Roy è un giornalista anziano del quotidiano Bergk, apparso nell’opera L'attacco dei giganti, noto per i suoi legami con il Corpo di Gendarmeria e per il ruolo chiave avuto nella divulgazione degli scandali della monarchia e della Gendarmeria Centrale.
Roy lavora da molti anni come cronista per il giornale Bergk, occupandosi di politica interna e di cronaca legata alle forze armate.
È un uomo prudente, disilluso, che ha imparato a sopravvivere all’interno di un sistema autoritario senza esporsi più del necessario.
Nel suo lavoro ha stretto un rapporto di confidenza con Nile Dok, comandante del Corpo di Gendarmeria, con cui intrattiene spesso scambi di informazioni.
La sua età avanzata e la lunga esperienza nel mestiere lo rendono una figura rispettata nella redazione, ma anche profondamente consapevole dei limiti della libertà di stampa entro le mura.
Roy è estremamente prudente e pragmatico.
Conosce alla perfezione le “zone proibite” del giornalismo nel Regno, come la critica diretta al sistema monarchico o qualsiasi indagine sull’operato della Gendarmeria Centrale.
Per lungo tempo ha accettato l’autocensura come un male necessario per proteggere se stesso, la propria famiglia e il giornale.
Non è un idealista, ma un realista che cerca di sopravvivere in un contesto pericoloso, dove una parola sbagliata può costare la vita.
In passato è venuto a conoscenza anche di episodi insabbiati, come il caso dei minatori che cercarono di fuggire oltre le mura partendo da un tunnel sotterraneo.
Questa consapevolezza degli “scheletri nell’armadio” del Regno lo ha reso ancora più cauto nel mettere qualcosa per iscritto.
Quando avviene lo scontro in città tra il Corpo di Ricerca guidato da Levi e la Gendarmeria Centrale, Roy inizialmente decide di seguire fedelmente la versione ufficiale del governo.
Il suo piano è redigere un articolo che riprenda integralmente la linea dettata dalla monarchia, presentando il Corpo di Ricerca come pericoloso e i fatti come semplice “mantenimento dell’ordine”.
Questa scelta non deriva da convinzione ideologica, ma da una lucida valutazione del rischio politico.
Per lui, scrivere ciò che vuole il potere è un “mezzo di sopravvivenza”, non una vocazione.
La svolta avviene quando Hange Zoë si oppone alla linea editoriale decisa da Roy e chiede di approfondire la verità dietro gli eventi.
Roy decide di accompagnarla nelle indagini sul caso dell’omicidio di Dimo Reeves, influente uomo d’affari ucciso in circostanze sospette.
Durante questa inchiesta, Roy viene a sapere che il Corpo di Ricerca è in realtà innocente riguardo alle accuse mosse dal governo.
Scopre inoltre che il Regno della dinastia Fritz è solo un governo fantoccio, controllato da poteri occulti, e che la Gendarmeria Centrale è coinvolta in complotti e omicidi politici.
Queste rivelazioni mettono in crisi la sua impostazione prudente.
Per la prima volta, la sua coscienza si scontra apertamente con il suo istinto di autoconservazione.
Nonostante le prove, Roy inizialmente esita a rendere pubbliche le informazioni raccolte.
Teme la reazione della monarchia, le possibili rappresaglie contro il giornale e le conseguenze per la propria famiglia.
È Peaure, un collega dal carattere più combattivo, a convincerlo a fare il passo decisivo.
Grazie alle sue insistenze, Roy accetta di pubblicare un’edizione straordinaria del giornale.
In questa edizione speciale, il Bergk denuncia apertamente la natura corrotta della monarchia, rivela che la dinastia Fritz è un potere di facciata e svela i complotti della Gendarmeria Centrale.
L’atto segna un punto di non ritorno: da strumento del potere, il giornale diventa improvvisamente veicolo di verità.
Dopo la pubblicazione dell’edizione straordinaria, Roy diventa sempre più vicino a Hange Zoë e a Levi.
I loro rapporti si trasformano da semplici contatti di lavoro a una sorta di alleanza informale.
Di tanto in tanto, Roy, Hange e Levi si ritrovano in caffetteria per scambiarsi informazioni e discutere della situazione politica.
In questi incontri, Roy rappresenta la prospettiva della stampa e dell’opinione pubblica, mentre Hange e Levi portano la visione militare e strategica.
Queste conversazioni mostrano un Roy più aperto e coinvolto, pur rimanendo cauto e consapevole dei pericoli.
Si intravede in lui un senso di responsabilità crescente verso la verità e verso la popolazione che legge i suoi articoli.
Quando, in seguito al cambio di regime, la nuova leadership decide di rendere pubblica la “verità sul mondo”, Roy partecipa in prima linea alla diffusione di queste informazioni.
Il giornale pubblica la realtà sull’esistenza di un mondo oltre le mura, sulle potenze straniere e sulla condizione degli abitanti dell’Isola di Paradis.
Roy, che fino ad allora aveva sempre pensato: “Se solo i giganti sparissero, tutto andrebbe bene”, si trova davanti a una verità devastante.
Scopre che non è il mondo a essere minacciato da Paradis, ma che è il mondo stesso a desiderare la distruzione degli abitanti dell’isola.
Questa consapevolezza lo getta in una profonda crisi morale.
Capisce che lui e la sua gente non sono semplicemente vittime dei giganti, ma anche bersagli dell’odio del resto dell’umanità.
Da giornalista, si trova a dover raccontare una verità che lui stesso fatica ad accettare.
Il mestiere che prima era solo un lavoro diventa ora un peso enorme, perché le notizie che diffonde non portano sollievo, ma disperazione e paura.
Nel finale della storia, Roy appare tra la folla in delirio che acclama i corpi militari.
Mentre la maggioranza esulta e festeggia, lui mostra un’espressione perplessa e inquieta.
Il suo sguardo riflette il dubbio e il disagio di chi ha visto troppo per potersi abbandonare all’entusiasmo.
Conosce le contraddizioni, le menzogne e i compromessi che hanno portato a quel momento, e non riesce più a guardare alla realtà con gli occhi ingenui del cittadino comune.
Quella piccola espressione smarrita lo riassume alla perfezione: un uomo che ha cercato la verità, l’ha trovata e, ora che la vede, non sa più se il mondo che racconta può ancora essere salvato.
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