Dalzollene è il capo della scorta di Neon Nostrade nella serie Hunter × Hunter, un esperto utilizzatore di nen dal fisico straordinariamente resistente, noto per il carattere diretto, la disciplina brutale e l’uso della spada come arma principale.
Pur non essendo un Hunter professionista, è il più anziano membro della scorta di Neon e una figura centrale nelle vicende di Yorkshin City.
Dalzollene è un uomo e il leader del gruppo di guardia del corpo incaricato di proteggere Neon Nostrade, figlia del boss mafioso Light Nostrade.
Ha un aspetto duro e riconoscibile, con capelli a spazzola e particolari segni sotto gli occhi che ricordano le branchie di uno squalo.
È un utilizzatore di nen, anche se la natura precisa della sua abilità resta sconosciuta nel manga.
In combattimento fa uso principalmente di una spada, che combina con la sua notevole forza fisica.
Dalzollene è un tipo estremamente diretto e impulsivo, con un forte desiderio di mettersi in mostra e ottenere meriti.
Questa sete di gloria lo porta a volte a prendere decisioni avventate, come abbandonare la protezione diretta di Neon per inseguire i membri della Brigata Fantasma.
Quando un suo collega crea caos nella famiglia Nostrade a causa di supposizioni azzardate e cade vittima delle macchinazioni del nemico, Dalzollene lo giustizia personalmente.
Per dare un messaggio agli altri, espone il cadavere come una sorta di “opera” macabra e usa l’episodio come test di selezione per nuovi membri della scorta.
È inflessibile verso le “previsioni” soggettive e le supposizioni.
Lo dimostra nella sua famosa frase rivolta a Kurapika: «Non immaginare il volto del nemico. Chiunque si avvicini al boss è un nemico, chiaro?», con cui stronca qualsiasi preconcetto e ribadisce la priorità della difesa assoluta del loro protetto.
Dal punto di vista tattico privilegia difesa e contrattacco, rifiutando di basarsi su pregiudizi.
Tuttavia tende a trascurare la raccolta preventiva di informazioni, il che rende la sua strategia solida ma a volte miope.
Nell’anime della prima serie il suo carattere viene rielaborato in modo significativo, mostrandolo meno impulsivo e più freddo, lucido e affidabile.
In questa versione Dalzollene appare come un leader calcolatore, capace di percepire a distanza un attacco imminente della Brigata Fantasma e di reagire con grande sangue freddo.
In privato, si lascia andare a momenti di rabbia silenziosa e contenuta, come quando intuisce dalla predizione di Neon la morte di Baise e degli altri compagni diretti all’asta nel sottosuolo di Yorkshin.
Dimostra anche lati inaspettati, come il fatto di suonare il pianoforte, a testimonianza di una personalità più sfaccettata di quanto lasci trasparire il suo aspetto.
Dalzollene ripone una fiducia notevole in Kurapika.
Quando Kurapika gli comunica di avere un appuntamento con “una persona” (in realtà Hisoka Morow) e chiede il permesso di uscire, Dalzollene si limita a imporre il rispetto dell’orario, segno di una fiducia matura e professionale.
Nella storia principale (manga)
A Yorkshin City, Dalzollene è responsabile diretto della protezione di Neon durante le trattative e gli eventi connessi all’asta sotterranea.
In questa fase, la sua ossessione per la sicurezza della “principessina” della famiglia Nostrade convive con la volontà di distinguersi nel conflitto con la Brigata Fantasma.
È testimone, nell’arida zona fuori città, delle imprese devastanti di Uvogin contro i mafiosi e gli “Insetti Ombra” (gli Shadow Beasts), restando sconvolto dalla spropositata potenza del gigante della Brigata.
L’incontro gli conferma quanto la Brigata Fantasma sia fuori scala rispetto ai normali standard dei mafiosi e dei nen user medi.
Kurapika riesce a catturare Uvogin e Dalzollene si occupa del trasferimento del prigioniero alla comunità mafiosa.
In questa occasione, però, viene tratto in inganno dalla Brigata Fantasma: alcuni membri del gruppo criminale si travestono da mafiosi e si presentano al covo per prelevare Uvogin.
Dalzollene non riconosce il pericolo e, fidandosi dell’apparenza, permette loro di entrare.
Questa decisione si rivela fatale: una volta alle sue spalle, Phinks lo colpisce con un colpo di taglio della mano al petto, uccidendolo all’istante e aprendo la strada alla fuga di Uvogin e al massacro dei mafiosi presenti.
In questa versione della storia, il suo nen non viene mai mostrato chiaramente.
La sua morte improvvisa contribuisce a sottolineare il livello di pericolo rappresentato dalla Brigata Fantasma e quanto anche un guardiano esperto possa essere eliminato in un istante se abbassa la guardia.
Nella prima serie animata
Nell’adattamento del primo anime, il ruolo e il carattere di Dalzollene sono modificati in modo notevole.
Invece di lasciare Neon per inseguire la Brigata, rimane al suo fianco come guardia del corpo per tutto il tempo, e non assiste direttamente alla cattura di Uvogin da parte di Kurapika.
In questa versione è rappresentato come un vero stratega duro ma affidabile, aggiornato sulla situazione a Yorkshin e con una forte consapevolezza del rischio.
Capisce, grazie alla lettura delle predizioni di Neon, che gli uomini diretti alla sottoterra (tra cui Baise e altri due membri) sono condannati, e trema di frustrazione e rabbia per la loro morte che non è riuscito a prevenire.
Durante la tortura di Uvogin, la sua spada viene descritta come una lama incisa con speciali “caratteri sacri” che potenziano il nen.
Grazie a un’intensa meditazione di potenziamento (una forma di concentrazione avanzata sul rinforzo), Dalzollene aumenta la resistenza della spada e la usa per colpire la vecchia ferita sulla spalla sinistra di Uvogin, dove la flusso di nen è temporaneamente indebolito.
Questo gli consente di infliggere un piccolo graffio al colosso, senza però produrre un danno realmente significativo.
Uvogin, infatti, deride il risultato definendolo il frutto di una “spada scadente che non penetra nemmeno di cinque millimetri”.
Quando la Brigata Fantasma arriva al covo sotto mentite spoglie, lo sviluppo è simile: Dalzollene viene colpito da Phinks, ma non muore subito.
Nonostante la ferita mortale, trova la forza di informare Senritsu e gli altri, ordinando loro di mettere in salvo Neon e gli altri membri della scorta.
Rimasto solo e sanguinante (con le orecchie che gli sanguinano per aver ascoltato da vicino un urlo di Uvogin), Dalzollene si rialza, impugna la spada e tenta di trattenere il nemico per guadagnare qualche secondo ai compagni.
La sua resistenza è vana: Uvogin, furioso, gli strappa la spada e lo finisce trafiggendolo, perforandogli simbolicamente la spalla sinistra, quasi a restituire il colpo subito poco prima.
Questa versione animata lo dipinge come un leader freddo e coraggioso, disposto al sacrificio pur di compiere il suo dovere.
La scena della sua morte acquista così un tono molto più eroico rispetto alla versione del manga.
Nella seconda serie animata
Nella seconda serie animata vengono introdotte ulteriori differenze.
Nel manga, Dalzollene elimina il collega responsabile del caos nella famiglia prima del test d’ingaggio di Kurapika.
Nella seconda serie, invece, questo subordinato non viene ucciso immediatamente.
Dalzollene lo tiene prigioniero fino al momento del test d’assunzione di Kurapika e dei futuri membri della scorta, trasformando la sua punizione in un avvertimento vivente per chi entra a far parte del gruppo.
Nen e stile di combattimento
La categoria del nen di Dalzollene non è dichiarata nel manga, ma in un gioco mobile viene indicato come appartenente al tipo Potenziamento.
Questa classificazione si accorda bene con il suo temperamento focoso e con la sua resistenza fisica straordinaria.
Il suo stile di combattimento completo non viene mostrato a lungo, poiché muore relativamente presto nella storia.
Si sa, però, che usa la spada come arma principale e che è in grado di concentrare nen sulla lama, almeno almeno nella versione animata.
Nel manga, durante l’interrogatorio di Uvogin, Dalzollene cerca di colpire il gigante caricando la spada con il suo nen.
La differenza abissale di livello, però, è tale che non solo non riesce a ferirlo, ma la spada stessa si spezza contro il corpo potenziato di Uvogin.
Nella prima serie animata, la sua tecnica viene approfondita con l’introduzione della meditazione di potenziamento sulla spada.
Con questa pratica, Dalzollene irrigidisce e rinforza la lama con nen prima dello scontro, riuscendo almeno a lasciare un segno minimo sulla spalla già ferita di Uvogin.
Questo dettaglio tecnico (la meditazione di potenziamento) verrà in seguito ripreso nella storia principale con il presidente Netero, che utilizza lunghe sessioni di allenamento intensivo per innalzare il proprio livello di nen quando si prepara ad affrontare Neferpitou e la minaccia delle formichimere.
È possibile che questa idea sia stata in un certo senso “reimportata” dall’anime nel manga.
Resistenza fisica
Secondo Light Nostrade, Dalzollene possiede un corpo talmente robusto da poter sopportare dieci colpi di pistola.
Questa frase, all’epoca della pubblicazione, fu talvolta derisa da parte dei lettori, perché il metro di paragone allora era Uvogin, capace di fermare un bazooka con la mano e liquidare l’impatto con un semplice “fa male”.
Altri esempi della serie avevano contribuito a ridimensionare l’idea: Kurapika blocca proiettili di pistola con le sue catene, e la tecnica di difesa di Tottino (“gli undici sotto il pavimento”) è sufficiente a fermare la raffica di una mitragliatrice standard.
Di conseguenza, per molto tempo l’idea di “solo dieci proiettili” sembrava indicare una resistenza modesta per un utilizzatore di nen.
Col passare degli anni e con lo sviluppo della storia, però, viene chiarito che anche per la maggior parte dei nen user un singolo proiettile può essere letale se non viene usata una difesa solida come Ten o, a volte, Ken.
Alla luce di questa informazione, la capacità di Dalzollene di sopravvivere a dieci proiettili assume un peso ben diverso.
In retrospettiva, la sua resistenza fisica è stata rivalutata in modo positivo dai lettori, e con essa anche la competenza di Tottino, in grado di fermare intere raffiche, e l’assurdità del livello di Uvogin, capace di affrontare armi anticarro quasi a mani nude.
Dalzollene, da “solo robusto”, diventa così un esempio credibile di nen user di alto livello fisico nel contesto realistico stabilito più avanti dall’autore.
Neon Nostrade e la famiglia Nostrade
Dalzollene è il più anziano e affidabile membro della scorta di Neon Nostrade.
Nonostante ciò, fatica a gestire le crisi di nervi e i capricci della ragazza, che spesso rendono il lavoro di guardia del corpo estremamente stressante.
Con Light Nostrade mantiene un rapporto professionale basato sul rispetto reciproco.
Light riconosce apertamente la forza fisica di Dalzollene, definendolo l’uomo che può resistere a dieci proiettili, a testimonianza della fiducia riposta nelle sue capacità.
Kurapika
Dalzollene è l’incaricato di valutare le capacità di Kurapika durante il test d’ingaggio per entrare nella scorta di Neon.
Riconosciuta l’abilità del giovane, gli conferisce il ruolo di guardia del corpo, aprendo a Kurapika le porte del mondo mafioso di Yorkshin.
Con il tempo, impara a fidarsi del giudizio e delle capacità di Kurapika.
Questa fiducia è visibile soprattutto nel comportamento relativamente permissivo che adotta quando Kurapika chiede il permesso di uscire per incontrare Hisoka Morow.
Senritsu e gli altri membri della scorta
Dalzollene è il punto di riferimento disciplinare e tattico per gli altri membri della scorta.
Nel primo anime, lo si vede avvisare Senritsu e gli altri di fuggire con Neon mentre lui, gravemente ferito, si prepara a trattenere Uvogin.
Questa scena mette in luce il suo senso del dovere e la volontà di sacrificarsi per la missione e per il gruppo.
Anche quando viene mostrato come inflessibile e severo, il suo comportamento finale dimostra che tiene profondamente ai suoi compagni.
Le differenti versioni della storia offrono tre profili leggermente diversi di Dalzollene, pur partendo dalla stessa base.
Nel manga è un leader impulsivo, duro e talvolta imprudente, che sottovaluta la necessità di raccogliere informazioni e finisce per pagare con la vita questa lacuna.
La sua morte è rapida e brutale, enfatizzando il divario tra la mafia e la Brigata Fantasma.
Nella prima serie animata viene rielaborato come una mente fredda, altamente capace e dotata di una profonda lealtà verso i compagni.
Il suo sacrificio è lento, consapevole e quasi eroico, e la scena della morte è carica di tensione emotiva e simbolismo (la spada che gli trafigge la spalla come vendetta di Uvogin).
Nella seconda serie animata, un ulteriore dettaglio aggiunge un tocco di crudeltà e controllo psicologico al personaggio.
Invece di eliminare immediatamente il subordinato colpevole di errori fatali, lo tiene in vita e prigioniero fino al test di assunzione di Kurapika e degli altri, usando il suo destino come monito estremo agli aspiranti membri della scorta.
Queste varianti non cambiano la sua essenza di “capo scorta duro e pronto al sacrificio”, ma mettono a fuoco sfumature diverse: il soldato impulsivo del manga, il stratega freddo e quasi tragico della prima serie, e il comandante spietato ma coerente con la logica mafiosa della seconda.
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