Cartaphilus

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Cartaphilus
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Età: 2000+
Genere: Maschio
Nome inglese: Cartaphilus
Nome giapponese: カルタフィルス / ヨセフ
Nome cinese: 卡達飛爾斯/約瑟夫
Nome coreano: 카르타피루스
Io questo personaggio

🎙️ Doppiatore di anime

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Ayumu Murase
Ayumu Murase
Giapponese(Anime、Doppiatore)

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Yukito Nishii
Yukito Nishii
Giapponese、Attore
Keito Sakurai
Keito Sakurai
Giapponese、Attore

🎬 Anime in cui appare

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The Ancient Magus Bride
The Ancient Magus Bride
Data di rilascio: 08 Ottobre 2017

Impostazioni del personaggio

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Cartaphilus è un mago maledetto e virtualmente immortale dell’universo di The Ancient Magus Bride, noto tra i maghi come il “Giudeo Errante” e descritto come un mostro in forma umana, sospeso tra la vita e la decomposizione eterna.

Cartaphilus è conosciuto nell’ambiente magico come il “Giudeo Errante”, per la sua maledizione di non poter morire e vagare senza fine.

Vive da così tanto tempo che arriva perfino a chiamare Elias Ainsworth “piccoletto”, a sottolineare la sua anzianità abissale.

In passato è stato anche il ragazzo necromante Joseph.

La sua identità attuale è la fusione di due esseri distinti: Cartaphilus, l’uomo maledetto per aver insultato il Salvatore, e Joseph, un giovane emarginato che praticava la negromanzia.

Cartaphilus parla con un tono spesso infantile e allegro, ma è completamente privo di etica.

Non prova rimorso per le proprie azioni e considera il sacrificio degli altri come un modo del tutto naturale di esistere.

Istiga Matthew a uccidere gatti come se fosse un gioco.

Durante un’azione di profanazione di tombe, uccide senza esitare un civile che si trova nel posto sbagliato, senza il minimo senso di colpa.

Ricatta Mikhail Renfred e Alice Swayne per costringerli a recuperare la melma di Ulthar e Ruth, trattandoli come strumenti.

Secondo lui, sfruttare e sacrificare gli altri per sopravvivere è semplicemente “il modo di essere degli esseri viventi”.

Elias Ainsworth lo definisce “né umano né bestia, ma un mostro con aspetto umano”.

Cartaphilus stesso non mette mai in discussione il proprio modo di agire, convinto che la sopravvivenza giustifichi tutto.

Cartaphilus è stato maledetto da un’entità assimilabile a una divinità, dopo aver lanciato una pietra e insultato il Salvatore.

Questa maledizione è un decreto assoluto: “tu devi continuare a essere così”, e non può essere annullata con mezzi normali.

La sua maledizione lo costringe a “vivere mentre il suo corpo si distrugge all’infinito”.

Anche se gli sparano in testa con una pistola o gli amputano un braccio, non muore e le parti si rigenerano in breve tempo.

Nonostante l’immortalità fisica, Cartaphilus prova dolore in modo molto concreto.

Il suo corpo è in costante stato di decomposizione, che viene rallentata o “compensata” solo tramite sostituzione e innesti di altri corpi.

Al momento indossa un corpo mantenuto in vita da numerosi “pezzi cuciti” provenienti da altri esseri.

La velocità con cui questo corpo si deteriora sta aumentando, spingendolo a cercare materiali sempre più “di qualità” per sopravvivere.

Il suo obiettivo principale è trovare un modo per spezzare o bilanciare la maledizione che lo condanna a una esistenza di dolore senza fine.

Per riuscirci, studia ogni tipo di maledizione, corpo e creatura che possa offrirgli una via di fuga, o almeno un equilibrio.

Per finanziare i suoi laboratori e le sue ricerche, non esita a rapire, uccidere e vendere esseri magici.

La nozione di “vita altrui” per lui è puramente utilitaria: risorsa, esperimento, merce.

Cartaphilus cerca in particolare corpi che possano durare più a lungo o possedere proprietà rigenerative speciali.

Questo lo porta a interessarsi ai draghi, a Chise Hatori e alla natura della loro maledizione.

Alla ricerca di un corpo migliore, Cartaphilus prende di mira il nido dei draghi sorvegliato da Lindenbaum.

Lì rapisce due dragoncelli, rompendo un tabù gravissimo nel mondo magico.

Uno dei draghi viene brutalmente fatto a pezzi per essere usato come nuovo corpo per sé stesso.

L’altro viene messo all’asta, per ottenere fondi con cui mantenere il suo laboratorio e continuare le ricerche.

Queste azioni lo mettono direttamente in rotta di collisione con chi protegge i draghi e con Chise.

Il disprezzo con cui tratta creature così rare e intelligenti evidenzia ancora di più la sua completa assenza di morale.

Grazie alle informazioni di Ashen Eye, Cartaphilus riesce a far sì che una parte di sé si annidi nel corpo di Stella Barklem.

In questo modo può osservare Chise Hatori da vicino e studiare la maledizione del drago che l’ha colpita.

Osservando Chise, Cartaphilus intuisce che la sua maledizione è una “morte che avanza mentre il corpo viene continuamente rigenerato”.

Vede in questo la possibilità di un equilibrio con la propria maledizione: lui che è “costantemente distrutto ma costretto a vivere”.

Quando Chise rifiuta le azioni di Elias per salvarla e si allontana da lui, Cartaphilus rivela di essere dentro Stella.

Usa la vita della ragazza come ostaggio per trattare: invita Chise nel suo laboratorio con una proposta crudele ma allettante.

Propone uno scambio: la salvezza di Stella, la liberazione del drago che aveva mutilato ma tenuto in vita, e la concessione a Chise di una parte di sé.

In cambio pretende qualcosa di enorme: il braccio sinistro di Chise, contaminato dalla maledizione del drago.

Cartaphilus spera che, unendo la sua maledizione con quella di Chise, si possa creare una sorta di equilibrio tra distruzione e rigenerazione.

Allo stesso tempo, vede in Chise una possibile “compagna” di destino deformato, il che rende il loro rapporto ancora più complesso.

Prima del trapianto del braccio, Cartaphilus effettua una procedura preliminare con Chise: lo scambio degli occhi sinistri.

Entrambi si strappano l’occhio sinistro, per poi trapiantarseli a vicenda.

Dopo aver avuto successo nello scambio degli occhi, Cartaphilus prepara l’operazione per il braccio sinistro di Chise.

Usa il potere dello sguardo di Chise per farla addormentare e procedere più facilmente.

Per puro dispetto, mentre Chise dorme, Cartaphilus la costringe a rivivere i suoi traumi e i suoi ricordi più dolorosi.

Vuole ferirla psicologicamente, non solo fisicamente, quasi per vendicarsi del fatto che lei, pur maledetta, possa ancora provare affetto.

Tuttavia, al risveglio, Chise riesce a usare la stessa tecnica su di lui.

Lo trascina nei ricordi del suo passato, costringendolo a confrontarsi con ciò che è stato prima di diventare il “mostro” attuale.

La vera identità di Cartaphilus si rivela come fusione di due esistenze tragiche: Cartaphilus e Joseph.

Il primo è l’uomo che insultò il Salvatore e gli scagliò una pietra, venendo maledetto a non morire mai; il secondo è un giovane necromante disprezzato dal suo villaggio.

Joseph viveva in un piccolo villaggio come guardiano delle tombe, emarginato e trattato come uno scarto.

Pur con la reputazione di necromante, aveva solide conoscenze da guaritore e curava i corpi dei morti e dei vivi.

Un giorno nel villaggio arriva, per caso, il corpo martoriato di Cartaphilus, ormai da così tanto tempo maledetto da aver dimenticato persino la causa iniziale.

Joseph, mosso da compassione e dal desiderio di salvare qualcuno, tenta in tutti i modi di curarlo.

Le sue cure, per quanto disperate, falliscono: la maledizione di Cartaphilus è troppo potente, essendo un decreto quasi divino.

Nessuna medicina, nessun trattamento, nessuna magia sembra funzionare.

Nel frattempo, una cattiva annata e il rischio di carestia fanno crescere l’angoscia nel villaggio.

I compaesani riversano la propria frustrazione su Joseph, usandolo come bersaglio di insulti e rabbia.

Stanco di essere il capro espiatorio di tutti, Joseph decide di abbandonare il villaggio insieme a Cartaphilus.

Sogna di trovare un posto migliore, dove entrambi possano vivere senza essere perseguitati.

Ma il corpo di Cartaphilus continua a marcire e non gli permette neppure di iniziare il viaggio.

L’angoscia di Joseph cresce: non capisce quando questa situazione finirà, quando potranno finalmente “uscire” dall’incubo.

Cartaphilus, vedendo la sofferenza di Joseph, lo esorta almeno a fuggire da solo, lasciandolo indietro.

Joseph, però, è commosso dal fatto che proprio quell’uomo maledetto sia l’unico a fare affidamento su di lui.

Qui nasce la terribile idea di Joseph: se lui, un vivente, e Cartaphilus, un immortale in decomposizione, si fondessero, forse potrebbero salvarsi entrambi.

Crede che unendo un corpo ancora vivo e un corpo che non può morire, possa nascere una soluzione al loro tormento.

Joseph usa quindi la negromanzia per fondere sé stesso e Cartaphilus in un solo essere.

Il risultato è l’attuale Cartaphilus/Joseph, un’entità ibrida che porta entrambe le coscienze e le memorie.

La fusione, tuttavia, non elimina la maledizione.

Il nuovo corpo comincia presto a deteriorarsi, esattamente come prima, in un ciclo infinito di distruzione.

Di fronte al fallimento della fusione, Cartaphilus/Joseph intensifica l’uso della negromanzia.

Inizia a rubare corpi altrui, tagliandoli e cucendoli su di sé per creare un corpo “funzionante”.

Per secoli prosegue questa ricerca, accumulando esperimenti, cadaveri e dolore.

Eppure nessuna tecnica, nessuna magia, nessun rituale riesce a spezzare la maledizione.

Quando scopre che la causa di tutt

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(Ultima modifica: Lunedì 22 Dicembre 2025 23:05)

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