Badigadi è un mago di stirpe demoniaca appartenente agli immortali, conosciuto come il “Re Demone Immortale” che domina nominalmente la regione di Viegoya nel Continente dei Demoni ed è il portatore del titolo di “Dio della Lotta”.
Badigadi è un re demone della razza degli immortali demoniaci.
È un puro sangue della sua specie e fratello dell’“Immortale Re Demone” Atofe Ratofe Laiback.
Vive (quando gli va) sul Continente dei Demoni, area di Viegoya, ma ha una forte tendenza al vagabondaggio.
Pur essendo un re demone, non gestisce davvero un territorio: più che governare, “sta lì in posa da sovrano”.
È il fidanzato storico della Imperatrice Demoniaca Kishirika Kishirisu, che ama da migliaia di anni.
In epoca antica è stato consigliere militare dei demoni nella Seconda Grande Guerra Umani–Demoni.
Nel presente della storia è conosciuto anche come Dio della Lotta Badigadi, terzo posto dei Sette Grandi di Rango quando indossa l’Armatura del Dio della Lotta.
Compare in modo rilevante nella serie fantasy Mushoku Tensei: Jobless Reincarnation.
Badigadi è un gigante muscoloso dalla presenza imponente.
Ha la pelle nera come l’ossidiana e lunghi capelli viola che gli scendono sulle spalle.
Dal torso gli spuntano sei braccia, tre paia per lato.
Può far “rientrare” alcune braccia, riducendone il numero e persino modificandone la robustezza.
Quando il suo corpo viene fatto a pezzi, la quantità di corpo persa si riflette sulle dimensioni del nuovo corpo.
Più piccolo è il frammento da cui si rigenera, più piccolo sarà Badigadi al momento della resurrezione.
Badigadi è sempre sorridente, rumoroso e terribilmente allegro.
Adora bere, fare festa, ridere e trascinare gli altri nel divertimento.
È considerato il “Re Demone della Saggezza” perché, rispetto agli altri immortali demoniaci (spesso stupidi), riesce effettivamente a ragionare e a parlare in modo sensato.
Lui stesso però si definisce con autoironia “Re Demone degli Stupidi”, sostenendo di essere solo “un po’ meno stupido degli altri stupidi”.
I familiari lo prendono in giro dicendo che “fa finta di essere intelligente ma in realtà è uno stupido”.
La sua indole è comunque bonaria e tollerante, senza particolare attaccamento a fama o prestigio.
Non è un fanatico della forza per la forza: preferisce avere amici con cui bere e scatenarsi piuttosto che combattere per gloria.
Tuttavia, il suo senso della vita e della morte è diverso da quello degli umani: può ridere mentre tenta di uccidere un amico, sapendo che per gli immortali la morte non è così definitiva.
È una creatura longeva, e il suo senso del tempo è totalmente sfasato rispetto a quello degli umani.
Può considerare “un po’ di tempo” quello che per un umano sono decenni.
Ha una marcata voglia di girovagare.
Nonostante sia formalmente il sovrano della regione di Viegoya, spesso non si trova affatto lì e non si occupa di amministrazione o sicurezza.
Badigadi appartiene alla razza degli immortali demoniaci, con una capacità di rigenerazione estremamente elevata.
La sua pelle nera è così resistente che occorre una forza pari a un Re della Spada per scalfirla.
È praticamente immortale: anche se il suo corpo esplode in mille pezzi, i frammenti si riuniscono e lui ritorna in perfetta forma.
Per questo è noto come “Re Demone Immortale”.
In passato ha bevuto un elisir “uccisore di occhi magici”.
A causa di questo, la sua presenza non viene riflessa nei poteri degli occhi magici: chi usa occhi magici non può vedere o prevedere correttamente Badigadi.
Badigadi preferisce uno stile di combattimento brutale e istintivo.
Sfrutta al massimo il suo corpo immortale e le sue sei braccia per combattere “a mani nude”, senza troppa tecnica.
Non si preoccupa minimamente dei danni che subisce, perché sa di poter rigenerare praticamente qualsiasi ferita.
Per questo motivo avanza ridendo mentre viene mutilato, limitandosi a colpire il nemico finché l’altro crolla.
La sua forza complessiva è considerata pari a quella di un Imperatore della Spada.
Tuttavia, non possiede una tecnica raffinata: è pura fisicità, senza forme di spada o arti marziali ben strutturate.
Secondo lui, si è allenato a modo suo, con uno stile “selvaggio” per poter fare tutto ciò che vuole senza temere reazioni.
Ma contro avversari con potere d’attacco molto elevato o tecnica superiore non riesce a tenere il passo e viene travolto.
Anche senza l’armatura del Dio della Lotta, grazie alla rigenerazione, in battaglia viene comunque riconosciuto da Ruijerd Superdia come un vero membro dei Sette Grandi di Rango di fascia bassa.
Questo colloca Badigadi, con capacità di rigenerazione attiva, in una classe di potere paragonabile ai ranghi inferiori dei grandi guerrieri del passato.
Badigadi è legato all’Armatura del Dio della Lotta, un’armatura maledetta straordinariamente potente.
Quando la indossa, assume il titolo e il ruolo di “Dio della Lotta”, terzo posto tra i Sette Grandi di Rango.
L’armatura produce una luce dorata che quasi annulla la magia.
La sua struttura è così resistente che persino tecniche di spada di livello Imperatore hanno difficoltà a danneggiarla, e possiede anche capacità di autoriparazione, risultando praticamente indistruttibile.
La combinazione dell’armatura con il corpo immortale di Badigadi rende quasi impossibile infliggergli danni significativi.
Semplicemente, è un bersaglio che non smette di rialzarsi mentre la sua difesa rimane intatta.
Se l’armatura prende il pieno controllo, può creare armi e sfruttare un archivio di mille tecniche segrete.
È l’armatura stessa a valutare la situazione di battaglia e a scegliere automaticamente la tecnica migliore da utilizzare.
Badigadi ricorda che, nella battaglia contro il Re Drago Demoniaco Laplace, se fosse stato un semplice portatore dell’armatura privo di rigenerazione, sarebbe stato sconfitto in un solo colpo.
Questo sottolinea come, ai livelli più alti dei Sette Grandi, perfino l’Armatura del Dio della Lotta da sola non basta senza un corpo immortale alle spalle.
Se l’armatura non lo domina completamente, Badigadi combatte in modo simile al suo stile naturale: forza bruta, niente uso consapevole delle mille tecniche.
In questo stato, la sua velocità è inferiore persino a quella di un maestro del Nord come Alexander, famoso per essere tra i più lenti degli esperti di alto livello.
Di conseguenza, senza che l’armatura prenda il comando, la sua forza “attiva” rimane vicina a quella dei ranghi inferiori dei Sette Grandi.
La vera differenza la fa la rigenerazione, che gli consente di continuare a combattere mentre altri crollerebbero.
Seconda Grande Guerra Umani–Demoni
Durante la Seconda Grande Guerra Umani–Demoni, Badigadi agiva come stratega dalla parte dei demoni.
Nonostante il ruolo, la sua influenza politica era limitata e molti demoni avevano un atteggiamento rilassato, convinti che fosse sufficiente “vincere prima o poi”.
Questa mentalità lo frustrava, e per cambiare il corso della guerra ascoltò i consigli di Hitogami, lo “spirito” che gli parlava nei sogni.
Seguendo questi suggerimenti, orchestrò mosse che portarono il conflitto a diventare favorevole ai demoni.
Senza accorgersene, Badigadi era diventato un “apostolo” di Hitogami.
Quando il Re Drago Demoniaco Laplace scoprì le trame di Hitogami, finì per schierarsi contro Badigadi, considerandolo un burattino del nemico.
Scontro con Laplace e tragedia con Kishirika
La potenza di Laplace sul campo era terrificante: devastava eserciti demoniaci quasi da solo.
Badigadi ne ebbe un terrore genuino, capendo che così la guerra sarebbe finita in catastrofe.
Su consiglio di Hitogami, rubò l’Armatura del Dio della Lotta e la indossò.
Voleva proteggere a tutti i costi la donna che amava, Kishirika Kishirisu, e affrontare Laplace in prima persona.
Nel combattimento, però, l’armatura lo possedette.
Il duello finì in una sorta di pareggio mortale: Badigadi e Laplace andarono di fatto fuori gioco, ma nel processo Badigadi, privo di controllo, uccise con le proprie mani Kishirika.
Più tardi, quando i piani di Hitogami vennero svelati, Badigadi capì di essere stato manipolato fin dall’inizio.
Per lui fu uno shock: comprese di non essere davvero un “genio della strategia”, ma solo un tipo un po’ più sveglio in mezzo a tanti sciocchi.
Questa presa di coscienza lo portò a cambiare completamente il suo modo di essere.
Smise di prendere sul serio la sua “astuzia” e iniziò a recitare consapevolmente la parte del gigante semplice, muscoloso e dal cuore grande che Kishirika trovava affascinante.
Kishirika, essendo anch’essa un’immortale, alla fine ritornò in vita.
Badigadi, deciso a vivere secondo l’ideale di “uomo grande e spensierato”, scelse di non restare bloccato nel passato e di non farsi consumare dall’odio verso Hitogami.
In un primo momento, Badigadi ha odiato profondamente Hitogami per averlo manipolato e per la tragedia con Kishirika.
Con il tempo però, e con Kishirika di nuovo viva, ha ritenuto che restare aggrappato al rancore fosse contrario al suo nuovo stile “libero e spavaldo”.
Hitogami, a un certo punto, gli chiede aiuto.
Badigadi accetta di collaborare una sola volta, a condizione che Hitogami si scusi sinceramente e dopo una dura mediazione da parte di Geese Nukadia, un altro collaboratore di Hitogami.
In virtù di questo accordo, Badigadi indossa di nuovo l’Armatura del Dio della Lotta per aiutare nei piani di Hitogami.
Una volta conclusa questa collaborazione, considera la faccenda chiusa e non intende più essere coinvolto.
Arriva perfino a mandare una sorta di incoraggiamento a Orsted, il temibile Dragon God, perché sia lui a occuparsi definitivamente di Hitogami.
Badigadi si limita a dire, in sostanza, “da qui in poi non è più affar mio”.
Badigadi viene a sapere da Kishirika Kishirisu dell’esistenza di Rudeus Greyrat, un mago umano con un potere magico che, secondo lei, supera persino quello di Laplace.
Affascinato dall’idea di un umano tanto potente, decide di andarlo a trovare.
Si presenta alla Università di Magia di Ranoa, dove Rudeus studia e lavora.
Lì lo sfida a un duello amichevole, ponendo una regola semplice: chi riuscirà a infliggere danni all’altro usando la magia sarà dichiarato vincitore.
Durante il duello, Rudeus usa la sua tecnica di proiettili di pietra (un incantesimo estremamente concentrato e devastante).
L’attacco riduce Badigadi letteralmente a pezzi, costringendolo a riconoscere la propria sconfitta.
Badigadi prende la cosa con filosofia e buon umore.
Riconosce il talento di Rudeus, ne diventa una sorta di amico e decide di iscriversi come studente speciale alla Ranoa Magic University.
Durante la permanenza all’università, è una presenza fissa in ogni festa, cerimonia o raduno.
Si diverte a fare il “re della festa”, animando l’ambiente, ridendo, bevendo e spesso dando un’aria più leggera anche agli eventi più seri.
Più avanti nella linea temporale, Badigadi torna a indossare l’Armatura del Dio della Lotta e appare all’improvviso sul campo di battaglia nel Regno di Biheiril.
Lì si dichiara apertamente come Dio della Lotta Badigadi, terzo tra i Sette Grandi di Rango, e si schiera come nemico di Rudeus e dei suoi alleati.
In questa fase, l’armatura non ha completamente preso il controllo della sua mente.
Di conseguenza, non può utilizzare l’intero archivio delle mille tecniche né la creazione avanzata di armi personalizzate: combatte principalmente contando sulla potenza fisica amplificata e sulla difesa assoluta.
Nonostante questo “limite”, la combinazione tra armatura, corpo immortale e prestanza fisica si dimostra devastante.
Badigadi riesce a mettere in difficoltà e a respingere contemporaneamente una dozzina di combattenti di altissimo livello.
Tra questi ci sono:
Atofe Ratofe Laiback, la sua stessa sorella Immortale Re Demone.
Ruijerd Superdia, il guerriero Speerdia.
Eris Boreas Greyrat, spadaccina di livello altissimo.
Rudeus Greyrat equipaggiato con un set completo di Armatura Magica.
E anche altri guerrieri classificabili nel livello inferiore dei Sette Grandi di Rango o poco sotto vengono travolti dalla sua furia.
La battaglia contro Badigadi diventa uno dei momenti più estremi e disperati per il gruppo di Rudeus.
Scontro finale con Rudeus
Alla fine, il duello decisivo si svolge tra Badigadi e Rudeus, che indossa il prototipo più potente: la Armatura Magica Zero.
Rudeus usa una variante dei suoi proiettili di pietra, una “shotgun di proiettili di roccia”: una raffica devastante a corta distanza.
Ogni volta che le braccia di Badigadi vengono fatte saltare via, Rudeus utilizza magia di barriera per sigillare i frammenti.
In questo modo impedisce la rigenerazione di cinque delle sue sei braccia, riducendone progressivamente il potenziale offensivo.
Nonostante questo svantaggio, Badigadi riesce a danneggiare pesantemente la Armatura Magica Zero, quasi portandola al collasso.
Rudeus arriva sul punto di essere sopraffatto.
A rompere l’equilibrio interviene Eris Boreas Greyrat, che entra in scena nel momento critico.
Con un colpo di spada al massimo della sua capacità, recide l’ultima braccia rimasta a Badigadi, privandolo di ogni possibilità di attacco reale.
Rudeus ed Eris uniscono allora tutta la loro forza magica residua per alimentare la spada Re dei Draghi Kajatkt (King Dragon Sword, Kajaxt).
Con un unico colpo concentrato su Badigadi, riescono finalmente a sconfiggerlo.
Dopo la sconfitta, Badigadi viene sigillato nella Valle dei Draghi della Terra, un luogo remoto e difficilmente accessibile.
Lì rimane confinato, con il suo corpo immortale vincolato in modo da non poter tornare a combattere liberamente.
Kishirika Kishirisu
Kishirika Kishirisu è la Imperatrice Demoniaca e la donna che Badigadi ama da migliaia di anni.
È anche la sua fidanzata ufficiale.
Un tempo Badigadi era un tipo fisicamente debole ma pieno di teorie e ragionamenti.
Fu proprio un commento di Kishirika a spingerlo a cambiare: lei preferiva uomini robusti e spavaldi, e Badigadi decise di diventare esattamente così.
Da allora si è costruito il corpo muscoloso e l’atteggiamento grande, rumoroso e generoso che lo caratterizza.
La tragedia che lo portò a ucciderla mentre era posseduto dall’armatura del Dio della Lotta lo segna profondamente, ma il loro rapporto, una volta lei tornata in vita, resta legato da un affetto molto forte.
Atofe Ratofe Laiback
Atofe è la sorella maggiore di Badigadi e anch’essa un’Immortale Re Demone.
I due hanno un rapporto fortemente fisico e diretto, fatto di botte e allenamento quasi brutale.
Si racconta che Badigadi abbia passato un periodo vivendo con lei, venendo picchiato tutti i giorni come parte dell’addestramento per irrobustire il suo corpo.
Questo trattamento lo ha aiutato a diventare la montagna di muscoli che è oggi.
Laplace
Laplace è uno dei grandi avversari storici di Badigadi.
Esistono due “fasi” di Laplace: il Re Drago Demoniaco e, in epoca successiva, il Dio dei Demoni.
Nella Seconda Grande Guerra Umani–Demoni, Badigadi, indossando l’Armatura del Dio della Lotta, combatte contro Laplace nella sua forma di Re Drago Demoniaco.
L’esito è sostanzialmente un pareggio devastante, con conseguenze tragiche per entrambi.
In una fase successiva, durante la conquista del Continente dei Demoni da parte di Laplace come Dio dei Demoni, Badigadi rischia di essere eliminato definitivamente.
Questo cementa ulteriormente l’idea di Laplace come figura terribile nella sua memoria.
Geese Nukadia
Geese Nukadia è un altro collaboratore di Hitogami, noto per la sua astuzia e capacità di sopravvivenza.
È lui a ingaggiare un confronto diretto con Badigadi per convincerlo a collaborare con Hitogami in un’ultima grande impresa.
Geese mette addirittura a rischio la propria vita pur di persuaderlo.
Alla fine, grazie alle sue parole e alle scuse di Hitogami, Badigadi accetta di aiutare una sola volta, portando all’episodio della battaglia nel Regno di Biheiril.
Rudeus Greyrat
Rudeus Greyrat è una delle persone che più interessano Badigadi nel periodo “moderno”.
Kishirika gli parla di lui come di un mago dal potere magico superiore a quello di Laplace, e questa affermazione attira immediatamente la sua attenzione.
Il loro primo incontro è alla Università di Magia di Ranoa, culminando in un duello che Badigadi perde, rispettando Rudeus come avversario.
La sconfitta non lo turba: anzi, da quel momento lo considera una sorta di amico e compagno di bevute e divertimenti.
In seguito i due si ritrovano su fronti opposti, nella battaglia di Biheiril, con Badigadi nel ruolo di Dio della Lotta.
Il duello finale tra lui e Rudeus (aiutato da Eris) è uno dei più spettacolari e intensi, concluso con la sconfitta e il sigillo di Badigadi.
Eris Boreas Greyrat
Eris Boreas Greyrat è una spadaccina potentissima, cara compagna di Rudeus.
Durante lo scontro nel Regno di Biheiril, è lei a dare il colpo di grazia al vantaggio fisico di Badigadi.
Con un colpo all’apice della sua forza, Eris recide l’ultima braccia di Badigadi.
Questo permette a Rudeus ed Eris di concentrarsi sul colpo finale con la spada dei draghi, ponendo fine alla battaglia.
Badigadi si presenta a volte con frasi ad effetto e tono teatrale.
Una delle sue uscite più caratteristiche è una dichiarazione roboante come “Io sono il Dio della Lotta Badigadi, alleato di Hitogami e successore del nome del Dio della Lotta!”, che riassume perfettamente il suo mix di teatralità, ironia e auto-consapevolezza.
Nel complesso, Badigadi è un personaggio che unisce forza bruta, immortalità, autoironia e un inatteso passato tragico.
Sotto la superficie del gigante ubriacone e ridanciano si nasconde qualcuno che ha davvero visto il peggio delle guerre antiche e ha scelto, deliberatamente, di vivere d’ora in poi ridendo.
💬 Discussione della comunità
Parla di questo anime con persone a cui importa davvero.