Gyomei Himejima è un personaggio immaginario del manga e anime Demon Slayer - Kimetsu no yaiba, membro dei Corpi Ammazza-demoni con il grado più alto di “Pilastro della Roccia” ed è considerato il più forte spadaccino dell’organizzazione.
Nome: Gyomei Himejima
Sesso: Maschile
Affiliazione: Corpi Ammazza-demoni (Pilastro della Roccia)
Età: 27 anni
Altezza: 220 cm
Peso: 130 kg
Luogo di nascita: Prefettura di Tokyo, zona di Ome – Monte Hinode (attuale area Hinode-yama / Ome)
Compleanno: 23 agosto
Hobby: Suonare lo shakuhachi
Cibo preferito: Riso misto (炊き込みご飯 → riso condito cotto insieme agli ingredienti)
Stile di respirazione: Respiro della Roccia
Grado all’interno dei Corpi Ammazza-demoni: Pilastro (Pilastro della Roccia)
Doppiatore (anime): Tomokazu Sugita
Attore (palcoscenico): Chan He
Risultati sondaggi di popolarità ufficiali:
1º sondaggio: 62º posto (3 voti)
2º sondaggio: 22º posto (843 voti)
Gyomei è uno dei Pilastri, i massimi guerrieri dei Corpi Ammazza-demoni, e funge di fatto da “secondo grande pilastro” dell’organizzazione dopo Kagaya Ubuyashiki.
Ha l’aspetto di un monaco, è un gigante cieco dalla forza fisica mostruosa e dal carattere sorprendentemente gentile e compassionevole.
Nonostante la cecità causata da una forte febbre da bambino, i suoi altri sensi sono talmente sviluppati da permettergli di muoversi e combattere come se vedesse.
Per molti è il più potente dei Pilastri: vari personaggi, tra cui Inosuke Hashibira e più spadaccini, lo definiscono il più forte dei Corpi Ammazza-demoni, e persino Kokushibo ne elogia la forza.
Appare spesso in lacrime, con le mani giunte e il rosario in mano, recitando il nenbutsu “Namu Amida Butsu” (lode al Buddha Amida).
Questa immagine può sembrare comica o eccessiva, ma nasconde un guerriero estremamente serio, disciplinato e pronto a prendere decisioni durissime per il bene di tutti.
Da piccolo, Gyomei perse entrambi i genitori: il padre morì per una malattia e la madre durante il parto.
Privo di famiglia, fu cresciuto in un tempio, dove da adulto si occupò a sua volta di orfani senza casa.
Nel tempio vivevano diversi bambini, che Gyomei proteggeva e manteneva.
Un giorno, uno di loro infranse il divieto di uscire e si addentrò nella montagna al calare del sole, dove incontrò un demone.
Per salvarsi, quel bambino tradì Gyomei e gli altri: fece un patto col demone offrendo gli abitanti del tempio in cambio della propria vita.
Su invito del demone, la notte stessa spense l’incenso al profumo di glicine che teneva lontani i demoni dal santuario, permettendo alla creatura di entrare.
Il demone massacrò rapidamente quattro bambini.
Gyomei, insospettito, cercò di proteggere i restanti quattro, supplicandoli di non allontanarsi da lui.
Solo la più piccola, una bambina di nome Sayo, gli diede ascolto restando al suo fianco.
Gli altri, pensando che un adulto cieco non potesse proteggerli, fuggirono nel panico, venendo però uccisi dal demone uno dopo l’altro.
Alla fine rimasero solo Gyomei e Sayo.
Per la prima volta Gyomei combatté “per proteggere qualcuno” e, senza Respiro, senza spada e da semplice umano, ingaggiò una lotta corpo a corpo col demone fino all’alba, picchiandolo letteralmente a morte e trattenendolo finché la luce del sole non lo distrusse.
In quell’occasione scoprì l’enorme potenziale fisico di cui era dotato, nonostante fosse allora magro e malnutrito.
Tuttavia, il prezzo emotivo fu altissimo: quando arrivarono gli adulti del villaggio al mattino, trovarono solo Gyomei coperto di sangue, i cadaveri dei bambini e nessuna traccia del demone ormai disintegrato dalla luce.
Sayo, traumatizzata, riuscì a dire solo frasi confuse come “Quell’essere è un mostro, ha ucciso tutti”.
Nel panico e nella confusione, gli adulti interpretarono le sue parole come un’accusa diretta a Gyomei, ritenendolo l’assassino dei bambini.
Nonostante Gyomei cercasse di spiegare, nessuno credette a una storia sui demoni, senza prove fisiche.
Fu arrestato come pluriomicida e condannato a morte.
Proprio allora intervenne Kagaya Ubuyashiki, capofamiglia dei Corpi Ammazza-demoni.
Grazie alla sua influenza, Gyomei fu liberato dalla condanna e invitato a entrare nell’organizzazione, dove con il tempo sarebbe diventato Pilastro della Roccia.
Questo trauma segnò profondamente Gyomei.
Pur continuando a essere compassionevole, sviluppò una forte diffidenza verso i bambini, che considera capaci di mentire e compiere azioni crudeli per istinto di sopravvivenza.
In realtà, in seguito viene chiarito che Sayo non lo aveva mai ritenuto colpevole: quando diceva “quell’essere è un mostro”, si riferiva al demone.
Semplicemente, non era in grado di spiegarsi in modo chiaro e, in assenza del cadavere del demone, gli adulti interpretarono male le sue parole.
Anche se Sayo da adulta si pente profondamente di non essere riuscita a difenderlo con una testimonianza più chiara, è probabile che persino dicendo “è stato un demone” nessuno l’avrebbe creduta, pensando piuttosto che fosse impazzita o che volesse coprire Gyomei.
Comunque per Gyomei fu un dolore enorme: sentì di essere stato tradito proprio da coloro che cercava di proteggere.
Nella parte finale dell’opera, durante la sua morte, Gyomei rivede i bambini del tempio.
Loro gli raccontano finalmente la verità: non lo avevano mai considerato un mostro, avevano cercato solo, nel loro modo maldestro, di aiutarlo o andare a cercare aiuto, e non volevano preoccuparlo per il fatto di aver cacciato Kaigaku Inadama dal tempio.
Saputa la verità, Gyomei si scioglie in lacrime, si scusa a sua volta per non essere riuscito a proteggerli e trova finalmente pace.
È uno dei momenti più commoventi della serie, che chiude l’arco della sua colpa e del suo rimpianto.
In superficie Gyomei sembra un monaco iper-emotivo che piange per qualsiasi cosa, dalle piccole ingiustizie ai semplici gesti di affetto.
In realtà, dietro questa emotività c’è una mente lucida, disciplinata e incredibilmente pragmatica.
È estremamente diffidente verso i bambini perché conosce bene il loro lato egoista e istintivo:
secondo lui, proprio perché “puri”, possono dire bugie e compiere azioni crudeli senza rendersene conto.
Per questo, alla prima apparizione nel Consiglio dei Pilastri, tratta Tanjiro Kamado con grande durezza.
Ritiene che un ragazzo che protegge una demone, Nezuko Kamado, debba essere fermato, arrivando a dire che sarebbe meglio ucciderlo per “liberarlo” dall’influenza del demone e impedire ulteriori tragedie.
Queste parole possono sembrare disumane, ma nascono dal suo ruolo di “pilastro” responsabile della sicurezza di tutti e dal trauma vissuto al tempio.
Gyomei non può permettersi di essere ingenuo: per lui, un possibile rischio non va lasciato correre, specialmente quando è in gioco un’intera organizzazione.
Allo stesso tempo, non ha perso il suo autentico senso di giustizia e di pietà.
Quando, dopo gli eventi del Villaggio dei Fabbri e dell’Allenamento dei Pilastri, comprende che Tanjiro è sincero e che Nezuko non è una minaccia, finisce per riconoscerlo apertamente e stimarlo.
Quando Tanjiro ammette che, se avesse potuto, avrebbe voluto salvare la sorella prima di tutto, Gyomei non lo condanna per l’istinto umano, ma valuta se il ragazzo sia capace di essere onesto anche su questo.
Vedendo che Tanjiro non nasconde questa debolezza, lo reputa degno di fiducia e gli racconta persino il proprio passato.
È inoltre una persona estremamente gentile e protettiva verso chi soffre.
Piange di fronte a piccoli gesti di affetto, si commuove vedendo una madre che cammina mano nella mano con il figlio, o si rattrista per la spazzatura lasciata a terra.
Nonostante questa bontà d’animo, non è affatto permissivo sul campo di battaglia.
Senza esitare accetta di rischiare la vita e quella dei suoi compagni per fermare Muzan Kibutsuji, e pretende il massimo impegno dai guerrieri che si allenano con lui.
Il “secondo grande pilastro” dei Corpi Ammazza-demoni
Gyomei è il Pilastro più anziano e di più lunga esperienza ancora in servizio.
La sua presenza garantisce stabilità e coesione a un gruppo di combattenti dal carattere molto forte e spesso ingestibile.
Kagaya Ubuyashiki ripone in lui una fiducia particolare, informandolo in anticipo persino dei dettagli del piano suicida per attirare Muzan.
Gyomei, di conseguenza, assume spesso il ruolo di comandante sul campo, coordinando i Pilastri e i semplici spadaccini.
È l’unico Pilastro in grado di attivare la propria macchia (il marchio speciale che potenzia i cacciatori) in modo volontario prima della battaglia finale.
Questa capacità, unita alla sua esperienza, lo colloca al vertice dell’organizzazione sia come combattente che come stratega.
Il suo rapporto con i bambini e la fiducia
L’esperienza del tempio ha reso Gyomei estremamente sospettoso verso i bambini in generale, visti come esseri istintivi e pronti a mentire pur di sopravvivere.
Per questo inizialmente giudica Tanjiro e la sua difesa di Nezuko come un pericolo grave, quasi un tradimento dei doveri di un ammazza-demoni.
Col tempo, però, la sua visione si sfuma.
Pur restando convinto che i bambini possano essere imprevedibili e pericolosi nella loro innocenza, ammette che la colpa è delle circostanze e degli adulti che non li proteggono, più che dei bambini stessi.
Riguardo a Sayo, ad esempio, la difende sempre: è convinto che, in quella situazione estrema, le sue parole confuse fossero frutto di shock.
Ciò non toglie che in cuor suo desiderasse disperatamente sentirsi dire almeno una volta “grazie” da lei.
Quando, alla fine, la rivede e la sente dirgli che lei e gli altri bambini lo hanno sempre amato e che lo aspettavano, Gyomei si libera dell’ultimo peso.
Muore con il sorriso, accompagnato dalla visione dei piccoli che un tempo aveva cercato di proteggere.
Gyomei ha rapporti importanti con molti membri dei Corpi Ammazza-demoni.
Spesso è visto come una figura paterna o un modello di integrità.
Con Genya Shinazugawa
Genya Shinazugawa diventa suo allievo, anche se tecnicamente non è il suo “pupillo ufficiale” secondo il regolamento dei Corpi.
Genya non possiede il talento per le tecniche del Respiro, ma può ottenere potere mangiando carne di demoni, una condizione che Gyomei trova estremamente problematica.
Inizialmente, per proteggerlo, Gyomei preferirebbe che Genya lasciasse i Corpi.
Alla fine, però, accetta di allenarlo, ma solo dopo avergli imposto controlli medici regolari con Shinobu Kocho e dopo averlo messo in guardia sulla pericolosità del suo potere.
Non è un insegnante particolarmente “bravo” nel senso tradizionale.
Secondo Genya, il suo metodo è fondamentalmente “guarda bene e impara da solo”, ma la durezza del suo addestramento permette al ragazzo di sviluppare la tecnica del “movimento ripetuto”.
Durante le crisi di rabbia di Genya, Gyomei non lo punisce.
Preferisce nascondersi e aspettare che gli passi, sorvegliandolo da lontano per assicurarsi che non faccia del male a nessuno.
Con Sanemi Shinazugawa
Sanemi Shinazugawa, fratello maggiore di Genya e Pilastro del Vento, è uno dei pochi a cui Gyomei dà ordini diretti in battaglia.
Lo rispetta per la sua forza d’animo e vede in lui una persona fondamentalmente sincera, anche se ruvida.
Sanemi è uno dei pochissimi personaggi che parlano a Gyomei sempre con rispetto e con tono quasi formale.
In passato, quando Sanemi mancò di rispetto a Kagaya, fu proprio Gyomei a rimproverarlo duramente.
Durante la battaglia contro Kokushibo nell’Infinity Castle, i due mostrano una sinergia impressionante nonostante usino stili di Respiro diversi.
Si coordinano in modo quasi perfetto, dimostrando perché sono entrambi considerati tra i Pilastri più forti.
Con Shinobu Kocho
Molto tempo prima degli eventi principali, Gyomei salvò Shinobu Kocho e sua sorella Kanae Kocho da un attacco di demoni.
Fu lui, poi, a metterle alla prova quando chiesero di unirsi ai Corpi Ammazza-demoni, e a indirizzarle verso un maestro adatto.
Shinobu lo ammira sinceramente, sia come guerriero sia come persona.
Lo considera uno dei suoi più grandi punti di riferimento tra i Pilastri.
Gyomei, dal canto suo, vede Shinobu come una persona molto sensibile e incline a caricarsi di responsabilità eccessive.
Si preoccupa che finga di stare bene quando dentro di sé soffre.
Con Giyu Tomioka
Giyu Tomioka è probabilmente il Pilastro con cui Gyomei ha il rapporto più lungo nel tempo.
Giyu lo rispetta profondamente e arriva a dire che lo considera “una brava persona” e che gli è molto affezionato.
Gyomei ritiene che Giyu sia troppo taciturno e socialmente impacciato, ma apprezza la sua sincerità.
Si sforza persino di parlargli di tanto in tanto, cercando di coinvolgerlo, anche se Giyu non è il più facile da avvicinare.
Con Kyojuro Rengoku
Gyomei è colpito dal carattere luminoso, inflessibile e onesto di Kyojuro Rengoku.
Ne ammira la forza e la determinazione a non lamentarsi mai, qualunque sia la situazione.
Kyojuro, dal canto suo, è affascinato dal fisico gigantesco di Gyomei e dalla sua capacità di brandire con facilità un’arma tanto pesante.
Arriva a lodare persino la “qualità dei suoi muscoli” con entusiasmo quasi comico.
Quando arriva la notizia della morte di Kyojuro, Gyomei versa lacrime di sincero dolore e recita un nenbutsu per lui.
È uno dei momenti in cui si vede quanto siano profondi i legami tra i Pilastri.
Con Tengen Uzui
Tengen Uzui, Pilastro del Suono, definisce Gyomei un tipo “impenetrabile” e di “forza spaventosa”.
Pur essendo lui stesso alto e muscoloso, resta colpito dal fatto che Gyomei sia ancora più grande.
Gyomei vede in Tengen qualcuno che ama vantarsi un po’, ma che in realtà è molto lucido nel valutare i propri limiti.
Non lo considera affatto arrogante: sa che Tengen conosce bene i propri punti di forza e di debolezza.
Con Muichiro Tokito
Muichiro Tokito vede subito Gyomei come il più forte tra i Pilastri.
Lo paragona a un orso per la stazza, ma ne riconosce la maturità mentale e la capacità di dire ciò che è necessario.
Gyomei considera Muichiro sorprendentemente maturo per la sua età.
Durante gli eventi dell’Infinity Castle, è lui a spiegare al ragazzo dettagli importanti su Kagaya e sulla storia dei Corpi Ammazza-demoni.
Con Mitsuri Kanroji
Con Mitsuri Kanroji, Gyomei condivide l’amore per i gatti.
Si dice che i due si siano spesso fermati a parlare di gatti, di quanto li trovino adorabili e delle piccole cose che li commuovono.
Mitsuri trova tenero il contrasto tra la mole gigantesca di Gyomei e il suo lato dolce e sensibile.
Lo ammira particolarmente per essere, a suo parere, il guerriero più forte dei Corpi Ammazza-demoni.
Con Obanai Iguro
Obanai Iguro considera Gyomei completamente affidabile e ammira la sua forza.
Durante la battaglia finale contro Muzan, è grazie a un suggerimento di Gyomei che Obanai riesce a percepire il cosiddetto “mondo trasparente”, ampliando la sua percezione in combattimento.
Gyomei, dal canto suo, vede Obanai come un ragazzo severo e molto serio.
Capisce inoltre che Obanai è innamorato di Mitsuri e, in generale, coglie bene le dinamiche affettive tra alcuni Pilastri, tanto che i fan lo chiamano talvolta “il vero Pilastro dell’Amore” per la sua capacità di leggere i sentimenti altrui.
Fuori dal combattimento, Gyomei è quasi disarmante per quanto sia emotivo.
Può commuoversi fino alle lacrime vedendo una scena quotidiana serena, come un bambino che ride con la madre.
La sua sensibilità è tale che può piangere anche per la sporcizia o l’incuria dell’ambiente.
Ha un forte senso etico verso ogni cosa: persone, luoghi, persino animali e oggetti.
Ama molto i gatti e ne tiene anche a casa.
Questo dettaglio lo avvicina a Mitsuri Kanroji, con cui si dice discuta spesso di gatti, razze e comportamenti.
In più, suona lo shakuhachi, strumento che ha imparato da altri monaci quando era più giovane.
Tutto, dalle preghiere al rosario, suggerisce che segua una forma di buddhismo della Terra Pura, visto che recita il nome del Buddha Amida e insegna persino il Sutra di Amida a Genya.
Gyomei è universalmente riconosciuto come il più forte dei Pilastri e, di conseguenza, il più potente guerriero dei Corpi Ammazza-demoni della sua epoca.
La sua forza non è dovuta solo al talento, ma a una combinazione di genetica, allenamento estremo e disciplina spirituale.
Tanjiro Kamado afferma che l’odore di Gyomei è completamente diverso da quello di chiunque altro, segno di una presenza quasi “altra”.
Inosuke Hashibira, ossessionato dalla forza, sente fin dal primo incontro che Gyomei è su un livello superiore.
Capacità fisiche
Già da adolescente, senza addestramento, Gyomei era in grado di trattenere e battere un demone a mani nude fino all’alba.
Questo significa che, pur essendo un umano malnutrito, possedeva una forza e una resistenza fuori da ogni scala.
Nel corso degli anni, come Pilastro, ha affrontato continuamente demoni di altissimo livello, rimanendo in prima linea per almeno otto anni senza perdere alcun arto.
In un’organizzazione dove la mortalità è altissima, questo è di per sé un’impresa.
Il suo corpo è definito “di livello massimo per un essere umano”:
è il primo nella classifica di braccio di ferro tra tutti i Pilastri,
possiede una resistenza eccezionale,
e nonostante la mole, ha una velocità di movimento in linea retta al terzo posto tra i Pilastri.
Persino Kokushibo, il demone più forte dopo Muzan, resta scioccato dalla sua rapidità e dalla capacità di muoversi in modo agile nonostante la statura e il peso dell’arma.
A livello visivo, Gyomei è in grado di far roteare una pesante sfera di ferro e un’ascia come se fossero leggere, con movimenti così veloci che sono difficili da seguire anche rallentando le immagini.
Respiro della Roccia
Gyomei ha portato il Respiro della Roccia a un livello estremo.
Il Respiro della Roccia è uno dei cinque stili fondamentali dei Corpi Ammazza-demoni, caratterizzato da difesa impenetrabile e attacchi devastanti sfruttando stabilità e forza.
Su un corpo già “sovrumano”, il Respiro aggiunge un ulteriore potenziamento, aumentando forza, resistenza e capacità sensoriali.
Grazie ai suoi allenamenti, Gyomei è in grado di attivare il marchio dei cacciatori (la cosiddetta “macchia”) quasi a comando, cosa che pochi riescono a fare.
In battaglia usa le tecniche del Respiro della Roccia in modo molto creativo, sfruttando la catena della sua arma per analizzare lo spazio circostante come una sorta di sonar sonoro.
Questo compensa la sua cecità e gli permette di orientarsi e reagire in modo sorprendentemente preciso.
Capacità tattiche e ruolo di comandante
La lunga esperienza di Gyomei lo ha reso un tattico naturale.
È in grado di leggere la situazione di battaglia con qualche passo di anticipo, prevedendo le mosse del nemico e il ruolo migliore per ogni alleato.
Gli altri Pilastri, anche quelli dal carattere più difficile, si fidano ciecamente delle sue decisioni sul campo.
Quando Gyomei dà un ordine, lo considerano quasi automaticamente la scelta più razionale per massimizzare le possibilità di vittoria.
Durante la battaglia finale contro Muzan, è uno dei primi a informare tutti che decapitare Muzan è inutile, condividendo immediatamente ciò che ha appreso in combattimento.
La sua capacità di mantenere la calma anche di fronte al demone supremo è fondamentale per coordinare le offensive.
Arma: ascia e sfera di ferro collegate da catena
A differenza degli altri spadaccini, Gyomei non usa una katana tradizionale.
La sua “spada del sole” ha la forma di un’ascia a una mano collegata da una catena a una sfera di ferro chiodata, una sorta di versione personalizzata di scure e martello-mattarello.
Tutti i componenti – ascia, sfera e catena – sono forgiati con le stesse leghe speciali usate per le spade ammazza-demoni, capaci di accumulare la luce del sole.
Nel suo caso, però, la quantità di “luce accumulata” è ancora superiore alla norma, rendendo l’arma particolarmente letale per i demoni.
Si dice che, se si ipotizza una sfera di ferro piena con un diametro di 40 cm, il suo peso teorico superi i 290 kg.
Un colpo anche solo sfiorato da quella massa sarebbe paragonabile all’essere travolti da una moto piena di spuntoni.
Gyomei usa la catena in vari modi:
come arma offensiva a media distanza, lanciando ascia e sfera in combinazioni complesse,
come scudo, facendo ruotare la sfera in modo da intercettare i colpi del nemico,
come “radar”, facendo tintinnare la catena e interpretando l’eco del suono per localizzare il bersaglio intorno a sé.
Inoltre, facendo urtare l’ascia e la sfera tra loro, è in grado di surriscaldare l’arma fino a ottenere il cosiddetto “filo rosso ardente”.
Questa condizione aumenta ulteriormente il potere di ferire e bloccare la rigenerazione dei demoni più potenti.
Sulla parte posteriore dell’ascia sono incisi i caratteri che significano “distruzione dei demoni malvagi”, marchio distintivo delle armi dei Pilastri.
Uniforme
Gyomei indossa la classica uniforme nera dei Corpi Ammazza-demoni, resistente alle unghie e ai denti dei demoni minori, sopra una veste violacea da monaco.
Sopra tutto porta un haori con la scritta “Namu Amida Butsu” (invocazione di Amida), che riflette la sua fede.
Indossa un rosario sia al collo sia ai polsi.
È l’unico Pilastro a combattere scalzo, una particolarità che ne accentua ancora di più l’immagine ascetica.
Corvo messaggero
Il suo corvo messaggero è un maschio di nome Zekka.
Durante la battaglia finale ha il compito di comunicare in tempo reale i cambiamenti sul campo e le condizioni dei vari combattenti.
Scontro con Kokushibo nell’Infinity Castle
Quando inizia l’arco dell’Infinity Castle, Gyomei affronta Kokushibo, il demone più potente dopo Muzan e portatore del titolo di “Numero Uno delle Lune Superiori”.
La situazione è estrema: Muichiro Tokito e Sanemi Shinazugawa da soli non riescono a tenere testa al mostruoso avversario.
Con l’arrivo di Gyomei, l’equilibrio cambia.
Non solo riesce a combattere quasi alla pari con Kokushibo, ma ne riceve persino il riconoscimento: il demone afferma di non aver incontrato un guerriero di quel livello da oltre 300 anni.
Gyomei coordina i movimenti di Sanemi, protegge i compagni feriti e, nel mezzo della lotta, attiva la propria macchia.
In seguito riesce anche a percepire il “mondo trasparente”, una forma di percezione avanzata del corpo del nemico.
Grazie alla combinazione dei loro sforzi, i Pilastri riescono infine a sconfiggere Kokushibo, anche se al costo di gravi ferite e più di una vita umana.
È uno dei momenti in cui la definizione di “più forte dei Corpi Ammazza-demoni” per Gyomei appare del tutto meritata.
Battaglia finale contro Muzan Kibutsuji
Nello scontro con Muzan Kibutsuji, Gyomei entra in scena già provato dallo scontro contro Kokushibo, ma non si risparmia.
Combina il Respiro della Roccia con la sua arma pesante, cercando in ogni modo di trattenere Muzan fino all’alba.
A un certo punto, riesce a rendere rovente la sua arma facendone scontrare la sfera e l’ascia, raggiungendo il tanto temuto “filo rosso ardente”.
Grazie a ciò, ottiene un momento di respiro sufficiente per concentrarsi e vedere il corpo di Muzan come se fosse trasparente.
In questo stato, Gyomei individua che Muzan non ha un unico cuore e un unico cervello, ma molti sparsi in tutto il corpo.
Capisce quindi che per ucciderlo bisogna colpire e danneggiare simultaneamente tutti questi organi.
Subito dopo questa intuizione, Muzan genera improvvisamente degli arti simili a tubi che si estendono dalle gambe a velocità folle, colpendo tutto il campo di battaglia.
Gyomei e Giyu riescono a percepire l’attacco abbastanza da reagire e spostarsi per proteggere Inosuke, Zenitsu Agatsuma e Kanao Tsuyuri, ma pagano il prezzo ricevendo ferite gravissime.
Gyomei perde la parte inferiore di una gamba sotto il ginocchio e viene momentaneamente messo fuori combattimento.
Nonostante ciò, in seguito riprende conoscenza e torna in azione per gli ultimi momenti della battaglia.
Quando Muzan cerca di fuggire dal sole creando una sorta di “armatura di carne”, Gyomei usa la catena del suo arma per bloccarlo e trattenerlo esposto alla luce.
Insieme agli sforzi combinati dei sopravvissuti, questo permette infine al sole di distruggere Muzan per sempre.
La morte di Gyomei
Dopo la scomparsa di Muzan, è chiaro che le ferite di Gyomei, sommate al peso della macchia e all’emorragia, non sono curabili.
Un medico dei Corpi vorrebbe usare i pochi farmaci rimasti per tentare di salvarlo, ma Gyomei rifiuta, chiedendo di usarli per i guerrieri più giovani.
Chiude gli occhi per il dolore, e in quel momento rivede i bambini del tempio.
Questi gli raccontano che non lo hanno mai considerato un mostro, che lo hanno sempre amato e che da allora lo stavano aspettando.
Gli spiegano che quando si allontanarono non volevano abbandonarlo, ma cercavano armi o aiuto.
Confessano di aver nascosto il fatto di aver scacciato Kaigaku Inadama per non farlo preoccupare, perché sapevano che sarebbe corso a cercarlo al buio.
Gyomei scoppia a piangere, ma questa volta sono lacrime di sollievo.
Ammette di non essere riuscito a proteggerli come avrebbe voluto e si scusa con loro.
I bambini lo perdonano e gli dicono che lo amano e che ora può finalmente raggiungerli.
Gyomei muore serenamente, accompagnato da questa visione, accettando di “andare con loro” verso la pace.
Versione “scuola”: Kimetsu Academy
Nell’ambientazione parodica scolastica, Gyomei è un insegnante di educazione civica della classe “1º anno sezione Germoglio di Bambù”.
All’inizio intimorisce gli studenti a causa dell’aspetto massiccio e del carattere raccolto, ma presto scoprono che è un grande amante dei gatti e che gli piange il cuore per qualsiasi cosa tenera.
In questa versione non è cieco.
Spesso viene scambiato per il padre degli studenti, a causa della sua statura e dell’aria protettiva.
Ha la scrivania invasa da gadget a tema gatto.
Chiede di continuo che il negozio della scuola venda scatolette di cibo per gatti, inizialmente chiedendo semplice pesce essiccato, poi specificando “cibo in scatola per gatti”, ma i responsabili spesso ignorano le sue richieste.
È noto per essere un insegnante estremamente buono, ma non troppo indulgente con i compiti: chi dimentica i compiti riceve un giorno di proroga, però con tre pagine di esercizi extra.
Nessuno lo ha mai visto davvero arrabbiato, ma tutti intuirebbero che sarebbe la cosa più pericolosa da provocare.
Presunte reincarnazioni nel futuro
Nel capitolo finale ambientato molti anni dopo, si vede un uomo molto simile a Gyomei che lavora come insegnante di scuola materna.
Indossa un grande grembiule rosa e ha un fisico gigantesco, spaventando a prima vista i bambini, ma è chiaramente gentile e paziente.
In quest’ultima immagine ha gli occhi completamente normali, a differenza di Gyomei, il che suggerisce che non sia cieco nella nuova vita.
Il bambino di nome Zenitsu, discendente o reincarnazione di Zenitsu Agatsuma, rimane impressionato dal contrasto tra la sua mole e il suo aspetto tenero.
Popolarità e ricezione nel mondo reale
Nei primi capitoli dell’opera Gyomei appare poco e spesso in momenti seri e pesanti.
Nel primo sondaggio di popolarità ufficiale questo si riflette: ottiene solo 3 voti ed è 62º, addirittura dietro alla roccia che Tanjiro Kamado taglia durante il suo addestramento.
Con la progressione della storia, il suo ruolo cresce, soprattutto nell’allenamento dei Pilastri e nella battaglia finale.
Nel secondo sondaggio ufficiale balza al 22º posto con 843 voti, superando persino Muzan Kibutsuji di oltre un centinaio di voti.
Il doppiatore Tomokazu Sugita, che da bambino sognava di diventare monaco, ha dichiarato di sentirsi molto legato a Gyomei.
In vari eventi ha scherzato sul fatto che i gadget del personaggio restassero invenduti all’inizio, ma con il tempo Gyomei è diventato uno dei personaggi più amati.
Un “gigante” fuori scala
Con i suoi 220 cm, Gyomei sarebbe imponente anche nel mondo reale.
È più alto di molti celebri atleti come Shaquille O’Neal (216 cm) e si avvicina alla statura di colossi come Choi Hong-man (circa 218 cm).
Considerando che all’epoca storica in cui è ambientata la serie l’altezza media maschile in Giappone era intorno ai 160 cm, Gyomei appare come un vero gigante in mezzo agli altri.
Non solo è enorme, ma ha anche una forza proporzionata, che unita al Respiro della Roccia lo rende un mostro in termini di potenza fisica.
Molti tropi dei manga shonen sembrerebbero spingerlo verso il ruolo di “bruto destinato a essere sconfitto per esaltare il nemico”: è cieco, enorme, usa un’arma pesante, richiama la “roccia” e il “terra”, piange molto.
Eppure l’opera ribalta completamente l’aspettativa: Gyomei non è un “sacrificabile”, ma rimane coerentemente uno dei personaggi più forti e rispettati fino alla fine.
Nel corso dell’anime, in particolare nell’Arco dell’Allenamento dei Pilastri, la sua battaglia contro Muzan mette in mostra:
la precisione con cui colpisce il demone da lontano pur essendo cieco,
la freddezza con cui pianifica di trattenerlo fino all’alba,
e l’assurda combinazione di potenza, velocità e resistenza che giustifica l’appellativo di “più forte dei Corpi Ammazza-demoni”.
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