Lakan Kan è un brillante ma bizzarro stratega militare del Regno di Lei, titolato Gran Generale (Tawei) e noto come “Gran Generale Kan”, celebre tanto per il suo genio tattico quanto per il suo comportamento eccentricamente ingestibile a corte.
Lakan indossa sempre un monocolo finto su occhi stretti e dall’aria volpina, che contribuisce alla sua fama di “stratega strambo”.
Pur non appartenendo a una delle grandi casate “dai nomi illustri”, è uno dei massimi vertici dell’esercito e detiene una posizione praticamente intoccabile.
È definito da molti come “stratega pazzo”, mentre Maomao lo chiama semplicemente “quel tizio” o “quell’uomo di mezza età” con palese ostilità.
Nonostante tutto, le sue capacità come consigliere militare sono di prim’ordine assoluto e perfino l’Imperatore lo teme e lo rispetta.
È ufficialmente celibe e non ha avuto matrimoni precedenti.
Tuttavia è il padre biologico di Maomao, anche se lei si rifiuta categoricamente di riconoscerlo come tale.
Il cognome Kan non è affatto raro nel Regno di Lei, ma tra i personaggi di alto rango con questo nome lui è praticamente l’unico.
La sua famiglia è conosciuta come “Casa Luo di Kan” (o più brevemente “Casa Luo”), una casata antica e studiosa considerata “quasi al livello dei nomi illustri”.
La Casa Luo non è una dinastia di potere politico stabile, bensì una famiglia che sforna spesso menti brillanti a vocazione accademica.
Non mira a mantenere il potere per i figli o a tramandarlo per dovere, ma piuttosto si concentra sullo studio e sull’influenza intellettuale nei momenti cruciali della storia.
La famiglia ha il diritto di partecipare alle riunioni delle grandi casate “dai nomi illustri”, pur non essendone formalmente parte.
È una delle casate non illustre più antiche del regno, con una storia familiare molto lunga.
Quando Lakan era giovane, la Casa Luo aveva però perso gran parte della sua influenza per motivi interni.
La scalata al potere di Lakan è quindi frutto quasi esclusivamente delle sue capacità personali.
Nel corso di circa quindici anni, prima dell’inizio degli eventi principali dell’opera, Lakan ha:
ricostruito la propria carriera da zero fino al vertice dell’esercito;
deposto il padre biologico e altri familiari con cui era in conflitto, assumendo il ruolo di capo famiglia;
distrutto politicamente chiunque abbia provato a ostacolarlo, fino a provocare in certi casi la dissoluzione intera di famiglie rivali.
Ha compiuto tutto questo senza appartenere a nessuna fazione, rendendosi così ingovernabile e temuto da tutta la corte.
Le sue stranezze, unite alla capacità di rovinar vite, hanno reso Lakan un tabù vivente: ci si guarda bene dal coinvolgerlo, ma nessuno osa toccarlo.
Molti commentano che “se fosse stata un’epoca di guerre continue, avrebbe potuto esprimere il suo talento al massimo”, anche se in realtà così com’è è già fin troppo pericoloso.
L’Imperatore stesso lo considera una risorsa indispensabile ma difficilissima da controllare, proprio perché privo di un vero schieramento.
Lakan è un uomo estremamente intelligente, ma pigro, opportunista e apertamente strambo.
Ama giocare il ruolo del “fannullone inoffensivo”, ma in realtà ha predisposto il sistema in modo che il lavoro proceda anche se lui fa il minimo indispensabile.
È famoso per:
il suo gusto per gli scherzi pesanti, spesso a danno di Jinshi e Maomao;
la tendenza a scaricare su altri gli affari più spiacevoli e intricati;
la capacità di percepire in anticipo odori di intrighi, disastri o complotti, senza però muovere un dito in prima persona.
Quando fiuta un problema, raramente agisce in modo diretto.
Preferisce istigare qualcun altro, manovrandolo con poche parole fino a farlo correre verso il problema al posto suo.
Per via della sua continua ingerenza, Jinshi si ritrova spesso con tonnellate di lavoro bloccato o girato a lui per “comodità”.
A sua volta, Jinshi trascina spesso Maomao nelle beghe scatenate da Lakan, rendendolo una vera e propria piaga quotidiana per entrambi.
Maomao, sentendo parlare di questo “Gran Generale Kan” solo attraverso le lamentele di Jinshi, lo percepisce fin da subito come una fonte vivente di guai.
Quando ne capisce la portata reale, la sua espressione di disgusto è memorabile.
Lakan ha occhi stretti e furbi, spesso descritti come “occhi da volpe”.
Porta sempre un monocolo su un occhio, che però è puramente estetico: non gli serve davvero per vedere.
Questa scelta scenica contribuisce alla sua immagine di intellettuale eccentrico.
Il monocolo è ormai parte integrante della sua figura, al pari dei suoi modi strani e dell’aria sempre un po’ ironica.
Genio del reclutamento e dell’organizzazione
La capacità più riconosciuta di Lakan è la sua abilità nel valutare le persone e nel reclutare talenti.
È in grado di individuare rapidamente le attitudini individuali e di collocare ciascuno nella posizione più adatta.
Ha creato una rete di collaboratori tanto efficiente che, anche facendo finta di dormire in piedi, il lavoro continua a scorrere.
Per questo può permettersi di recitare la parte del “gran funzionario svampito” pur restando il cervello dell’apparato militare.
Maestro dei giochi da tavolo
Lakan è un campione assoluto nei giochi da tavolo strategici, in particolare:
Go (Weiqi): è praticamente il secondo più forte del regno, perdendo contro il “Maestro del Go” con un rapporto di circa 4 vittorie a 6.
Shogi (gli scacchi locali): è considerato imbattibile, senza rivali all’interno del paese.
Perfino il Maestro del Go ammette che in condizioni normali battere Lakan sarebbe estremamente difficile.
Le sue poche sconfitte derivano spesso da stratagemmi psicologici, come l’offerta di dolci piccanti che lui detesta e che gli spezzano la concentrazione.
Lakan, da parte sua, approva questo tipo di tattiche indirette e le considera parte del gioco.
Detesta i dolci piccanti, ma rispetta chi sfrutta anche questi mezzi per vincere.
Percezione dei ruoli come “pezzi di shogi”
Lakan soffre di una particolare forma di prosopagnosia: non riesce a distinguere i volti delle persone.
Ai suoi occhi, gli esseri umani non hanno tratti facciali riconoscibili, ma vengono percepiti come pezzi su una scacchiera.
Nel contesto militare, questa caratteristica diventa un vantaggio.
Vede ogni individuo come il “pezzo” ideale per una certa posizione: fanteria, cavalleria, supporto, logistica, comando, e così via.
In battaglia, Lakan dispone le truppe come se stesse giocando una partita di shogi su vasta scala.
Questa visione astratta gli permette di gestire le risorse umane con estrema lucidità, senza farsi condizionare da affetti o pregiudizi visivi.
Intuito e lettura delle bugie
Lakan possiede un intuito così affilato da rasentare il sovrannaturale, pur essendo spiegabile con la sua osservazione estrema.
È famoso per il fatto che con lui le bugie non funzionano praticamente mai.
Coglie dettagli minimi come:
micro-espressioni del viso;
impercettibili cambiamenti nel tono di voce;
lievi movimenti degli occhi;
alterazioni nel respiro o nella postura.
Questo lo rende un esorcista di menzogne: chi prova a ingannarlo viene smascherato quasi subito.
Lui stesso, però, considera queste doti solo la logica conseguenza del dover riconoscere gli altri senza poter contare sui volti.
Approccio alla soluzione dei problemi
Quando una situazione puzza di complotto o di tragedia imminente, Lakan è quasi sempre il primo a capirlo.
Non si lancia però direttamente nella mischia: non gli piace faticare.
Di solito:
nota il problema;
calcola le possibili conseguenze;
sceglie la persona ideale da “spingere in avanti”;
con poche parole o un incarico ambiguo, spinge qualcun altro a intervenire.
Il risultato è che i casi si risolvono, ma spesso al prezzo di trascinare nuova gente nella tempesta.
È come usare dinamite per spegnere un piccolo incendio: il fuoco si spegne, ma rimane un cratere fumante.
Lakan è un grande amante di tutto ciò che riguarda i giochi da tavolo e la strategia.
Si diverte moltissimo a giocare a Go o a shogi, soprattutto contro avversari di alto livello.
È anche dichiaratamente goloso di dolci.
Porta sempre con sé una bottiglietta a forma di fiaschetta o di piccolo fiasco, piena di acqua di frutta (una sorta di succo).
Essendo di costituzione completamente astemia, non regge minimamente l’alcol.
Basta pochissimo vino o liquore perché si ubriachi e crolli senza forze.
In passato, il suo vizio di bere continuamente dalla stessa bottiglietta gli ha causato problemi di salute.
La pratica del “bere direttamente dal collo della bottiglia” è stata infatti all’origine di un’infezione che lo ha messo KO per un po’.
Stato civile e famiglia adottiva
Ufficialmente, Lakan è nubil… anzi, scapolo, senza matrimoni né divorzi alle spalle.
Dopo aver cacciato parte della sua famiglia originaria, ha però preso come figlio adottivo suo nipote Lahan, con cui ha fatto fronte comune.
Lahan è un genio dei numeri, dotato di un talento straordinario per la contabilità e la finanza.
Gestisce numerosi affari paralleli e investimenti e funge, di fatto, da “tesoriere” di Lakan, soffrendo spesso in silenzio per le sue spese folli.
Lakan e Luomen
Luomen è lo zio di Lakan e allo stesso tempo il padre adottivo di Maomao.
È l’uomo che ha aiutato Lakan a compensare la sua incapacità di riconoscere i volti, insegnandogli altri metodi di identificazione.
Lakan nutre verso Luomen una sincera ammirazione e gratitudine.
È uno dei pochissimi di cui Lakan ascolta le parole senza fare il bastian contrario.
Luomen, da parte sua, riconosce senza esitazioni la genialità di Lakan.
Questo riconoscimento è uno dei motivi per cui Maomao, pur stimando moltissimo Luomen, prova una certa invidia per il fatto che lo zio abbia così alta considerazione del suo vero padre.
Lakan e Maomao
Maomao è la figlia biologica di Lakan e della cortigiana Fengxian.
Lui la ama fino all’eccesso, in modo quasi ossessivo, mentre lei lo tratta con freddezza, fastidio e un certo rancore di fondo.
Quando la vede, Lakan non esita a esplodere in scenate e urla affettuose del tipo:
“Maomaooo! Papààà è quiii!!!”
Riceve in risposta solo sguardi gelidi e commenti acidi.
L’amore di Lakan per Maomao è autentico ma mal espresso.
Ogni tentativo di affetto finisce per essere invadente, imbarazzante o francamente spaventoso, ottenendo l’effetto opposto.
Maomao dichiara apertamente che:
non lo riconosce come padre;
non lo “odia” nel senso pieno della parola, ma lo detesta e lo considera insopportabile;
tuttavia, non lo incolpa per tutto e riconosce che in certi momenti cruciali ha preso la decisione giusta.
In un momento di sincera riflessione, Maomao ammette che Lakan “ci ha azzeccato al primo colpo” su una questione importante, per cui non nutre un vero rancore profondo.
Subito dopo, però, aggiunge che lo detesta comunque, cosa che deprime chi ascolta la conversazione (come Gaoshun, che ci si riconosce e sospira).
È implicito che parte del suo astio sia dovuto alla gelosia per il talento di Lakan, che perfino Luomen ammette essere superiore.
Il resto nasce dall’infanzia di Maomao, segnata anche da un episodio potenzialmente traumatico legato a Lakan.
L’episodio del guerriero che la colpisce
In una certa occasione, durante un’importante cerimonia, un ufficiale della guardia colpisce Maomao per impedire che faccia irruzione e comprometta il rituale.
Dal punto di vista di Maomao e del lettore, sembra chiaramente un ostacolo ingiusto, poiché lei stava cercando di sventare un assassinio.
Da un punto di vista militare, però, il gesto dell’ufficiale è coerente con il suo dovere:
non può permettere che una civile irrompa durante un rito d’importanza capitale.
Lakan, una volta venuto a conoscenza dell’episodio, decide di prendere quell’ufficiale come suo sottoposto.
Lo tratta complessivamente con una certa benevolenza e gli offre possibilità di carriera, riconoscendo la sua correttezza professionale.
Al tempo stesso, però, non rinuncia a punzecchiarlo psicologicamente ogni tanto, come vendetta per aver colpito “la sua preziosa figlia”.
L’ufficiale interpreta queste frecciate come un allenamento mentale da parte di un superiore severo ma giusto, dando vita a uno strano rapporto di “masochismo morale” con ottima sinergia.
Va anche detto che essere ufficialmente un subordinato diretto di Lakan equivale a entrare in una posizione di super-lavoro cronico.
Molti robusti ufficiali, pur di evitare questo destino, preferirebbero quasi affrontare un plotone di esecuzione.
Lakan e Jinshi
Lakan non sopporta Jinshi e lo tratta con freddezza e aggressività velata.
Le sue ragioni, dal suo punto di vista, sono fin troppo logiche.
Vede in Jinshi:
una persona che si finge qualcun altro, nascondendo la sua vera identità;
un “mezzo uomo” o comunque un individuo ambiguo, difficile da classificare;
qualcuno che “si muove nell’ombra, combinando cose nel dietro le quinte senza la volontà di esporsi in prima linea”.
Sapendo che un individuo simile si avvicina a Maomao con una certa familiarità, Lakan è istintivamente ipervigilante e geloso.
Lo definisce, con la sua solita lingua tagliente, un bugiardo codardo che non ha il coraggio di stare sotto i riflettori.
In realtà, molte delle ambiguità di Jinshi non sono colpa solo sua, ma Lakan sembra perfettamente consapevole di questo.
Nonostante ciò, continua a insultarlo apposta, sia per proteggerne la figlia sia perché non gli va a genio il suo modo di vivere.
In aggiunta, Lakan serba rancore verso Jinshi anche per un motivo pratico.
Dopo anni di sforzi per recuperare Maomao e poterla avere sotto la sua tutela, Lakan vede Jinshi “piombare dal nulla” e portarla nel Palazzo Interno, vanificando molti piani di lungo corso.
Rapporti con l’Imperatore e la corte
Lakan è una presenza ingombrante a corte.
Perfino l’Imperatore, pur stimandolo, deve ammettere che nessuno riesce davvero a gestirlo.
In situazioni critiche, come l’operazione chirurgica per rimuovere l’appendice dell’Imperatore, il suo peso politico diventa determinante.
Maomao e Luomen vengono ammessi nella squadra medica proprio perché, se qualcosa fosse andato storto e si fosse parlato di punire loro e le loro famiglie, Lakan probabilmente avrebbe scatenato tale caos da far saltare tutto il meccanismo di responsabilità.
L’idea, condivisa persino dall’Imperatore, è: “Se provassi davvero a punire Luomen e Maomao, Lakan distruggerebbe la corte intera pur di impedirmelo”.
Questo rende la loro presenza paradossalmente più “sicura” per tutti.
In passato, Lakan non ha esitato a lamentarsi con l’Imperatore in persona per questioni familiari, come il fatto di aver dovuto cacciare uno zio indesiderato.
Le sue lamentele sono talmente intense da lasciare nell’Imperatore una sorta di trauma leggero, ma nessuno osa fargli cambiare tono.
Influenza e timore
Lakan è considerato una delle figure più pericolose e ingovernabili del Regno.
Quando pronuncia frasi del tipo “Se va Maomao, vengo anch’io”, l’intera sala si zittisce.
È sufficiente il suo coinvolgimento per far tacere proteste, gelosie o opposizioni.
Gli altri sanno che se lo contrariassero troppo, potrebbero ritrovarsi, nel giro di poco, politicamente annientati.
Infanzia e rifiuto familiare
Da bambino, Lakan non distingueva i volti di nessuno.
Per lui, le persone erano masse indistinte, quasi come pietre su una tavola di Go.
Questa condizione lo rendeva incapace di rapportarsi normalmente agli altri.
Il padre lo considerava un “difetto di fabbrica”, un figlio fallato e imbarazzante.
La madre, a sua volta, lo trascurava e si concentrava sul figlio minore, sano e promettente, considerato l’erede ideale.
Lakan cresce così emotivamente isolato, convinto che la sua emarginazione sia una cosa naturale.
L’aiuto di Luomen
Fu lo zio Luomen a cambiare tutto.
Mosso a compassione, gli suggerì di usare altri elementi per riconoscere le persone: corporatura, postura, gesti, voce, abitudini.
Seguendo questo consiglio, Lakan iniziò a esercitare un’osservazione estrema di ogni dettaglio umano.
Grazie a questa “ri-educazione della percezione”, scoprì di poter riconoscere non solo le persone, ma anche:
le loro bugie;
le loro capacità reali;
il loro potenziale caratteriale e professionale.
Durante questo processo, Lakan percepì lo zio come il “pezzo più forte sulla scacchiera”, comprendendone l’enorme statura morale e intellettuale.
Al confronto, la figura del padre gli apparve pateticamente piccola.
Sommandosi al fatto di essere il figlio maggiore di una casa prestigiosa, questa consapevolezza gli fornì il nucleo di fiducia necessario per puntare in alto.
Anche senza abilità marziali dirette, seppe tradurre il suo talento per i giochi da tavolo in strategia militare reale, avviando il suo percorso verso il vertice dell’esercito.
Il primo incontro alla casa di piacere
Da giovane, Lakan viene portato da alcuni colleghi nella casa di piacere “Liuqing” nel quartiere dei piaceri.
Lì si trova coinvolto in una sfida particolare: il “duello” tra Fengxian, una cortigiana famosa per la sua bravura nel Go, e lui, il “campione imbattuto del dipartimento militare”.
Nel primo scontro di Go, Lakan subisce una sconfitta devastante.
Ma contemporaneamente, qualcosa di incredibile accade nella sua mente.
Per la prima volta nella sua vita, Lakan riesce a vedere il volto di qualcuno in modo chiaro.
Il volto di Fengxian si incide nella sua percezione come “umano” e non come un semplice oggetto indistinto.
Questo momento è per lui una vera rivoluzione interiore.
La donna che gli appare così vivida diventa, inevitabilmente, una figura centrale nel suo cuore.
Da quel momento, Lakan e Fengxian iniziano a vedersi spesso, in qualità di cliente e cortigiana.
Giocano partite di Go e shogi, con Fengxian che continua a batterlo sistematicamente a Go.
Separazione e tragedia
Poco dopo, a causa di un grave conflitto interno alla famiglia, Luomen viene esiliato dalla capitale.
Lakan rimane invischiato nella vicenda e, a sua volta, viene allontanato dalla città per tre anni.
Quando finalmente riesce a rientrare, trova nella sua stanza una lettera indirizzata a lui e un dito mozzato.
Capisce così che Fengxian ha subito una sorte terribile legata a una gravidanza fuori regola e al disonore del bordello.
Accorre immediatamente alla casa di piacere Liuqing, ma la situazione è drammatica.
La casa ha perso reputazione a causa di un parto imprevisto di una cortigiana e si trova sull’orlo della rovina.
Gli viene detto che Fengxian è morta e che il bambino che ha partorito è probabilmente morto di stenti.
La vicaria del bordello, una donna dura e cinica, lo insulta, accusandolo di essere la causa della sventura e affermando che, anche se il bambino fosse stato suo, nessuno lo avrebbe mai cresciuto.
Lakan viene travolto dalla disperazione e dal senso di colpa.
Pensa persino al suicidio, convinto di aver distrutto la donna che amava per una sola notte d’errore.
L’unico filo che lo trattiene dal baratro è la possibilità che il bambino possa essere ancora vivo.
Anche se debole e incerta, questa speranza diventa il suo unico appiglio per continuare a vivere.
La ricerca di Maomao
Da quel momento, Lakan inizia a tornare ripetutamente nel quartiere dei piaceri.
Ogni volta viene malmenato e cacciato via, ma non rinuncia.
Finisce spesso per giacere in un vicolo come uno straccio usato, dopo essere stato picchiato per la sua “insistenza molesta”.
Eppure, continua a tornare, sperando in qualche traccia del bambino.
Un giorno, in uno di questi rientri umilianti, nota una bambina con le dita delle mani malformate o segnate.
Pur non riconoscendo il volto, il suo intuito gli urla che quella dev’essere sua figlia.
Accanto alla bambina vede Luomen, cosa che conferma la sua intuizione.
Capisce che lo zio ha preso con sé la bambina e l’ha cresciuta come sua figlia adottiva.
È possibile che, in alcune versioni della storia, Lakan abbia reagito con eccessiva impulsività, arrivando persino a rapire Maomao per portarla via con sé.
Questo avrebbe lasciato una cicatrice emotiva nella memoria della bambina, contribuendo alla sua avversione nei confronti di Lakan.
Ascesa e tentativo di riscatto
Per poter proteggere Maomao e, un giorno, reclamarla apertamente, Lakan decide di prendere il controllo completo della Casa Luo.
Scopre che il padre e il fratellastro sono coinvolti in gravi atti di corruzione e, insieme a Lahan, elabora un piano per spodestarli.
Non lo fa solo per ambizione.
Se la corruzione venisse scoperta dall’esterno, tutta la famiglia, inclusi Luomen e Maomao, sarebbe trascinata nella rovina a causa delle pene di responsabilità collettiva.
Così, Lakan manovra abilmente per spazzare via il padre e il fratellastro, assumendo la guida della famiglia.
In parallelo, si arrampica nel sistema militare fino a diventare il Gran Generale Kan, una figura che nessuno può ignorare.
Con il tempo, chiede alla casa di piacere il risarcimento del debito legato alla vicenda di Fengxian, offrendo somme molto superiori a quelle originarie.
Tenta anche di negoziare la messa in libertà di Maomao tramite una sorta di “riscatto” formale, ma il progetto non va in porto come previsto.
La situazione viene complicata dal fatto che Maomao viene reclutata come donna di servizio nel Palazzo Interno, sotto la supervisione di Jinshi.
Di fatto, Lakan vede il suo lungo piano per “riavere” la figlia bruscamente deviare, mentre un giovane funzionario “spuntato dal nulla” la trascina in un mondo completamente diverso.
Il miracolo del ricongiungimento
Più di dieci anni dopo il primo incontro tra Lakan e Maomao, gli eventi portano alla necessità che Lakan riscatti una cortigiana dalla casa Liuqing.
Maomao, che ha qualche influenza sulla scelta, pensa che sarebbe bello se scegliesse Meimei, un’altra cortigiana legata alla loro storia.
Tuttavia, grazie anche all’intervento di Meimei stessa, Lakan si ritrova davanti a Fengxian, ancora viva, ma devastata dalla malattia.
Sono passati circa diciassette anni dal loro addio, e lei è ormai in stato terminale di sifilide, con il corpo e la mente gravemente compromessi.
Nonostante ciò, per Lakan, lei è ancora la donna più bella del mondo, l’unico volto che da sempre ha visto chiaramente insieme a quello di Maomao.
Quando la rivede, scoppia in lacrime, e senza esitazione dichiara di volerla riscattare a qualunque prezzo.
La direttrice del bordello protesta con forza:
riscattare una cortigiana gravemente malata e semidistrutta è, per la casa, un enorme rischio di reputazione.
Lakan, però, non si lascia intimidire e afferma che può pagare dieci, venti volte il prezzo normale.
In alcune versioni della scena, prende il volto rovinato di Fengxian tra le mani nude e dice: “Se non è lei, non voglio nessun’altra”.
Alla fine, organizza un riscatto talmente spettacolare da trasformare il quartiere dei piaceri in un carnevale di tre (o addirittura sette) giorni e notti.
Lahan, incaricato di gestire le finanze, quasi sviene vedendo i conti, anche se in seguito riuscirà in parte a recuperare le perdite grazie al suo talento negli affari.
Ultimi giorni e eredità
Fengxian, ormai alla fine dei suoi giorni, passa il tempo che le rimane accanto a Lakan.
Anche se non si sa quanto abbia compreso pienamente, è implicito che abbia ritrovato una certa pace e felicità negli ultimi momenti.
Dopo la sua morte, Lakan conserva sempre con sé una ciocca dei suoi capelli, portandola vicino al cuore.
Parla di lei senza vergogna come della sua “preziosa moglie”, senza preoccuparsi dei giudizi sociali.
Inoltre, raccoglie le loro vecchie partite di Go e shogi, annotate durante gli anni, e ne fa un libro di partite.
Per chi sa leggere oltre i diagrammi, questo volume è una vera epopea d’amore, un romanzo sentimentale raccontato in mosse e strategie.
La pubblicazione del libro scatena una grande moda dei giochi da tavolo nel Regno di Lei.
Lahan sfrutta prontamente il trend per lanciare prodotti e tornei, recuperando buona parte del denaro che Lakan aveva speso come un pazzo per il riscatto di Fengxian.
Maomao, da parte sua, capisce che i suoi genitori si sono sempre amati, anche se in modo tortuoso.
Pur mantenendo il suo atteggiamento spigoloso verso Lakan, sembra sinceramente contenta che madre e padre abbiano potuto ricongiungersi almeno una volta.
Le due persone che vede davvero
In mezzo a un mondo di volti indistinguibili, Lakan riesce a vedere chiaramente solo due persone:
Fengxian, l’amata cortigiana e poi moglie;
Maomao, la loro figlia.
Per lui, queste due persone sono gli unici “esseri pienamente umani” in un mare di sagome astratte.
È naturale, quindi, che le consideri la sua ancora esistenziale, la prova che non è completamente separato dall’umanità.
Maomao stessa, però, non si rende conto di questo particolare.
L’unica cosa che nota di simile è che lei, per qualche ragione, riesce a riconoscere nettamente i volti di Luomen e Lakan, cosa che le sembra curiosa ma non particolarmente significativa.
Mentre lei prova sincera compassione per chi non riesce a distinguere i volti, continua tranquillamente a detestare suo padre.
Lakan, al contrario, trova la sua stessa esistenza un dono che gli ha salvato la vita.
Osservazione estrema e “fiuto del disastro”
Le capacità di Lakan non sono magiche, ma il risultato di un allenamento ossessivo dell’osservazione.
A forza di compensare la mancanza di riconoscimento facciale, ha sviluppato un radar finissimo per il minimo segno di tensione o falsità.
Questa sensibilità gli permette non solo di smascherare bugie, ma anche di cogliere l’aria “strana” di un ambiente.
È spesso il primo a capire che:
un complotto politico è in preparazione;
una ribellione cova sotto la superficie;
un incidente rischia di coinvolgere persone a lui care.
Quando scoppia la ribellione della casata “Zi”, per esempio, Lakan percepisce molto presto il rischio globale.
Inizialmente decide di restare a guardare, pensando che la situazione possa risolversi da sola e non valga la fatica di un intervento diretto.
Ma non appena capisce che Maomao è stata rapita e coinvolta, perde ogni autocontrollo.
Arriva perfino a sfondare parte del muro del Palazzo Interno pur di intervenire.
Poi spinge Jinshi a radunare l’esercito per reprimere la ribellione, ringhiando dietro le quinte come un cane da guerra tenuto al guinzaglio solo per forma.
Da quel momento, in molti iniziano a considerare Maomao ufficialmente come “la figlia di Lakan Kan”, dato il suo coinvolgimento furioso per salvarla.
All’inizio, Lakan appare come un personaggio enigmatico, un intellettuale inquietante di cui non si capisce bene se sia alleato o avversario.
La sua tendenza a creare problemi, il suo umorismo crudele e le sue mosse imprevedibili lo rendono un fattore di caos costante.
Col passare del tempo, però, emergono i lati più umani del personaggio.
Dietro il genio manipolatore si rivela un uomo che ama disperatamente una donna e una figlia, e che ha attraversato inferni emozionali pur di ritrovarle.
Dopo il ricongiungimento con Fengxian, Lakan assume anche un ruolo più comico nella storia.
Ogni volta che appare, combina qualche stranezza:
corre verso Maomao urlando in modo imbarazzante;
la spia mentre lavora, nascondendosi dietro le colonne del palazzo come un padre ossessionato;
tratta generali e dignitari come se fossero pezzi di shogi da spostare per il suo divertimento.
È considerato un “tipo geniale, ma pericoloso” perfino tra i suoi pari.
All’interno della famiglia Luo, viene classificato come un vero talento naturale, uno di quelli che nascono una volta per generazione, nel bene e nel male.
💬 Discussione della comunità
Parla di questo anime con persone a cui importa davvero.