Lishu è un personaggio del romanzo fantasy orientale “Il monologo della speziale”, una delle quattro consorti di rango superiore dell’Imperatore, nota come Consorte De (徳妃) e famosa tra i lettori come una delle figure più sfortunate e al tempo stesso più tenere dell’opera.
Nome: Lishu
Titolo nobiliare: Consorte De (una delle quattro consorti superiori)
Residenza: Palazzo di Jin’gang (Jingang Gong / “Palazzo del Diamante”)
Età all’inizio della storia: 14 anni (conteggio tradizionale)
Età più avanti nella storia: 17 anni (conteggio tradizionale)
Colore associato / immagine: Bianco (metallo, virtù “oro”)
Clan d’origine: Clan “Lepre” (ramo principale), figlia della precedente capofamiglia
Doppiatrice (adattamento animato): Hina Kino
Lishu è una giovanissima consorte dell’Imperatore, appartenente a un’antica casata nobiliare legata ai Dodici Segni, il clan della Lepre, considerato un casato “con nome” e quindi prestigioso.
Nonostante le nobili origini, il declino politico della famiglia e una catena di decisioni opportunistiche la trascinano in una vita di sacrifici e ingiustizie.
Da bambina viene data in sposa al Former Emperor, un sovrano gravemente ossessionato dalle bambine, per poi rimanere vedova senza essere mai stata toccata.
Dopo una breve vita in convento come monaca, viene nuovamente richiamata a corte e fatta entrare come consorte del nuovo Emperor, cioè il figlio del suo primo marito, in una posizione estremamente delicata e vulnerabile.
Nel corso della storia Lishu è ripetutamente bersaglio di trame, maltrattamenti e tentativi di assassinio, tanto che Maomao la definisce con affetto amaro una “principessa dal destino sfortunato” difficile da non voler proteggere.
Origini familiari
Lishu è l’unica discendente diretta ancora in vita del ramo principale del clan della Lepre, una delle famiglie aristocratiche il cui cognome deriva dai Segni dello zodiaco, considerati “casati speciali” nel mondo della storia.
Sua madre, appartenente al ramo principale, era la precedente capofamiglia; suo padre, Ulian (nome italianizzato), proveniva dal ramo cadetto ma fu accolto come marito nella casa principale grazie al successo nei commerci.
Il periodo storico è segnato dal passaggio da una politica basata sulle casate e sui titoli ad una più meritocratica, guidata dall’ex imperatrice vedova (nota come “Imperatrice anziana” o “donna imperatrice”).
In questo contesto il prestigio del clan di Lishu va lentamente sgretolandosi, rendendola un utile strumento di scambio politico.
La madre di Lishu muore quando lei è ancora troppo piccola per ricordarla.
Il padre, che disprezzava la moglie, dubita persino che Lishu sia sua figlia: dopo la morte della consorte principale, fa entrare in casa la propria amante come seconda moglie, favorisce sfacciatamente i figli avuti con lei e trascura e maltratta Lishu.
Matrimonio con il Former Emperor
A soli 9 anni (conteggio tradizionale; circa 7–8 anni d’età reale) Lishu viene offerta in matrimonio al Former Emperor, famoso per la sua attrazione patologica verso le bambine.
Si tratta chiaramente di un matrimonio politico, con la piccola usata come pedina dal clan.
Per puro caso, il Former Emperor muore prima di consumare il matrimonio.
Lishu resta così formalmente intatta, ma viene comunque considerata una giovane vedova e viene mandata a un convento, costretta a prendere i voti e vivere come monaca.
Ritorno a corte come consorte del nuovo Emperor
Dopo pochi anni, il padre di Lishu cerca nuovamente di “rivenderla politicamente”, questa volta a un vecchio governatore del Sud, un nobile lascivo e corrotto disposto a prenderla come concubina.
Prima che ciò accada, però, Ah-Duo (un’anziana consorte priva di figli, molto influente a corte) e l’attuale Emperor – entrambi amici d’infanzia della defunta madre di Lishu – intervengono.
Per sottrarla a quel destino, il nuovo Emperor la prende formalmente come sua consorte, reinserendola nel gineceo come Consorte De, cioè una delle quattro consorti di massimo rango.
In realtà, l’Imperatore la tratta più come una figlia adottiva che come moglie, non avendo alcuna intenzione di toccarla fisicamente.
All’inizio della storia, quindi, Lishu è una quattordicenne che vive nel palazzo di Jin’gang con un titolo enorme ma nessun potere reale, circondata da personale di servizio ostile.
Vita nel palazzo di Jin’gang
Sebbene Lishu porti il titolo di consorte superiore, la sua condizione quotidiana è tutt’altro che privilegiata.
Il motivo principale è che, a differenza delle altre consorti, l’Imperatore non la visita mai per rapporti coniugali, rendendola agli occhi dei servitori una “finta moglie” senza reale influenza.
Le sue ancelle e il loro capo la disprezzano apertamente:
– la trattano con sufficienza,
– la coinvolgono in piccole e grandi umiliazioni,
– la ingannano in questioni di etichetta, trucco e abiti,
– arrivano a metterla in pericolo fisico pur di trarne vantaggio.
Questo clima di violenza psicologica e mobbing quotidiano fa sì che Lishu viva in un costante stato di paura e ansia, con pochissime persone sincere intorno a lei.
Perdita del rango di consorte superiore
A un certo punto della storia, le macchinazioni della ex-ancella capo culminano in un grande complotto in cui Lishu viene falsamente sospettata di tradimento coniugale.
Viene rinchiusa, messa sotto forte pressione psicologica e quasi spinta al suicidio.
Grazie ai tentativi disperati di Maomao e Basen, la verità viene a galla in tempo.
Anche se l’innocenza di Lishu è dimostrata, alla fine le viene comunque richiesto di ritirarsi dal ruolo di consorte superiore, assumendosi “la responsabilità per il caos” creato.
È un epilogo amarissimo: pur essendo vittima su tutta la linea, Lishu paga con la perdita del titolo e della posizione.
Gli unici veri colpevoli – le sue ex-ancelle – vengono cacciati dal gineceo e portano addosso una fama talmente infamante da rendere difficile persino trovare marito.
Lishu è descritta come una ragazza estremamente carina, con lineamenti delicati e un aspetto da piccolo animale impaurito.
La sua caratteristica fisica più evidente sono i capelli castano chiaro ricci, che le danno un’aria soffice e infantile.
In termini di corporatura è minuscola e piatta, persino più di Maomao, che la descrive ironicamente come “più piatta di me, che già non ho nulla da mostrare”.
Nonostante sia ancora in fase di crescita, Lishu è molto complessata dal suo petto piccolo e ha persino cercato di “farlo crescere” con vari metodi, finendo spesso solo per umiliarsi di più.
Nei primi episodi animati, Lishu appare in un abito in stile “lolita cinese” bianco, coerente con il suo colore simbolico legato all’elemento metallo.
Tuttavia, nella sua prima apparizione vera e propria indossa un vistoso abito rosa intenso, di fatto in concorrenza cromatica con la consorte Gyokuyou, che ha il rosso come colore dominante.
Questa scelta di abito la fa apparire agli occhi delle altre consorti come una ragazzina senza tatto e “fuori luogo”.
Più tardi viene rivelato che è stata un’ulteriore cattiveria orchestrata dalle sue ancelle, e Maomao è costretta a intervenire, facendo sì che Lishu in seguito torni a usare abiti a prevalenza bianca.
Temperamento di base
Lishu è fondamentalmente dolce, timida e insicura.
Cerca disperatamente di “fare la brava”, di non dare fastidio e di non creare problemi, proprio perché è cresciuta in un ambiente dove chi alza la testa viene schiacciato.
È molto sensibile e impressionabile: quello che prova le si legge immediatamente sul volto.
Nel contesto del gineceo – un mondo di complotti, sottintesi e finzioni – questa trasparenza è un difetto pericolosissimo.
Quando viene spinta dalle ancelle a recitare la parte della “signora altezzosa”, le sue scenate risultano goffe e fuori luogo, evidenziando quanto l’atteggiamento arrogante non le appartenga affatto.
Autostima e senso di colpa
Lishu ha una autostima estremamente fragile.
Dal momento in cui perde la madre, quasi nessuno la difende o la rassicura apertamente.
Si convince di non meritare il suo rango di consorte superiore, soprattutto perché:
– è la più giovane,
– le altre tre consorti sono tutte donne capaci, belle e politicamente abili,
– non ha “adempiuto” al ruolo tradizionale di moglie, cioè condividere il letto con l’Imperatore.
Questa sensazione costante di “non essere abbastanza” rende Lishu facile preda di chiunque sappia manipolare la colpa e il bisogno di approvazione.
Durante il grande complotto contro di lei, il vero burattinaio la conquista proprio presentandosi come l’unica persona che la ascolta e la comprende, per poi sistematicamente demolire quel poco di autostima che le resta.
Innocenza e rapporto con la sessualità
Nonostante sia stata due volte moglie – del Former Emperor e del nuovo Emperor – Lishu è fisicamente ancora vergine.
Maomao stessa conferma la presenza del “segno di purezza” quando è costretta, a malincuore, a controllarla direttamente su richiesta.
Ciò che colpisce è che Lishu non ha alcuna resistenza mentale agli argomenti erotici.
Quando Maomao tiene una lezione privata alle quattro consorti superiori sulle “tecniche segrete del gineceo” (in sostanza un corso pratico su come compiacere l’Imperatore), Lishu va in tilt totale.
Alla fine della lezione:
– è pallida e svuotata,
– sussurra “assolutamente impossibile, mai e poi mai” (“ぜぇったいむり” nel testo originale, reso qui come “è davvero, davvero impossibile per me”),
– si sbatte la testa contro un pilastro piangendo dalla vergogna.
Eppure, stringe forte il manuale illustrato ricevuto da Maomao e lo porta con sé, segno che una parte di lei desidera crescere e capire, anche se ne è terrorizzata.
Lato luminoso del carattere
Nonostante tutto, Lishu mantiene una tenerezza disarmante.
Corre a perdifiato per salutare Ah-Duo quando questa lascia il gineceo, si aggrappa agli oggetti appartenuti alla madre e piange senza nascondersi quando li rischia di perdere.
Questa trasparenza emotiva la rende, per il lettore, un vero raggio di umanità in un mondo spesso cupo e cinico.
È proprio questo contrasto che fa sì che molti lettori la percepiscano come un “cucciolo da proteggere”.
Allergie alimentari
Lishu soffre di allergia ai frutti di mare.
Non riesce a mangiarli e il solo odore le è sgradito, ma le ancelle interpretano (o fingono di interpretare) questo rifiuto come capriccio e “schizzinosità”, costringendola a ingerirli come punizione.
Durante una grande festa in giardino, dove secondo le regole le consorti non possono lasciare il cibo nel piatto, le ancelle sfruttano la situazione:
– preparano un piatto “sicuro” senza allergeni,
– poi scambiano all’ultimo momento le portate, facendole mangiare quelli contenenti frutti di mare.
Dopo pochi minuti Lishu sviluppa orticaria pruriginosa su gran parte del corpo.
È Maomao a riconoscere i sintomi dell’allergia e a spiegare che continuare a forzarla potrebbe addirittura diventare letale.
Reazione al miele
Da neonata, Lishu ha mangiato del miele ed è finita a un passo dalla morte, per quello che nel nostro mondo ricorda una grave forma di botulismo infantile.
Lei non conserva ricordi diretti dell’episodio, ma è cresciuta con i familiari che le ripetevano di stare lontana dal miele.
Il risultato è un rifiuto profondo verso questo alimento, carico di un’angoscia istintiva.
Quando racconta questa esperienza a una persona con tutt’altre intenzioni, viene fraintesa e persino odiata per questo, aggiungendo paradossalmente un altro tassello di sfortuna.
Intolleranza al lattosio (probabile)
Nel tentativo di diventare più “femminile” e sviluppare il seno, Lishu comincia a bere latte con impegno.
Purtroppo sembra soffrire di intolleranza al lattosio: il latte le provoca disturbi fisici, peggiorando solo il suo disagio senza portare alcun reale beneficio.
Quella di Lishu è una vera e propria collezione di disgrazie, al punto da essere diventata un simbolo di sfortuna affettuosamente riconosciuto dai fan.
Ecco i momenti più significativi (con spoiler):
Infanzia e famiglia
– Da piccolissima, quasi muore per aver ingerito miele contaminato, sviluppando sintomi simili al botulismo.
– Perde la madre in tenerissima età.
– Il padre, che odiava la moglie, dubita della paternità di Lishu e la tratta con freddezza e sospetto.
– Viene maltrattata e molestata psicologicamente dall’eterna favorita del padre, la sorellastra maggiore, che la invidia e la disprezza.
Commercio del corpo e matrimoni forzati
– A 9 anni (7–8 reali), Lishu viene sacrificata come sposa-bambina al Former Emperor, famoso per la sua ossessione malata verso le bambine.
– Alla morte del Former Emperor, resta intatta ma viene obbligata a prendere il velo come monaca, di fatto “messa da parte”.
– Più tardi, il padre decide di venderla come concubina a un vecchio governatore del Sud, noto per i suoi costumi dissoluti, riducendo la figlia a merce sessuale.
– Solo la pietà di Ah-Duo e l’intervento del nuovo Emperor riescono a strapparla a questo destino, reinserendola come consorte superiore.
Umiliazioni e maltrattamenti nel gineceo
– Nel palazzo di Jin’gang, le ancelle simulano devozione ma non nutrono alcuna lealtà nei suoi confronti; Maomao lo nota subito.
– Le stesse ancelle:
la spingono a indossare abiti inappropriati (come il famigerato abito rosa che la mette in conflitto simbolico con Gyokuyou),
la costringono a mangiare cibi cui è allergica,
la deridono alle spalle perché l’Imperatore non la visita mai.
– Durante una grande festa (garden party), le ancelle organizzano una doppia trappola:
da un lato la costringono a mangiare cibo che contiene frutti di mare, scatenando la sua allergia,
dall’altro, un piatto avvelenato destinato a lei finisce altrove per via dello scambio di portate.
– Il risultato è che Lishu rischia di morire due volte: per allergia e per avvelenamento.
– L’incidente porta al licenziamento di circa 80 ancelle, pur essendo lei del tutto innocente.
– In una successiva occasione, l’ex-ancella capo le ruba una preziosa forcina con la scusa di un “dono conferito in basso rango”, approfittandosi della sua ingenuità.
– Lishu rischia di perdere anche uno specchio prezioso, ricordo della madre, rubatole quasi sotto il naso dalle stesse persone che dovrebbero proteggerla.
Complotto maggiore e tentativo di suicidio
– In un episodio ancora più grave, Lishu viene accusata di infedeltà coniugale.
– La ex-ancella capo, ora completamente ostile, arriva persino a presentare “prove” contro di lei, fingendosi paladina della morale.
– Rinchiusa in una stanza adiacente a quella del vero cospiratore (cosa di cui Lishu non è consapevole), la ragazza viene sottoposta a un bombardamento psicologico:
queste persone ascoltano con finta compassione i suoi sfoghi,
la consolano,
poi, poco a poco, distruggono ogni briciolo della sua autostima, insinuandole di essere un peso, un esempio di vergogna, una presenza indesiderata.
– Maomao, incaricata di verificare se Lishu sia ancora vergine, deve con grande imbarazzo controllare fisicamente la sua intimità, gesto che Lishu percepisce come un tradimento da parte di una persona che considerava amica.
– Alla fine, Lishu viene spinta al limite: convinta che il mondo sarebbe meglio senza di lei, si lancia nel vuoto cercando di togliersi la vita.
– Solo grazie alla prontezza di Maomao – che si accorge che “qualcosa non torna” – e alla rapidità di Basen, che la raggiunge appena in tempo, il suicidio rimane un tentativo fallito.
Caduta del padre e dei parenti
– Il padre di Lishu, Ulian, viene infine smascherato:
si scopre che il vero genio degli affari era la sua amante poi seconda moglie (che lui ha letteralmente sfruttato fino alla morte per lavoro),
il nonno materno di Lishu riprende la guida del clan e designa un altro giovane parente come erede,
Ulian perde il ruolo di capo-famiglia e il cognome della Lepre gli viene revocato.
– La sorellastra maggiore, responsabile di aver messo pubblicamente in pericolo Lishu quando era già consorte imperiale, viene pure punita:
perde il cognome prestigioso,
viene allontanata assieme al padre,
il tutto orchestrato in parte dal fratellastro Uljun (versione italianizzata), che la odia per la sua arroganza.
– Uljun, figlio di Ulian e della seconda moglie, ha sempre fatto la parte del “debole inoffensivo”, ma in realtà è straordinariamente abile nel manipolare le persone intorno a sé.
– Nonostante non abbia mai maltrattato direttamente Lishu, non l’ha neanche mai aiutata davvero, giustificandosi con la propria “debolezza”.
– In seguito viene notato da Lakan Kan (il misterioso stratega notaio del palazzo), che ne intravede il potenziale di burattinaio: Uljun accetta di diventare suo erede a condizione che Lishu sia finalmente felice e che il padre e la sorellastra vengano definitivamente espulsi dal clan.
Ah-Duo
Ah-Duo è, all’interno del gineceo, la vera figura materna di Lishu.
Non potendo più avere figli ed avendone già persi in passato, Ah-Duo riversa su Lishu un affetto quasi materno, risultando in un legame che Maomao definisce “una forma di dipendenza reciproca un po’ distorta”.
Ah-Duo era anche migliore amica della madre di Lishu, cresciute insieme al futuro Emperor.
È Ah-Duo, insieme all’Imperatore, a salvare Lishu dal destino di concubina del vecchio governatore del Sud, facendola rientrare come consorte superiore.
Per Lishu, Ah-Duo è probabilmente la persona che più ama e di cui si fida nel gineceo.
La scena in cui Lishu corre piangendo per fermare Ah-Duo mentre lascia il palazzo è una delle più emotivamente forti del suo arco.
Emperor (Imperatore attuale)
L’attuale Emperor è il marito ufficiale di Lishu, ma tra loro non c’è alcun rapporto carnale.
In gioventù, era l’erede al trono (principe della Corona) e ha conosciuto Lishu da bambina: lei lo chiamava affettuosamente “lo zio con la barba” e si sedeva spesso sulle sue ginocchia.
Sia l’Imperatore che Ah-Duo erano amici d’infanzia della madre di Lishu, e la considerano una sorta di figlia adottiva.
Di conseguenza, il sovrano non ha alcuna intenzione di toccarla: vede in lei più una bambina da proteggere che una moglie.
Si preoccupa sinceramente della felicità futura di Lishu, ed è pronto a rinunciare a lei come consorte se questo potrà garantirle una vita migliore e più serena altrove.
Former Emperor
Il Former Emperor è il primo marito di Lishu, colui a cui viene data in sposa quando ha appena 9 anni.
È un sovrano tristemente famoso per essersi circondato di spose bambine, perseguitando di fatto una patologia pedofila.
Muore prima di consumare il matrimonio con Lishu, dettaglio che paradossalmente diventa la sua salvezza fisica.
Tuttavia, il danno psicologico di essere offerta come moglie a un uomo del genere in età così tenera segna profondamente l’immagine che Lishu ha di se stessa e del proprio corpo.
Fengming
Fengming è la responsabile delle ancelle al servizio di Ah-Duo.
È nota a corte per il suo carattere dolce e il sorriso costante.
Tuttavia, ogni volta che Lishu va a trovare Ah-Duo nel palazzo di Zagria (residenza di Ah-Duo), Fengming cambia completamente volto:
– la sua espressione si irrigidisce,
– diventa fredda e tagliente,
– respinge Lishu in modo glaciale, impedendole di vedere Ah-Duo se non in condizioni “controllate”.
Questo doppio atteggiamento è uno dei tasselli che mostrano come la vita di Lishu sia costellata di porte chiuse in faccia anche da persone apparentemente buone.
Jinshi
Jinshi è l’affascinante alto funzionario del palazzo, dall’aspetto quasi sovrumano, che incanta chiunque lo incontri.
Per Lishu, Jinshi è a lungo una sorta di “principe azzurro” idealizzato:
– la tratta con gentilezza e rispetto,
– si preoccupa dei suoi sentimenti,
– rappresenta per lei l’idea di un amore romantico puro e irraggiungibile.
Col tempo, però, Lishu assiste a un raro momento in cui Jinshi sorride in modo spontaneo e “umano”, non come il distaccato “angelo” che tutti venerano.
Capisce in quell’istante che non è la sola persona speciale ai suoi occhi, e che le sue attenzioni non sono riservate solo a lei.
Quando viene persino proposta come possibile consorte per Jinshi, Lishu rifiuta con discrezione, dicendo che lui è “troppo per lei”.
È un gesto che mostra sia la sua insicurezza sia una sorprendente lucidità nel riconoscere i propri limiti emotivi.
Basen
Basen è il figlio di Gaoshun, il generale fedele all’Imperatore e amico d’infanzia della madre di Lishu.
Durante una delle numerose disavventure di Lishu, è proprio Basen a salvarle la vita, mettendo a rischio se stesso.
Il suo carattere è diretto, onesto e istintivamente protettivo.
Nonostante sia ben conscio che Lishu è tecnicamente una consorte superiore, Basen sviluppa verso di lei un sentimento di affetto profondo e sincero, che si intravede nel modo in cui si mette sempre tra lei e il pericolo.
Si arrabbia facilmente con chiunque parli male di Lishu, arrivando talvolta alle mani pur di difenderne l’onore.
Anche Lishu, dal canto suo, finisce per provare un affetto particolare per Basen: non tanto di devozione idealizzata, ma di calore autentico verso uno dei pochissimi uomini che l’abbiano mai protetta senza secondi fini.
Maomao
Maomao è la giovane speziale che entra come ancella nel gineceo e diventa una figura-chiave per la sopravvivenza di molti personaggi, Lishu compresa.
Il loro primo incontro significativo avviene durante il già citato garden party: è Maomao a individuare l’allergia ai frutti di mare e a impedire che si trasformi in tragedia.
Inizialmente, quando Maomao si presenta come semplice ancella di un altro palazzo, Lishu si mostra ostile e impostata, come l’hanno consigliata le sue stesse ancelle.
Ma non appena realizza che si tratta della ragazza che l’ha salvata durante l’episodio dell’allergia, rabbonisce il tono e si apre con cautela, mostrando riconoscenza.
Nel corso della storia, Maomao aiuta Lishu in più occasioni, spesso senza che Lishu capisca fino in fondo quanto deve a lei.
Ogni volta, però, la natura timorosa di Lishu la porta a reagire con un misto di gratitudine e diffidenza, cosa che a volte ferisce Maomao, la quale non è abituata a vedere le proprie buone azioni accolte con sospetto.
Interessante è che, ad un certo punto, Maomao propone a Jinshi di prendere Lishu come consorte, ritenendo che la ragazza meritasse un uomo che potesse proteggerla; Jinshi reagisce malissimo all’idea.
Dopo questo episodio, Maomao smette di ipotizzare partner per Lishu e inizia invece a tifare apertamente per lei e Basen, percependo che il rapporto tra i due è più naturale e sano.
Famiglia paterna e gioco politico
– Padre (Ulian):
Uomo del ramo cadetto del clan della Lepre, salito socialmente grazie al matrimonio con la madre di Lishu.
Ha tenuto un’amante e generato due figli con lei già prima del matrimonio ufficiale, poi l’ha portata in casa come seconda moglie dopo la morte della consorte principale.
Ha ridotto la seconda moglie allo sfinimento con i lavori legati al commercio, fino a farla morire di troppo lavoro, appropriandosi del merito dei suoi successi.
Favorisce in tutto i figli della seconda moglie e disprezza Lishu, considerandola un peso e forse persino un “errore genetico”.
Viene infine privato del cognome prestigioso e del ruolo di capo-famiglia, poi espulso assieme alla figlia preferita.
– Sorellastra maggiore:
Figlia di Ulian e della sua amante/seconda moglie.
Cresciuta nel lusso, convinta della propria superiorità, maltratta Lishu fin da bambina, senza timore di conseguenze.
In un incidente particolarmente grave, arriva a esporre Lishu – già consorte imperiale – a un pericolo pubblico, cosa che scatena l’ira del nonno materno di Lishu e di altri notabili.
Per punizione perde il cognome della Lepre e viene esiliata assieme al padre, per intervento indiretto del fratello Uljun.
– Fratellastro maggiore, Uljun:
Figlio primogenito di Ulian e della seconda moglie, lavora come funzionario civile a corte.
Si definisce “un essere molto debole” e coltiva con cura un’immagine di uomo inoffensivo e malleabile.
In realtà è incredibilmente abile nel manipolare l’ambiente sociale, nel restare sempre al sicuro mentre gli altri si espongono e si sporcano le mani al posto suo.
Disprezza profondamente il padre e la sorella, che ammira solo se stessi e schiacciano i deboli.
Non ha mai partecipato alle angherie contro Lishu, ma neanche l’ha mai aiutata davvero, perché aiutare significava esporsi.
Il suo talento viene infine notato da Lakan Kan, il grande burattinaio della corte, che lo sceglie come possibile successore.
Uljun accetta, ma solo a patto che:
– Lishu ottenga la piena protezione e la possibilità di avere una vita realmente felice,
– il padre e la sorella vengano definitivamente allontanati e puniti.
Lishu è un personaggio che incarna, in modo quasi estremo, il tema del corpo femminile come moneta di scambio politico.
È sacrificata da chi dovrebbe amarla, tradita da chi dovrebbe servirla, sospettata da chi dovrebbe proteggerla.
Proprio per questo, ogni piccolo gesto di gentilezza autentica nei suoi confronti – che venga da Ah-Duo, dall’Imperatore, da Maomao o da Basen – assume un peso enorme nella narrazione.
Lishu diventa così una sorta di termometro morale della storia: quando le cose vanno male per lei, è segno che il mondo dell’opera sta mostrando il suo lato più corrotto; quando qualcuno la salva o la consola, intravediamo ancora la possibilità di umanità e redenzione in mezzo all’oscurità della corte.
💬 Discussione della comunità
Parla di questo anime con persone a cui importa davvero.