Tomoya Serizawa è un personaggio immaginario legato al film e al romanzo “Suzume”, amico universitario di Souta Munakata e aspirante insegnante, noto per il suo aspetto da “teppista”, il linguaggio brusco e l’inaspettata profondità emotiva.
Nome: Tomoya Serizawa
Sesso: Maschile
Data di nascita: 6 luglio 2001
Età (ambientazione 2022): 21 anni circa
Professione: Studente universitario (4º anno), aspirante insegnante
Facoltà: Presunto corso di Pedagogia presso un’università privata di Tokyo (descritta come Facoltà di Scienze dell’Educazione della Rikkyo University, inesistente nella realtà)
Luogo di provenienza: Piccola città di provincia (campagna giapponese)
Caratteristica personale: Fumatore accanito (preferisce Marlboro rosse)
Doppiatore (voce originale): Ryunosuke Kamiki
Tomoya è uno studente al quarto anno in una facoltà di Scienze dell’Educazione a Tokyo, con l’obiettivo dichiarato di diventare insegnante.
È il migliore amico di Souta Munakata, giovane “chiudidore di porte” che viaggia per il Giappone per sigillare portali soprannaturali.
Nonostante l’aria da cattivo ragazzo e la parlantina poco educata, Tomoya è profondamente leale e affettuoso con gli amici.
Quando Souta scompare nel nulla proprio a ridosso degli esami di abilitazione all’insegnamento, Tomoya inizia a preoccuparsi seriamente e finisce per coinvolgersi nel viaggio di Suzume Iwato.
Capelli, viso e impressione generale
Tomoya ha capelli color castano molto chiaro, quasi biondi, sistemati in un taglio “wolf cut” dall’aria disordinata e un po’ selvaggia.
Dietro gli occhiali rotondi e alla moda, gli occhi hanno spesso un’espressione stanca e scontrosa, che contribuisce al suo look da “teppista urbano”.
Il suo aspetto, unito all’atteggiamento spavaldo, porta le persone a giudicarlo in fretta.
Viene paragonato scherzosamente a un “host da quattro soldi”, cioè a un giovane poco affidabile vestito in modo vistoso, ma senza soldi.
Abbigliamento
Tomoya veste abiti scuri, semplici ma curati, che rafforzano la sua immagine di ragazzo un po’ malfamato ma stiloso.
Quando va all’appartamento di Souta o invita Suzume in macchina, indossa una giacca nera e jeans neri stretti.
Durante il viaggio in auto, quando si ferma a riposare, toglie la giacca e resta con una maglietta rossa che richiama il colore della sua auto.
Il suo stile suggerisce un ragazzo che ha frequentato il mondo della notte e ne ha ereditato gusto e sicurezza, senza però trasformarsi in un vero delinquente.
Superficiale in apparenza, serio in profondità
Tomoya tende a parlare in modo brusco, sarcastico e poco filtrato, dando l’impressione di essere disinteressato e cinico.
In realtà è piuttosto rilassato, pacato e incline a prendere la vita con filosofia, senza grandi aspettative né drammi.
Nonostante questa facciata, possiede un forte senso di responsabilità, probabilmente alimentato dal fatto di avere tre fratelli minori.
Ha un obiettivo molto chiaro: diventare insegnante, e affronta seriamente lo studio e gli esami necessari, anche se brontola spesso.
Relazioni e modo di rapportarsi agli altri
Tomoya è il tipo di persona che finge distacco, ma si preoccupa moltissimo di chi gli è caro.
Con gli amici stretti, in particolare Souta, tira fuori una franchezza quasi brutale, fatta di rimproveri, prese in giro e sfoghi coloriti.
Se qualcuno che gli sta a cuore si mette nei guai o si espone a pericoli, lui non esita a intervenire.
Quando Souta sparisce senza spiegazioni, Tomoya si arrabbia sul serio, ma questa rabbia è chiaramente alimentata dalla paura di perderlo.
Ha anche una certa goffaggine emotiva: spesso parla di soldi o fa battute per mascherare imbarazzo e affetto.
Dietro la maschera da “tipo furbo” si nasconde però un ragazzo che fatica a mostrare direttamente i propri sentimenti.
Carattere quotidiano
Tomoya ama la libertà, il cibo e i piccoli piaceri del viaggio, come un buon ramen o un gelato.
Ha un carattere di base ottimista e tende a sdrammatizzare, cercando di alleggerire le tensioni con battute e musica.
Quando percepisce la fragilità emotiva di qualcun altro, cerca di non calcare la mano e, nel suo modo un po’ rude, prova a fare da supporto.
Con Suzume e Tamaki Iwato, per esempio, si impegna a tenere alto l’umore del gruppo, pur senza capire fino in fondo il loro legame con gli eventi soprannaturali.
Dalla provincia a Tokyo
Tomoya proviene da una zona rurale, una cosiddetta “città di campagna”, dove frequenta il liceo locale.
Dopo il diploma decide di trasferirsi a Tokyo per frequentare l’università, inseguendo il sogno di diventare insegnante.
Il suo arrivo nella grande città coincide con lo scoppio di una pandemia globale.
Le lezioni universitarie si spostano online, la vita sociale si riduce drasticamente e lui si ritrova isolato in un piccolo appartamento, con pochi soldi e tanto tempo davanti al computer.
Vita precaria e “mondo della notte”
Non potendo contare molto sulla famiglia per le spese, Tomoya è costretto a lavorare duramente per mantenersi.
Si divide tra più lavori part-time, alcuni mal pagati e faticosi, che lo sfiancano senza migliorare di molto la sua situazione economica.
A un certo punto, alla ricerca di guadagni più rapidi, entra in contatto con il mondo della notte nei quartieri più vivaci della città.
Qui conosce locali, bar, ambienti borderline e lavori “poco chiari”, dove orari e regole sono flessibili, ma i rischi sono alti.
È in questo periodo che cambia look: si tinge i capelli, sperimenta nuovi vestiti e inizia a bere e fumare.
Il suo stile di vita diventa irregolare, tra turni notturni, lezioni online e relazioni superficiali con persone incontrate nell’ambiente notturno.
L’acquisto dell’auto rossa
Nel giro notturno, Tomoya conosce un “senpai”, un collega più grande che possiede una vecchia decappottabile rossa di marca italiana, simile a un’Alfa Romeo Giulia cabrio.
Quando questo conoscente decide di vendere l’auto, gliela cede a un prezzo molto basso, quasi un affare sospetto.
Pur non avendo molti soldi, Tomoya decide di fare un sacrificio e comprare la vettura.
Per lui non è solo un mezzo di trasporto: diventa un simbolo di libertà, di indipendenza e di quel lato “adulto” e un po’ ribelle che crede di aver conquistato.
L’incontro con Souta e il cambio di rotta
Durante il terzo anno di università, Tomoya conosce Souta Munakata, che studia nella stessa facoltà con l’intenzione di diventare insegnante.
In un’occasione, Tomoya rischia addirittura di cadere vittima di una truffa legata al mondo notturno, e Souta interviene per avvisarlo.
Souta gli dice senza mezzi termini che “si tratta troppo male”: una critica diretta al modo in cui Tomoya sacrifica la propria salute e sicurezza per sopravvivere.
Queste parole, inizialmente fastidiose, gli restano però impresse.
Quando Tomoya si ammala e si ritrova solo, è proprio Souta ad andare a trovarlo e a prendersi cura di lui.
Questo gesto gli fa capire quanto valga l’amicizia sincera, diversa dalle conoscenze superficiali del giro notturno.
Da quel momento, Tomoya inizia a tagliare i ponti con i lavori ambigui della notte.
Si concentra di più sullo studio, sugli esami e sull’obiettivo comune di diventare insegnante, correndo idealmente “fianco a fianco” con Souta verso lo stesso traguardo.
La decappottabile rossa
Tomoya è molto legato alla sua auto, una vecchia decappottabile sportiva italiana, rossa fiammante.
Anche se non viene nominata una marca reale, esteticamente ricorda una Alfa Romeo Giulia cabrio d’epoca.
Il veicolo è chiaramente un modello usato e malandato: a ogni cambio di marcia vibra in modo preoccupante, quasi “tossisce”.
Il tetto apribile spesso si blocca a metà corsa, rivelando l’età e la scarsa manutenzione dell’auto (un problema che, nel corso della storia, si risolve quasi per caso).
Nonostante questi difetti, Tomoya chiama la vettura “la mia amata macchina” e ne è visibilmente orgoglioso.
La usa non solo per spostarsi, ma anche come spazio di condivisione con gli altri personaggi, ospitandoli nei viaggi che diventano momenti chiave nella trama.
Fumo, cibo e piccole abitudini
Tomoya è un fumatore appassionato e preferisce in particolare le sigarette Marlboro rosse.
Durante il viaggio in auto con Suzume e gli altri, trova spesso occasioni per accendersi una sigaretta, nonostante le circostanze caotiche.
È anche un buon forchetta e non si tira indietro di fronte a un piatto ricco.
In un’area di servizio lungo il viaggio, sceglie un ramen al pinna di squalo con abbondante pesce, dimostrando un certo gusto per i piatti vistosi e calorici.
Dopo il ramen decide di prendere anche un gelato, godendosi con semplicità questi piccoli lussi.
Nello stesso posto considera l’idea di comprare un souvenir tipico della zona, pensando che sarebbe carino portare a casa qualcosa di “locale”, segno del suo lato leggero e un po’ turistico.
Incontro con Suzume Iwato
Tomoya entra in contatto con Suzume Iwato quando va a controllare l’appartamento di Souta, preoccupato per la sua assenza.
Trova una finestra aperta e, salendo, si imbatte in una ragazza al suo interno: Suzume.
All’inizio la tratta con sospetto, senza sapere chi sia e perché si trovi lì.
Quando però Suzume gli spiega di essere legata a Souta (si presenta come “cugina” per semplificare la situazione), Tomoya abbassa le difese.
Decide di raccontarle alcuni aspetti della vita di Souta, incluso il segreto della sua attività di chiudidore di porte.
Prima che possano parlare più a lungo, un terremoto improvviso sconvolge l’ambiente e Suzume, percependo qualcosa di anormale, fugge via, lasciando Tomoya confuso e solo nella stanza.
La decisione di aiutare
Il giorno seguente, Tomoya gira con la sua auto alla ricerca di Suzume, convinto che lei abbia la chiave per ritrovare Souta.
Finisce per vederla nei pressi della stazione di Ochanomizu, dove si ferma e la chiama.
Capisce subito che Suzume sta cercando Souta con la stessa urgenza.
A quel punto, decide di unirsi alla ricerca, con la scusa di avere “un credito personale” da riscuotere da Souta, ma in realtà mosso da genuina preoccupazione.
Le dice senza tante cerimonie: “Ti ci porto io”, offrendosi come autista e alleato.
Quando scopre quanto lontana sia la destinazione, si lamenta che non riuscirà a rientrare a Tokyo in giornata, ma accetta comunque e mette in moto.
Durante il viaggio fa il possibile per mantenere un’atmosfera positiva, usando musica, chiacchiere e un umorismo un po’ stralunato.
Pur non comprendendo appieno la natura soprannaturale della missione, sceglie di fidarsi di Suzume e di restare al suo fianco.
Suzume Iwato
Tomoya chiama la protagonista “Suzume-chan”, con un tono familiare ma rispettoso.
Suzume, dal canto suo, si riferisce a lui come “Serizawa-san”, mantenendo una certa distanza cortese.
All’inizio Tomoya è sospettoso nei confronti di questa liceale apparsa all’improvviso nell’appartamento di Souta.
Quando però comprende che Suzume tiene sinceramente a Souta, inizia a vederla come una compagna di viaggio, non solo come “ragazza misteriosa”.
Durante il tragitto in auto, viene a sapere di alcuni dettagli del passato di Suzume grazie a Tamaki Iwato.
Capisce che la vita di Suzume è segnata da traumi profondi, ma si sforza di non mostrare apertamente la propria sorpresa, limitandosi a commentare tra sé che la loro storia familiare è “molto oscura”.
Con Suzume preferisce mantenere un tono leggero.
Le dice frasi come “Quando c’è il sole è bellissimo viaggiare con questa macchina, vero, Suzume?”, cercando di distrarla e di farle godere almeno un po’ del viaggio nonostante la tensione.
Souta Munakata
Fra Tomoya e Souta esiste un rapporto di amicizia molto stretto, costruito su stima reciproca, discussioni e sostegno.
Tomoya chiama il suo amico semplicemente “Souta”, senza onorifici, mentre Souta lo chiama “Serizawa”.
I due condividono lo stesso sogno professionale: diventare insegnanti.
Si prestano soldi, si visitano a vicenda nelle rispettive stanze e parlano senza filtri, spesso con una schiettezza che sfiora la litigata.
Quando Souta scompare e smette di dare notizie nonostante i prossimi esami, Tomoya si sente tradito e preoccupato.
Mormora frasi come “Non poteva almeno mandare un messaggio? Ma è un bambino? Non ha un minimo di buon senso?”, mescolando irritazione e angoscia.
Arriva perfino a dire “Mi fa talmente arrabbiare che non voglio più vederlo”, sfogando il proprio timore sotto forma di rabbia.
Nonostante ciò, quando ha la possibilità di fare qualcosa per lui, agisce subito, come dimostra l’aiuto spontaneo offerto a Suzume.
In un momento cruciale, rivolge un pensiero sincero e quasi disperato: “È vietato preoccuparsi per un amico?”.
Questa frase riassume bene il cuore del loro rapporto: Tomoya è disposto a mettere da parte orgoglio e comodità pur di sostenere l’amico.
Tamaki Iwato
Tomoya si ritrova a conoscere Tamaki Iwato, zia e tutrice di Suzume, in circostanze piuttosto turbolente.
La incontra davanti alla stazione di Ochanomizu, quando Tamaki, esasperata, sospetta che lui stia cercando di sedurre o ingannare Suzume.
Tamaki lo guarda con diffidenza e lo chiama “Serizawa-kun” o più genericamente “tu”, mettendo subito in chiaro di non fidarsi.
Tomoya deve quindi gestire non solo il caos legato a Suzume e a Daijin, ma anche la furia e l’ansia di una donna adulta convinta che la nipote sia in pericolo.
Quando Daijin, il misterioso gatto bianco, interviene parlando, l’attenzione si sposta sul fenomeno soprannaturale e la tensione con Tamaki si allenta.
Tomoya convince Tamaki a salire in macchina e parte con lei e Suzume verso la destinazione indicata.
Durante il viaggio, Tomoya cerca di mettere Tamaki a suo agio.
Seleziona canzoni che pensa possano piacerle, appartenenti alla generazione di Tamaki, e avvia piccole conversazioni, raccontando qualcosa di sé per risultare meno sospetto.
Piano piano ottiene un minimo di fiducia da parte sua.
In un’area di servizio, dopo un litigio con Suzume, Tamaki scoppia in lacrime e si sfoga proprio con Tomoya.
Lui si ritrova con una donna di quasi vent’anni più grande che piange sulla sua spalla mentre il suo gelato si scioglie, e commenta con ironia rassegnata che la situazione è davvero al limite.
Nonostante lo smarrimento, posa una mano sulla sua spalla e cerca di consolarla, dimostrando empatia e maturità inattesa.
Daijin
Daijin è un gatto bianco che parla, strettamente legato agli eventi soprannaturali della storia.
Tomoya lo chiama semplicemente “gatto” o “bianco”, senza comprenderne fino in fondo la vera natura.
Lo incontra quando Daijin salta in macchina proprio mentre Tamaki e Suzume stanno litigando.
Quando il gatto dice chiaramente “Siete rumorose”, Tomoya e Tamaki reagiscono all’unisono, urlando sorpresi che il gatto ha parlato.
Suzume cerca di minimizzare, e Tomoya finisce per convincersi che probabilmente è stato uno scherzo della mente o un malinteso.
Tuttavia, continua a trattare Daijin come un membro del gruppo, osservandolo e parlandogli di tanto in tanto.
Durante il viaggio, ispirato dalla presenza del gatto e dall’atmosfera “road trip + felino”, mette su “Message in Rouge” (chiaro richiamo alle immagini di un viaggio in città con un gatto), canticchiando con buon umore.
In momenti di confidenza, guarda Daijin e commenta a mezza voce che la storia familiare di Suzume e Tamaki è “molto oscura”, come se il gatto potesse capirlo.
Per Tomoya, Daijin è una presenza bizzarra ma naturale nel caos in cui si ritrova.
Anche se non ne afferra il ruolo cosmico, lo include spontaneamente nel piccolo gruppo improvvisato.
L’attore che presta la voce a Tomoya, Ryunosuke Kamiki, ha già collaborato più volte con il regista Makoto Shinkai.
In precedenza, Kamiki ha doppiato il protagonista Taki Tachibana in “Your Name” e ha partecipato anche a “Weathering with You”.
Con Tomoya, Kamiki interpreta un personaggio che, a suo dire, “sembra leggero ma è in realtà una brava persona fino in fondo”.
Sottolinea come Tomoya abbia talento naturale nel proteggere e guidare gli altri, pur mascherando questa dote dietro battute e discorsi sul denaro.
Secondo Kamiki, Tomoya potrebbe sembrare più “sveglio” di Souta, ma in realtà è altrettanto goffo nelle questioni del cuore.
Anche sul lavoro, l’attore ha fatto notare che il continuo riferimento di Tomoya ai soldi è spesso un modo per nascondere timidezza o affetto.
Nel cast originale, il doppiatore di Souta, Hokuto Matsumura, ha lavorato assieme a Kamiki anche nel film “xxxHOLiC”, uscito nello stesso anno.
Questa collaborazione precedente ha contribuito a rendere naturale e credibile il rapporto di amicizia tra Tomoya e Souta anche in “Suzume”.
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