Shishou è un personaggio dell’opera narrativa “Il monologo della speziale”, potente signore locale e gran cancelliere dell’Impero di Lih, capo della casata “Zi” e padre di Loulan, una delle consorti imperiali.
Shishou è un aristocratico di provincia che è riuscito a scalare il potere fino alla carica di cancelliere, diventando uno dei più alti funzionari dell’Impero.
All’interno della casata Zi è formalmente il capofamiglia, ma in pratica nella sfera domestica è dominato dalla moglie Shinbi.
È noto a corte come un uomo freddo, calcolatore e “dalla pancia nera”, paragonato spesso a un tasso astuto e inafferrabile.
Nonostante la sua fama poco rassicurante, persino l’Imperatore deve riconoscere la sua abilità politica e difficilmente riesce a opporglisi.
Shishou proviene da un ramo secondario della casata Zi, antica famiglia che serve il regno di Lih da generazioni.
Proprio grazie alla sua competenza è stato adottato nel ramo principale e ne è diventato il capo.
È stato particolarmente apprezzato dall’ex Imperatrice madre, una sovrana che di fatto ha governato come una vera e propria imperatrice regnante.
Fu lei a nominarlo cancelliere quando l’attuale Imperatore era ancora lontano dal trono.
Ascesa al cancellierato
All’epoca in cui l’ex Imperatore sedeva nominalmente sul trono, la vera detentrice del potere era la madre, l’ex Imperatrice.
Shishou, allora ancora membro di un ramo secondario della casata Zi, seppe conquistarne la fiducia.
L’ex Imperatrice gli affidò le redini del governo, facendolo nominare cancelliere e consentendogli di gestire quasi tutti gli affari di stato.
Grazie alla sua abilità, l’ex Imperatore, considerato debole e poco capace, non riuscì mai a far deragliare il regno verso il disastro.
La sua gestione energica e spesso spietata gli valse molti nemici, ma anche un rispetto riluttante.
Alla corte di Lih, molti lo trovano insopportabile, ma nessuno può negare i risultati della sua politica.
Relazione con l’attuale Imperatore e con Jinshi
Cinque anni dopo l’ascesa al trono dell’attuale Imperatore, il bel funzionario eunuco Jinshi viene elevato di grado e messo a capo della gestione dell’harem.
Questa promozione scatena pettegolezzi tra funzionari e serve, che lo considerano “il favorito dell’Imperatore”.
Alcuni lo disprezzano come un semplice giovane eunuco che si è fatto strada grazie al proprio aspetto.
Altri invece ne rimangono affascinati proprio per la bellezza.
Jinshi, che studia e si prepara con serietà, vede in quei pregiudizi uno strumento utile per i propri piani di potere.
Tuttavia, c’è un uomo che non riesce a inquadrare: Shishou.
Per Jinshi, Shishou è insondabile, impossibile da capire a colpo d’occhio.
Intuisce però molto chiaramente che potrebbe trasformarsi in un avversario politico formidabile e comincia a guardarlo con crescente sospetto.
Immagine pubblica e privata
In pubblico, Shishou è il cancelliere temuto, abituato a usare il pugno di ferro e a gestire intrighi di alto livello.
Alla corte viene definito “subdolo”, “scaltro come un tasso”, un politico che non mostra mai le sue vere carte.
All’interno della famiglia, però, il quadro è diverso.
La vera dominatrice della casata Zi è la moglie Shinbi, che Shishou non riesce quasi mai a contraddire.
Questo contrasto tra il potente cancelliere che domina la corte e il marito che subisce il carattere della moglie rende il personaggio vivo e ironicamente umano.
La sua posizione nella casata, per quanto sia formalmente il capofamiglia, è in realtà molto più fragile di quanto il suo rango farebbe pensare.
Il motivo dell’ingresso di Shinbi nell’harem
La casata Zi è una delle più antiche famiglie nobili del regno di Lih.
Tuttavia, nel corso della sua storia ha accumulato immense ricchezze grazie a un’attività moralmente e politicamente pericolosa: il traffico di schiavi.
Quando l’ex Imperatrice assume il controllo effettivo del regno, cerca di limitare duramente questo commercio.
Il fatto che proprio una casata così prestigiosa stia prosperando sugli schiavi diventa un problema politico esplosivo.
L’ex Imperatrice decide allora di colpire la casata Zi in modo indiretto.
Invece di distruggerla apertamente, le impone di mandare una figlia del ramo principale come “ostaggio di lusso” nell’harem imperiale.
La famiglia accetta e rompe il fidanzamento già previsto tra Shishou (allora ancora membro del ramo secondario) e la figlia legittima del capoclan.
Questa figlia, Shinbi, viene inviata nella capitale, nell’harem di Hua’ao, come consorte di alto rango.
Così Shinbi entra a corte non per amore o ambizione personale, ma come pegno politico che permette alla casata Zi di sottrarsi a una punizione per il commercio di schiavi.
In cambio, l’ex Imperatrice chiude un occhio sulle loro attività passate.
Il carattere e le ambizioni di Shinbi
Shinbi, proveniente dal ramo principale, è cresciuta con l’idea di diventare un giorno imperatrice.
Entrare nell’harem le dà l’illusione di essere a un passo dal traguardo.
Ma l’ex Imperatore rivela un gusto inquietante: non è interessato alle donne adulte, preferisce bambine intorno ai dieci anni.
Di conseguenza, ignora Shinbi e non la tocca mai.
Per una donna orgogliosa, appartenente al ramo principale e con ambizione di diventare imperatrice, il fatto di restare intatta, ignorata e poi “ceduta” a un uomo di un ramo secondario è un’umiliazione bruciante.
Il matrimonio con Shishou, considerato comunque di rango inferiore nella casata, ferisce profondamente la sua dignità.
Questa ferita diventa il seme dell’odio verso la corte, verso Shishou e verso chiunque sia percepito come responsabile della sua “caduta”.
Quando, più avanti, la casata Zi si trova sotto la sua ferrea guida, questa frustrazione personale si trasformerà in una sete di potere distruttiva.
L’espansione dell’harem e la fine del traffico di schiavi
Preoccupata dall’ossessione dell’ex Imperatore per le bambine, l’ex Imperatrice cerca un modo per contenere i suoi impulsi.
Accoglie così una proposta di Shishou: espandere e “ingrassare” l’harem, aumentando il numero di donne e la complessità della struttura.
L’idea è duplice.
Da un lato, un harem più grande offre più occasioni di distrazione e controllo; dall’altro, crea una vasta necessità di mano d’opera e di personale.
Parallelamente, Shishou negozia con il padre di Shinbi, allora capoclan della casata Zi.
Lo convince ad accettare che gli schiavi in loro possesso vengano impiegati come forza lavoro all’interno dell’harem ampliato, ponendo così fine alla loro attività di traffico.
In questo modo, il problema politico del commercio di schiavi viene “riciclato” in una manodopera indispensabile per mantenere il gigantesco harem.
Per Shishou è un capolavoro di realpolitik: salva la casata, soddisfa l’ex Imperatrice e chiude elegantemente una pagina oscura della famiglia.
Lo scandalo di Daba
Prima della nascita dell’attuale Imperatore, l’ex Imperatore commette un crimine gravissimo.
Ignora ancora una volta Shinbi e si invaghisce della sua giovane ancella Daba, appena undicenne.
Arriva a metterla incinta, provocando uno scandalo che fa tremare le fondamenta della corte.
Temendo la furia dell’ex Imperatrice, l’ex Imperatore nega di essere il padre.
La responsabilità viene scaricata sul medico di corte e su Daba, accusati di avere avuto una relazione proibita.
Entrambi vengono cacciati dal
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