Kishibe è un cacciatore di diavoli della Pubblica Sicurezza in Chainsaw Man, mentore di Aki Hayakawa e Himeno, nonché in seguito comandante della Quarta Sezione Speciale Antidiavolo.
È un uomo di mezza età dal carattere cinico ma profondamente umano, considerato uno dei più forti cacciatori di diavoli ancora in vita.
Nome: Kishibe
Genere: Maschile
Età: Circa 50 anni
Altezza: 194 cm
Organizzazione: Pubblica Sicurezza – Prima Sezione Speciale Antidiavolo → Quarta Sezione Speciale Antidiavolo
Prima persona usata: «ore» (in italiano: «io» maschile, ruvido)
Diavoli con cui ha contratto: diavolo delle unghie, diavolo del coltello, diavolo dell’ago (nomi menzionati, poteri non mostrati)
Cose che gli piacciono: alcol, donne e uccidere diavoli
Doppiatore (anime): Kenjirou Tsuda
Attore (palcoscenico): Masashi Taniguchi
Kishibe è un uomo alto e asciutto, con capelli biondi rasati ai lati in un taglio a due livelli che gli conferisce un’aria ruvida e moderna.
Indossa orecchini neri a entrambe le orecchie, rafforzando la sua immagine da veterano un po’ ribelle.
Il tratto più riconoscibile del suo volto è la cicatrice cucita che gli attraversa la guancia sinistra.
Quella sutura deriva da un combattimento di gioventù in cui la bocca gli è stata squarciata fino all’orecchio, poi ricucita in modo visibile e permanente.
Il suo viso è quasi sempre impassibile: parla senza espressione, con occhi stanchi e freddi.
Questa maschera di indifferenza fa sì che molti non capiscano che cosa stia pensando, accentuando la sua aura di uomo pericoloso e imprevedibile.
Kishibe sostiene che «i cacciatori di diavoli che i diavoli temono davvero sono quelli con qualche vite allentata nella testa».
Secondo lui una persona “normale” non regge a lungo in questo lavoro: impazzisci, muori, o ti rompi in qualche altro modo.
Per questo ha l’abitudine di bere costantemente, anche in servizio, così da “svitare” intenzionalmente la propria testa e mantenersi in uno stato di follia controllata.
Il suo amore per l’alcol non è solo vizio, ma anche coping per sopportare anni di traumi, perdite di colleghi e missioni sanguinose.
In apparenza è freddo, cinico e spietato, pronto a parlare di vita e morte come se fossero dettagli di routine.
In realtà è profondamente legato ai suoi compagni: è un uomo di cuore, solo che protegge questa parte con sarcasmo, brutalità e bottiglie di liquore.
Kishibe porta il peso di molti ex allievi morti in servizio, e questo senso di colpa lo logora.
Si può intuire che il suo addestramento ferocemente duro verso Denji e Power sia in parte un modo distorto di sfogare la frustrazione per non essere riuscito a salvare tutti, inclusa Himeno.
Nonostante si definisca «il più forte cacciatore di diavoli», sa di essere invecchiato e di avere limiti.
Quando Hirofumi Yoshida si definisce di “terza categoria”, Kishibe ribatte ironicamente: «Allora io sono di quarta», mostrando un raro lampo di autoironia e consapevolezza.
Kishibe riassume il suo credo così:
«I diavoli temono solo i cacciatori di diavoli con qualche vite completamente saltata.»
Non è interessato all’eroismo puro, ma alla sopravvivenza e all’efficacia.
Per lui, sentimenti e scrupoli sono un lusso che spesso porta alla morte sul campo.
Durante l’addestramento di Denji e Power, li sprona con brutalità ma anche con riconoscimento sincero, arrivando a dirgli:
«Voi due siete da 100 punti.»
E promette loro:
«Vi farò diventare i tipi più fighi che ci siano.»
È anche uno dei pochi personaggi che diffida apertamente di Makima.
Le dice in faccia che, qualunque atrocità possa commettere, finché resterà dalla parte del genere umano lui chiuderà un occhio – ma lascia chiarissimo che è pronto a muoverle guerra se oltrepasserà quel limite.
Forza fisica e resistenza
Kishibe è riconosciuto come uno dei cacciatori di diavoli più forti in assoluto nella Pubblica Sicurezza, secondo probabilmente solo a Makima.
Anche se ammette di essere indebolito dall’età e dall’alcol, resta un combattente mostruoso per forza, velocità e resistenza.
In addestramento è capace di strangolare contemporaneamente Denji e Power con le braccia, uccidendoli più volte in un solo giorno come se nulla fosse.
In un’altra occasione infilza il petto di Denji tre volte in rapida successione per poi colpirlo sotto il mento, il tutto con la calma di chi corregge dei compiti.
La sua resistenza sfiora il sovrumano: anche dopo aver ricevuto colpi che ucciderebbero un uomo comune sul colpo, lui resta in piedi praticamente illeso.
È in grado di sopravvivere a cadute da grandi altezze, attenuando l’impatto con un coltello e atterrando su un’auto, per poi rialzarsi come se fosse stato solo un inconveniente.
Contratti con i diavoli
Secondo Princi, Kishibe ha stipulato contratti con il diavolo delle unghie, il diavolo del coltello e il diavolo dell’ago.
Tuttavia nel presente della storia non vediamo mai chiaramente l’uso dei loro poteri.
La ragione è che, dopo decenni di carriera, il suo corpo non ha quasi più niente che possa offrire come prezzo ai diavoli.
Per questo combatte principalmente con coltelli, arti marziali e pura esperienza, invece di affidarsi alle abilità infernali.
Il fatto che, nonostante l’assenza di poteri appariscenti, rimanga ai vertici della forza tra i cacciatori sottolinea quanto siano spaventosi il suo addestramento e il suo istinto di combattimento.
È in grado di affrontare e sopraffare più avversari dotati di poteri in sequenza, sfruttando debolezze e distrazioni con chirurgica precisione.
Dopo l’attacco alla Sezione Speciale, Kishibe viene incaricato di addestrare Denji e Power in vista dello scontro decisivo contro il Samurai con la katana.
Decide di trasformare l’allenamento in un vero e proprio massacro quotidiano: li caccia, li bracca e li uccide ripetutamente per temprarli.
Denji e Power cercano più volte di unirsi per tendergli imboscate, sfruttando trappole, furbizia e cooperazione.
Nonostante questo, Kishibe li batte ogni giorno senza difficoltà, smontando ogni loro piano con esperienza e brutalità.
Col tempo però confessa a Makima che ha iniziato ad affezionarsi ai due e che non vuole assistere alla loro morte.
Per un uomo come lui, ammettere di “avere preso affetto” per qualcuno è quasi una confessione intima, e mostra quanta umanità nasconda sotto il cinismo.
Più tardi, quando Makima manipola gli eventi per far risorgere Chainsaw Man, Kishibe rischia tutto.
Guida una squadra di agenti scelti e unità speciali per assaltare il suo appartamento, tentando di fermarla e di proteggere Denji.
Dopo il fallimento dell’operazione, è proprio lui a nascondere Denji e Kobeni Higashiyama, aiutando Denji a prepararsi per lo scontro finale.
Nonostante non possa ribaltare da solo il mondo, fa tutto ciò che può per sostenere il ragazzo che considera in qualche modo il suo “cane” e discepolo.
Alla fine degli eventi principali, Kishibe appare ancora una volta per affidare a Denji Nayuta, una bambina che in realtà è la versione reincarnata del Diavolo del Controllo.
Gli chiede di crescerla bene e poi sparisce dalla scena, scegliendo l’ombra invece della ribalta.
Kishibe è il maestro di Aki Hayakawa e Himeno, che lo rispettano e lo chiamano “sensei”.
È stato lui a insegnare loro come sopravvivere come cacciatori di diavoli, anche se il prezzo emotivo di questa vita è evidente in entrambi.
In un flashback, Himeno ricorda Kishibe mentre le impartisce la sua dura filosofia sui cacciatori.
Quando lei visita ogni mese la tomba del suo vecchio partner, lui la rimprovera dicendo che, finché continuerà a farlo, la sua “vite nella testa” resterà troppo saldamente avvitata.
Tuttavia lo stesso Kishibe dimostra di ricordare tutti i nomi dei partner morti di Himeno.
Questo dettaglio rivela che le sue parole dure non nascono da freddezza, ma dalla paura di vederla spezzarsi come tanti altri.
Con Aki ha un rapporto più distaccato ma comunque protettivo.
Ne osserva la crescita e la progressiva ossessione, consapevole che la strada su cui Aki cammina porta quasi sempre alla morte o alla tragedia.
Dopo le pesanti perdite subite dalla Pubblica Sicurezza, le varie sezioni speciali vengono riorganizzate.
Kishibe si ritrova così a capo della Quarta Sezione Speciale Antidiavolo, che include Denji, Power e vari altri individui estremamente pericolosi o instabili.
Come comandante, agisce in modo pragmatico e spesso spietato, usando i membri della sezione come armi.
Non esita a mandarli in prima linea o a sfruttarli in piani rischiosi, ma allo stesso tempo è uno dei pochi superiori che si assume davvero la responsabilità delle conseguenze.
Durante l’“arco degli assassini” viene coinvolto nella lotta contro la cacciatrice di diavoli cinese Quanxi, sua ex partner.
In un momento chiave cattura e neutralizza quattro dei suoi demoni subordinati, usando due di loro come ostaggi per provare a convincerla a passare dalla parte della Pubblica Sicurezza.
Il tentativo di reclutamento fallisce e Kishibe finisce per essere scaraventato giù da un edificio.
Grazie alla sua prontezza usa un coltello per rallentare la caduta su una parete e atterra per caso sull’auto di Kobeni, distruggendola ma salvandosi la vita.
Durante queste operazioni lavora in coordinazione con Hirofumi Yoshida, con cui sembra avere un rapporto di conoscenza pregressa e rispetto reciproco.
Parlano con naturalezza e con umorismo amaro, evidenziando che Kishibe è un veterano che conosce bene le nuove leve più pericolose.
Fin dall’inizio, Kishibe è uno dei pochissimi all’interno della Pubblica Sicurezza che sospetta seriamente di Makima.
Intuisce che il suo potere e le sue motivazioni vanno ben oltre la semplice difesa dell’umanità.
Durante una conversazione con lei, le dice chiaramente che può commettere tutte le atrocità che vuole, persino uccidere i suoi “cani”, cioè i subordinati, a patto che rimanga dalla parte degli umani.
È un avvertimento nascosto: sa che non può affrontarla frontalmente, ma le fa capire che la sta osservando.
Quando Makima riporta in scena Chainsaw Man e inizia la sua operazione su larga scala, Kishibe decide che è arrivato il momento di agire.
Raduna reparti speciali, agenti della Pubblica Sicurezza e unità armate per un assalto diretto al suo appartamento, pur sapendo che le probabilità sono contro di lui.
L’operazione fallisce, ma il gesto stesso dimostra quanto sia disposto a rischiare.
Da quel momento la sua lotta diventa più sottile: proteggere Denji e trovare un modo per spezzare il ciclo di controllo di Makima.
Una volta che Denji riesce a porre fine al conflitto con Makima in modo definitivo, il mondo torna parzialmente alla normalità.
Dietro le quinte, però, Kishibe continua ad agire.
Viaggia in Cina per recuperare il Diavolo del Controllo rinato sotto forma di bambina, Nayuta.
Dimostra così una capacità operativa e una rete di contatti che vanno ben oltre i confini giapponesi.
Ricondotta Nayuta in Giappone, Kishibe la affida a Denji, ordinandogli di crescerla bene e di tenerla al sicuro.
È un atto di fiducia enorme: affida il destino di una delle entità più pericolose del mondo proprio al ragazzo che ha allenato, sperando che il suo cuore la indirizzi sul giusto cammino.
Dopo questo, Kishibe scompare dalla scena pubblica.
In seguito alcuni personaggi lo menzionano, il che lascia intendere che è ancora vivo e probabilmente continua a muoversi nell’ombra.
Nel materiale extra si vede un Kishibe giovane, con capelli neri e lineamenti più morbidi, quasi simile per fascino a Hirofumi Yoshida.
Da ragazzo era soprannominato “cane rabbioso Kishibe” perché era molto più impulsivo, violento e spericolato.
Già allora era un grande donnaiolo e un amante del rischio, ma la sua durezza era meno velata dal cinismo e più dall’incoscienza giovanile.
In quel periodo formò una coppia di caccia con Quanxi, la cacciatrice di diavoli cinese, lavorando con lei per oltre nove anni.
Kishibe si innamorò di Quanxi e ci provò con lei innumerevoli volte.
Ogni sua avances veniva respinta brutalmente, spesso letteralmente a pugni.
Alla fine Quanxi gli confessò che era attratta dalle donne.
A quel punto Kishibe si arrese e abbandonò la corte, ma è chiaro che il legame tra i due rimase profondo, trasformandosi in una forma di rispetto misto a nostalgia.
Il suo passato di “cane rabioso” e i segni che porta sul corpo spiegano perché oggi sia tanto disilluso ma anche tanto lucido su ciò che significa essere un cacciatore di diavoli.
Ha visto e fatto più di quanto la maggior parte delle persone possa immaginare, e proprio per questo riesce ancora a ridere amaramente, bere e continuare a combattere.
💬 Discussione della comunità
Parla di questo anime con persone a cui importa davvero.