrendogli una “seconda vita” in cambio di lealtà.

Quando Tsurumi viene trasferito alla Settima Divisione, a Sapporo (zona di Tsukisamu), desidera portare con sé Tsukishima.

Per giustificare questa richiesta, lo presenta come un sottoposto affidabile e “esperto di lingua russa”, qualità che in quel momento Tsukishima in realtà non possiede.

Per non smentire il suo salvatore e per non perdere quella nuova possibilità, Tsukishima si dedica allo studio del russo con un impegno assoluto, “come se fosse già morto”.

Alla fine riesce davvero a imparare la lingua, trasformando la bugia iniziale di Tsurumi in una vera competenza.

Tsurumi, giocando costantemente con verità, mezze verità e manipolazioni, mette alla prova la fedeltà della propria cerchia.

Tsukishima, che deve la vita a Tsurumi, sviluppa un legame di lealtà profondissimo, quasi di dipendenza, ma non completamente cieco.

Col tempo, Tsukishima si rende conto che molti eventi drammatici della sua vita adulta sono stati orchestrati o sfruttati da Tsurumi come una sorta di “teatro” per verificare la sua incrollabile devozione.

Nonostante questa consapevolezza, rimane uno dei suoi uomini più fedeli.

Nove anni dopo gli eventi legati al carcere e alla riassegnazione, scoppia la guerra russo-giapponese.

Tsukishima partecipa alla grande battaglia di Mukden, dove la Settima Divisione è impegnata sul fronte.

Nel caos del fronte, incontra per caso un soldato della sua stessa isola, anche lui originario di Sado.

Da lui apprende che il cadavere di Chiyo sarebbe stato ritrovato nella casa della famiglia Tsukishima.

Questa informazione lo sconvolge: se il corpo di Chiyo è stato rinvenuto lì, significa che Tsurumi potrebbe avergli mentito sulla sua sopravvivenza.

Colmo di rabbia e senso di tradimento, Tsukishima affronta Tsurumi in pieno campo di battaglia.

Durante questo confronto, i due vengono colpiti dal bombardamento dell’artiglieria russa.

Tsukishima, d’istinto, si getta per proteggere Tsurumi, e entrambi riportano gravi ferite.

Grazie a una slitta costruita da genieri e ceduta loro per il trasporto, riescono a essere portati in un ospedale da campo e a ricevere cure mediche.

Questo episodio sottolinea quanto, nonostante i dubbi e la collera, la reazione istintiva di Tsukishima sia quella di proteggere il suo comandante.

Successivamente, Tsurumi spiega che la notizia sul cadavere di Chiyo ritrovato in casa Tsukishima sarebbe stata una messa in scena.

L’obiettivo dichiarato: alleggerire la pena di Tsukishima per l’omicidio del padre, costruendo una narrativa che spiegasse il suo gesto come frutto di un trauma.

Tsurumi ribadisce che secondo le sue informazioni Chiyo è realmente viva.

In una scena successiva della storia, viene mostrata quella che sembra essere Chiyo, ormai sposata a un ricco industriale di Tokyo, confermando che la donna non è morta.

Per Tsurumi, questa vicenda dimostra che la lealtà di Tsukishima è incrollabile.

Per Tsukishima, invece, col passare del tempo diventa chiaro che quell’intero dramma è stato anche una manipolazione, una sceneggiata orchestrata per testarlo.

All’interno della Settima Divisione, Tsukishima è uno dei sottufficiali più esperti.

È spesso incaricato di missioni che richiedono discrezione, affidabilità e sangue freddo.

Ha il compito di eseguire ordini delicati a nome di Tsurumi, inclusi quelli che prevedono l’eliminazione di elementi scomodi anche all’interno dell’esercito.

Nonostante questo, non è un fanatico: valuta la situazione e a volte mostra disagio, pur non sottraendosi al dovere.

Viene considerato “il braccio destro del dio della morte”, un riferimento a Tsurumi e alla scia di sangue che la Settima Divisione si porta dietro.

Allo stesso tempo è definito “la coscienza della Settima Divisione”, perché conserva un barlume di moralità nel gruppo.

Quando si trova davanti a Tsurumi, Tsukishima assume un atteggiamento quasi rigidamente rispettoso, a metà tra il timore e la venerazione.

La sua fedeltà personale trascende la semplice gerarchia militare, radicandosi nei debiti di vita e nella manipolazione emotiva subita.

A un certo punto della storia, Tsukishima è assegnato come sottufficiale di supporto al giovane tenente Otonoshin Koito.

Il suo compito è affiancarlo e, in pratica, tenerlo d’occhio e guidarlo nelle situazioni operative.

Koito, però, di fronte a Tsurumi diventa quasi incapace di comunicare lucidamente, sopraffatto dall’ammirazione e dall’emozione.

Di conseguenza Tsukishima è costretto a “tradurre” ogni scambio tra Tsurumi e Koito, fungendo da interprete dei pensieri confusi del tenente.

Questa situazione lo irrita profondamente, perché sente di dover svolgere il ruolo di babysitter per un ufficiale che, in teoria, dovrebbe comandarlo.

Quando arrivano a Korsakov, a sud di Sachalin, scopre che nel bagaglio di Koito si nascondono il ragazzo Chikapasi e il cane Ryu.

Di fronte a questa nuova responsabilità imprevista, Tsukishima dichiara senza mezzi termini che non ha alcuna intenzione di continuare a fare da balia ai bambini.

Da questo si comprende chiaramente che considera il suo rapporto con Koito simile a un lavoro di assistenza continua, più che un normale rapporto tra sottufficiale e superiore.

Tsukishima prende parte direttamente agli eventi legati alla ricerca del tesoro dei tatuaggi.

In una delle prime fasi della storia, riceve l’ordine dal capitano Wada di uccidere Tsurumi.

Invece di obbedire, Tsukishima sceglie di sparare a Wada, eliminandolo per salvare il suo comandante.

Questo episodio segna nettamente da che parte sta la sua fedeltà.

In seguito, insieme al soldato Ichizō Maeyama, viene incaricato di sorvegliare un laboratorio di tassidermia.

Lì è stata affidata la produzione di pelli tatuate false, destinate a confondere le tracce del vero tesoro.

Mentre Tsukishima si allontana brevemente, il luogo viene attaccato da Hyakunosuke Ogata.

Ogata uccide Maeyama e fa precipitare la situazione nel caos.

L’artigiano Edo, incaricato di creare i tatuaggi falsi, fugge in una miniera di carbone portando con sé le pelli contraffatte.

Tsukishima lo insegue dentro la miniera, che viene però colpita da un’esplosione devastante.

Nel trambusto Edo affida a Tsukishima i tatuaggi falsi e un messaggio segreto destinato a Tsurumi.

Il sergente riesce a sopravvivere alla catastrofe e trasmette sia le pelli sia la comunicazione riservata al suo superiore, adempiendo pienamente al proprio compito.

Dopo l’assalto alla prigione di Abashiri, Tsukishima riceve nuovi ordini da Tsurumi.

Insieme a Saichi Sugimoto, Genjirō Tanigaki e Otonoshin Koito, viene inviato a Sachalin come parte di una squadra avanzata.

La loro missione principale è la ricerca di Asirpa, figura chiave per il segreto dei tatuaggi e dell’oro.

Tsurumi affida a Tsukishima il potere di prendere decisioni indipendenti sul campo, segno della grande fiducia che ripone in lui.

La squadra è composta da personalità molto differenti e spesso ingestibili.

Tsukishima si trova costantemente a dover mediare, organizzare e tenere unito il gruppo, sfruttando la sua esperienza militare.

Grazie alle proprie abilità – combattive, linguistiche e tattiche – riesce più volte a trarre il gruppo da situazioni difficili.

Nel contempo, la sua pazienza viene messa a dura prova da compagni testardi, eccentrici o imprevedibili.

In una fase successiva degli eventi, Tsukishima partecipa al finto rapimento di Otonoshin Koito a Hakodate.

Questa operazione è una complessa messa in scena orchestrata nell’orbita dei piani di Tsurumi.

Il ruolo di Tsukishima è quello di contribuire alla credibilità dell’operazione, mantenendo l’apparenza di un rapimento reale.

Come spesso accade, si trova anche qui nella posizione di dover gestire Koito e le sue reazioni, continuando, suo malgrado, la funzione di “tutore” militare.

La partecipazione a questa farsa, perfettamente in linea con le “regie” manipolatorie di Tsurumi, mostra ancora una volta la disponibilità di Tsukishima a muoversi nel grigio morale per servire il suo comandante.

Pur essendo consapevole della natura teatrale di molte operazioni, resta fino in fondo un pilastro operativo della Settima Divisione.

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(Ultima modifica: Lunedì 18 Maggio 2026 20:47)

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