Mikado Momodera è un giovane membro maschile dell’Istituto Momotaro, ex vicecomandante del Sesto Reparto (ventunesimo nell’adattamento animato) e in seguito semplice soldato del Reparto Kirishima, noto per i suoi lunghi capelli biondo dorato e per il profondo conflitto interiore tra giustizia e le regole disumane dell’organizzazione.
Nome: Mikado Momodera
Genere: Maschile
Età: 19 anni
Data di nascita: 21 ottobre
Gruppo sanguigno: O
Posizione iniziale: Vicecomandante del Sesto Reparto dell’Istituto Momotaro (ventunesimo reparto nella versione animata)
Posizione successiva: Soldato del Reparto Kirishima a Kagoshima, dopo la retrocessione
Capelli: Lunghi, dorati
Segno distintivo: Neo vicino alla bocca
Cibo preferito: Castella, dorayaki
Cibo detestato: Legumi (con eccezione del ripieno del dorayaki)
Hobby e interessi: Grande appassionato di armi da fuoco, amante di film e videogiochi che le rappresentano
Doppiatore originale: Shunichi Toki
Mikado è animato da un forte senso di giustizia e da un cuore sorprendentemente gentile per un membro dell’Istituto Momotaro.
Considera sacra la vita di chi possiede un cuore retto, tanto che si rifiuta di “eliminare” persino un demone, se questo non costituisce una minaccia per gli esseri umani.
Ha una regola personale ferrea: i demoni che aiutano le persone o che sono innocui non devono essere uccisi, a costo di andare contro l’ideologia del proprio ente.
Al contrario, quando giudica un demone come pericoloso per gli esseri umani, diventa glaciale e implacabile, senza ascoltare scuse o spiegazioni e senza mostrare esitazione nel colpire.
A soli 19 anni viene nominato vicecomandante di reparto, considerato un vero prodigio tra i Momotaro.
Le sue capacità e il suo potenziale vengono riconosciuti e lodati da Tsukuyomi Momoka e da Masumi Yodogawa, figure di alto profilo nell’organizzazione.
Nonostante la durezza che mostra in combattimento, Mikado è profondamente autocritico e incline al rimorso quando scopre di aver sbagliato giudizio.
Il senso di colpa per il modo in cui ha trattato Shiki Ichinose lo segnerà a lungo, influenzando tutte le sue decisioni successive.
Incontro con Shiki Ichinose
Mikado incontra per la prima volta Shiki Ichinose durante una festa di paese, in un’uscita in cui entrambi si trovano a operare in incognito.
Nessuno dei due conosce la vera identità dell’altro: Shiki usa il falso nome “Natsu” e si è travestito, mentre Mikado finge di essere un normale agente di polizia.
Scoprono subito di condividere le stesse passioni per le armi e per i media che le rappresentano, e la sintonia è immediata.
Da quell’incontro iniziano a vedersi come due amici qualsiasi: vanno al cinema, prendono un caffè insieme e si frequentano con naturalezza, senza sospetto.
Questo periodo di amicizia genuina rende Mikado uno dei pochi Momotaro capaci di vedere Shiki prima di tutto come persona, e non come semplice “demone”.
È un legame che, proprio per la sua sincerità, renderà ancora più doloroso il successivo tradimento e la rottura.
Manipolazione e rottura dell’amicizia
Col passare del tempo, Mikado sente allusioni e commenti da parte dei superiori, in particolare da Shinya Momoiwa e da altri Momotaro, che lasciano intendere che Shiki possa essere un demone.
Pur sentendo questi sospetti, inizialmente rifiuta di crederci e continua a fidarsi del suo amico.
Tuttavia, a causa di una macchinazione orchestrata da Shinya Momoiwa, Mikado si trova coinvolto in un incendio provocato da un subordinato di Momoiwa.
Sul luogo del disastro si imbatte in Shiki e scopre, bruscamente, che è davvero un demone e viene indotto a credere che sia lui il responsabile dell’incendio.
Convinto che Shiki abbia messo in pericolo vite umane, Mikado lo classifica senza esitazione come “demone che nuoce agli uomini”.
In quel momento volta completamente le spalle all’amicizia, rivela la propria vera identità e attacca Shiki con l’obiettivo chiaro di eliminarlo.
Durante lo scontro, Shiki entra in uno stato di furia incontrollabile, ma continua nonostante tutto a preoccuparsi per Mikado.
Vedendo che, perfino in quella condizione, Shiki si preoccupa della sua incolumità, Mikado inizia a dubitare delle sue conclusioni e della versione che gli è stata imposta.
Alla fine comprende che Shiki è stato incastrato e che l’incendio non è opera sua.
Questo lo porta a un crollo interiore: si rende conto di aver cercato di uccidere un vero amico basandosi su informazioni manipolate.
Da allora Mikado sceglie consapevolmente di combattere non contro i demoni in quanto tali, ma per salvare Shiki come amico e per correggere il torto commesso.
L’influenza del preside Naito Mudano rafforza questa svolta, indicando a Mikado il percorso del dialogo e della possibile convivenza tra demoni e Momotaro.
Dopo la battaglia decisiva
Al termine dello scontro decisivo, Mikado incontra nuovamente Shiki e riesce finalmente a chiedergli scusa per il suo tradimento.
I due riescono a riconciliarsi, ristabilendo il loro legame su basi più mature e consapevoli.
Spinto dalle parole di Naito Mudano, Mikado decide di impegnarsi attivamente per realizzare un mondo in cui demoni e Momotaro possano convivere.
Non si tratta più solo di un sentimento personale, ma di una vera e propria missione che definisce il suo nuovo cammino.
Quando viene convocato al quartier generale dell’Istituto Momotaro come una delle persone che conoscono da vicino Shiki, Mikado coglie l’occasione per esporsi apertamente.
Davanti ai vertici, sostiene con decisione la necessità di cercare una via di coesistenza tra gli umani Momotaro e i demoni.
La sua posizione, tuttavia, è in totale contrasto con il dogma dell’istituto, che si fonda sull’idea che i demoni vadano semplicemente sterminati.
Il risultato è durissimo: invece di essere ascoltato, Mikado viene considerato un deviato ideologico.
In conseguenza delle sue idee “eretiche”, viene trasferito nel reparto Kirishima della sede di Kagoshima, una zona periferica rispetto al potere centrale.
Contemporaneamente subisce una retrocessione da vicecomandante a semplice soldato, una vera e propria punizione mascherata da riassegnazione.
Nel Reparto Kirishima, Mikado si trova circondato da commilitoni che condividono l’odio assoluto verso i demoni e disprezzano apertamente chiunque parli di dialogo.
Lui viene emarginato, maltrattato fisicamente e discriminato dai suoi stessi colleghi, ridotto spesso a bersaglio di linciaggi interni.
Nonostante ciò, Mikado minimizza i propri patimenti, ritenendo che il dolore che prova non sia nulla in confronto al tradimento inflitto a Shiki.
Il peso che avverte davvero è l’assenza di una strategia concreta: non sa ancora come rendere reale la convivenza tra demoni e Momotaro.
Nel frattempo, comincia ad agire in modo indipendente dal reparto, cercando attivamente un contatto con i demoni della zona.
È una ricerca rischiosa, perché ogni suo passo viene osservato dagli altri Momotaro, pronti a cogliere qualsiasi pretesto per accusarlo di tradimento.
Incontro con Fumiya e il villaggio dei demoni
Durante le sue azioni autonome, Mikado fa la conoscenza di un giovane demone di nome Fumiya.
Attraverso Fumiya, viene introdotto in un piccolo villaggio dove vivono demoni che cercano semplicemente di condurre una vita tranquilla, lontana dagli scontri.
Mikado entra gradualmente in contatto con questi demoni, osservandone la quotidianità e le relazioni con gli umani del posto.
Queste esperienze confermano la sua convinzione che esistono demoni che non solo non danneggiano gli umani, ma possono addirittura convivere pacificamente con loro.
Tuttavia, ciò che Mikado ignora è che qualcuno lo sta seguendo nell’ombra.
Viene infatti pedinato da membri dell’Istituto Momotaro, che sfruttano i suoi spostamenti per localizzare il villaggio dei demoni.
Il risultato è devastante: il villaggio viene preso d’assalto e brutalmente devastato in nome della “giustizia”.
Mikado assiste impotente alla carneficina, vedendo Momotaro che uccidono demoni con entusiasmo sadico e persino sacrificano civili umani senza alcun rimorso, giustificando tutto con il dovere di sterminare i demoni.
Durante questo massacro, Fumiya perde il controllo e finisce per andare incontro alla morte in uno stato di furia incontrollata.
Per Mikado è uno shock tremendo: l’idea che si era fatto dell’organizzazione crolla definitivamente.
In quel momento realizza quanto profonda sia la corruzione morale dell’Istituto Momotaro.
Capisce che, dietro il linguaggio della giustizia, si nasconde un male ancora più grande di quello che egli attribuiva ai demoni.
Sfinito e sconvolto, Mikado perde i sensi.
Viene trovato e salvato da Naoshi, che lo mette al corrente delle terribili verità nascoste dietro l’operato dei Momotaro e delle reali intenzioni dei vertici.
Le rivelazioni di Naoshi cementano definitivamente la determinazione di Mikado a opporsi dall’interno al sistema dell’Istituto Momotaro.
Tuttavia, prima che possa agire liberamente, viene catturato e posto sotto custodia da Banchi, altro esponente dell’organizzazione.
Panoramica dell’abilità “Yamata no Orochi”
L’abilità principale di Mikado si chiama “Yamata no Orochi”, e gli consente di manifestare e controllare armi da fuoco create dai batteri che emette dal suo corpo.
Questa tecnica è molto simile alla liberazione sanguigna di Shiki Ichinose, che permette di generare diverse armi da fuoco, ma l’approccio di Mikado ha caratteristiche uniche.
Dalla sua schiena si estende una sorta di fascia batterica, alla quale sono collegati quattro fucili che lui può controllare come se fossero arti supplementari.
Queste armi fluttuano e si muovono nello spazio seguendo i suoi comandi, permettendo attacchi multitarget e una difesa molto flessibile.
Grazie al suo talento eccezionale, Mikado non si limita a evocare armi: è in grado di regolare con precisione la potenza di fuoco.
Può calibrare ogni colpo, passando da spari di contenimento a colpi distruttivi, a seconda della situazione e del bersaglio.
Inoltre, sfrutta il rinculo delle armi per compiere spostamenti ad altissima velocità, quasi come se venisse “lanciato” dai colpi che spara.
Questo stile di combattimento fa di lui una sorta di cecchino mobile, capace di combinare potenza di fuoco e agilità estrema.
Con sufficiente concentrazione, Mikado può aumentare il numero di fucili da quattro fino a sei, moltiplicando la sua capacità offensiva.
La coordinazione simultanea di tutte queste armi richiede un controllo mentale notevole, che lui dimostra di possedere fin dalla giovane età.
Oltre alle armi da fuoco convenzionali, la sua abilità gli permette di generare lanciarazzi (RPG) e perfino enormi cannoni a raggi di energia.
Queste varianti offrono un potenziale distruttivo ad ampio raggio, rendendolo temibile sia negli scontri uno contro uno che sulle linee di fronte più vaste.
Differenze rispetto alle capacità di Shiki Ichinose
Sebbene a prima vista la sua capacità somigli molto a quella di Shiki Ichinose, esiste una differenza fondamentale.
Shiki si concentra principalmente sull’evocazione e l’utilizzo diretto delle armi, mentre Mikado si specializza nel controllo remoto e nell’uso dinamico del rinculo per muoversi nello spazio.
In pratica, le armi di Mikado diventano una vera estensione del suo corpo, come arti aggiuntivi.
Questo stile conferisce alle sue battaglie un aspetto estremamente scenico e complesso, quasi come una danza armata ad altissima velocità.
Con Shiki Ichinose
Shiki è la persona che ha cambiato più profondamente la vita e la visione del mondo di Mikado.
Da semplice compagno di hobby conosciuto a una festa, diventa un amico caro, poi un “nemico” frainteso e infine il simbolo vivente della possibilità di dialogo tra demoni e Momotaro.
Il tradimento di Mikado, quando tenta di ucciderlo credendolo un demone assassino, è uno dei momenti più bui del suo percorso personale.
La sofferenza e il senso di colpa che ne derivano lo spingeranno a mettere in discussione non solo se stesso, ma l’intero sistema dell’Istituto.
La riconciliazione dopo la battaglia rappresenta per Mikado un nuovo inizio.
Shiki diventa così non solo un amico da proteggere, ma anche il punto di riferimento che lo guida nella sua lotta per la convivenza tra i due mondi.
Con Naito Mudano
Il preside Naito Mudano è colui che illustra a Mikado una via alternativa rispetto alla cieca obbedienza ai dogmi dell’Istituto Momotaro.
Parlando con lui, Mikado scopre l’idea concreta di una possibile coesistenza tra demoni e Momotaro.
Queste conversazioni trasformano le intuizioni e i dubbi di Mikado in una vera convinzione ideologica.
Mudano agisce come un mentore che lo spinge a passare dal semplice rimorso all’azione consapevole contro l’ingiustizia istituzionalizzata.
Con Tsukuyomi Momoka e Masumi Yodogawa
Tsukuyomi Momoka e Masumi Yodogawa sono tra i primi a riconoscere il talento straordinario di Mikado.
Vedono in lui non solo un combattente efficace, ma anche un potenziale leader.
Il loro apprezzamento iniziale contribuisce alla rapida ascesa di Mikado al ruolo di vicecomandante a soli 19 anni.
Questa fiducia iniziale rende ancora più evidente il contrasto con la successiva emarginazione dopo che Mikado esprime apertamente il suo desiderio di dialogo con i demoni.
Con Shinya Momoiwa
Shinya Momoiwa è il superiore diretto che, attraverso strategie e manipolazioni, porta Mikado a credere che Shiki sia un demone assassino.
È lui il burattinaio che sfrutta la fedeltà di Mikado all’istituto contro lo stesso Mikado e contro Shiki.
La presa di coscienza del ruolo di Momoiwa nella costruzione del falso scenario dell’incendio è una delle cause principali del crollo di fiducia di Mikado nel sistema.
Da quel momento, Mikado non vede più i suoi superiori come garanti di giustizia, ma come potenziali artefici di menzogne funzionali al mantenimento del potere.
Con Naoshi e Banchi
Naoshi è il suo salvatore dopo il massacro del villaggio dei demoni.
Grazie a lui, Mikado scopre le verità nascoste sull’Istituto Momotaro, consolidando la scelta di opporsi alle sue derive più oscure.
Banchi, al contrario, rappresenta il volto repressivo dell’organizzazione.
È colui che lo imprigiona, simbolo di come il sistema reagisca duramente contro chi prova ad allontanarsi dall’odio istituzionalizzato verso i demoni.
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