Souta Munakata

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Souta Munakata
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Compleanno: 24 Febbraio 2002
Zodiaco: Pesci
Genere: Maschio
Nome inglese: Souta Munakata
Nome giapponese: 宗像 草太(むなかた そうた)
Nome cinese: 宗像草太
Nome coreano: 무나카타 소타
amo numero: 1
Io questo personaggio

🎙️ Doppiatore di anime

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Hokuto Matsumura
Hokuto Matsumura
Giapponese(Anime、Doppiatore)

🎬 Anime in cui appare

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Suzume
Suzume
Data di rilascio: 11 Novembre 2022

Impostazioni del personaggio

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Souta Munakata è un giovane chiudiporta itinerante, nato il 24 febbraio 2002, che viaggia attraverso il Giappone per sigillare porte che attirano calamità e che, a causa di una maledizione di Daijin, viene trasformato in una piccola sedia di legno.

Souta è un discendente di una famiglia tradizionale di chiudiporta e porta con sé il compito di chiudere le “porte del disastro” che compaiono in vari luoghi abbandonati.

Parallelamente ai doveri di famiglia, studia in una facoltà di scienze dell’educazione con l’obiettivo di diventare insegnante.

Durante un viaggio in una zona rurale della prefettura di Miyazaki, nel Kyushu, incontra la liceale Suzume Iwato mentre cerca un vecchio complesso in rovina dove si è aperta una porta.

Dopo aver chiuso la porta con il suo aiuto, viene colpito dalla maledizione del misterioso gatto bianco Daijin e si ritrova nel corpo della “sedia di Suzume”, una vecchia sedia per bambini a tre gambe.

In questa forma insolita continua il suo viaggio insieme a Suzume, cercando sia di evitare catastrofi che di spezzare la maledizione che lo ha privato del corpo umano.

Nome: Souta Munakata

Sesso: Maschile

Data di nascita: 24 febbraio 2002

Età (nel periodo della storia): circa 20 anni

Occupazione principale: Studente universitario (facoltà di scienze dell’educazione), chiudiporta di famiglia

Università: Ateneo di Tokyo, facoltà di scienze dell’educazione

Voce (doppiatore originale): Hokuto Matsumura (gruppo SixTONES)

Souta è un ragazzo molto alto e slanciato, con un fisico robusto e braccia forti che suggeriscono vitalità e resistenza.

Ha lunghi capelli neri leggermente ondulati che si muovono al vento e un volto affilato e armonioso, con un’aura un po’ ombrosa che lo rende particolarmente affascinante.

La sua espressione, spesso addolcita da un sorriso tranquillo e da una voce bassa e morbida, dà un’impressione quasi irreale, come se fosse distaccato dalla vita quotidiana.

Al collo porta una strana chiave, simbolo del ruolo di chiudiporta tramandato nella sua famiglia.

Quando arriva in Kyushu, indossa una lunga camicia bianca, jeans scoloriti dal sole e robusti scarponi neri, con un aspetto da viaggiatore abituato a spostarsi spesso.

Il suo fascino è tale che le donne del vicinato, tra cui la proprietaria di casa e una commessa del minimarket sottostante, lo definiscono senza mezzi termini “un gran bel ragazzo” e lo trovano dolce e carino.

Souta è serio e sincero, mosso da un forte senso del dovere verso il suo ruolo di chiudiporta.

Di fronte al pericolo tende a non tirarsi indietro e a cercare di superare le difficoltà con tenacia, anche a costo di ferirsi.

Ha una gentilezza spontanea, che lo porta a proteggere chi è più debole o inesperto, spesso senza chiedere nulla in cambio.

Proprio questa generosità però lo spinge a sacrificare se stesso, a trascurare i propri limiti e a caricarsi tutto sulle spalle in silenzio.

Il suo amico Tomoya Serizawa lo descrive come uno che “si tratta male da solo”, preoccupato dal fatto che Souta non si prenda cura di sé quanto dovrebbe.

Inoltre, la sua natura aperta e disponibile lo porta a mostrare molte “falle”, al punto che Suzume a volte commenta che “gli manca il senso del pericolo”.

Nonostante il carattere posato, con chi si avvicina davvero a lui (come Suzume) si lascia andare a battute, frecciatine affettuose e reazioni ironiche.

Il risultato è una dinamica vivace, fatta di collaborazione seria quando serve e scambi giocosi nei momenti di pausa.

Souta vive da solo in un piccolo appartamento in un quartiere residenziale tranquillo vicino alla stazione di Ochanomizu, a Tokyo.

La stanza principale, grande circa otto tatami, è dominata da pile di libri antichi sulla tradizione dei chiudiporta, come “Segreti dei chiudiporta” o “Catalogo delle pietre sigillo”.

L’ambiente ha l’aria di uno studio di ricerca più che di un semplice appartamento da studente.

Cucina e bagno sono in ordine impeccabile, segno di un carattere ordinato e metodico.

Nello stesso spazio, accanto ai testi esoterici sulla sua eredità famigliare, si trovano manuali per il concorso da insegnante.

Fra questi ci sono compendi di pedagogia, raccolte di prove d’esame per la città di Tokyo e guide pratiche per le materie di scuola elementare.

Souta cerca concretamente di conciliare due mondi: quello segreto e pesante dei chiudiporta e quello più “normale” di un futuro insegnante.

Quando gli chiedono perché voglia insegnare, risponde in modo disarmante che “con il lavoro di chiudiporta non si campa”, mostrando il lato molto pragmatico della sua scelta.

Souta è nato in una famiglia antica di chiudiporta, custodi di porte che collegano il mondo umano a forze distruttive.

Crescendo con il nonno Hitsujirou Munakata, ha imparato le tecniche, i rituali e la responsabilità legata a questo mestiere.

La sua vita alterna periodi di studio universitario a viaggi in tutto il Giappone per chiudere le “porte posteriori” nei luoghi abbandonati.

Quando individua una porta da cui comincia a traboccare calamità, usa la chiave che porta al collo per bloccarla e sigillare ciò che cerca di emergere.

Per sostenere questo compito, Souta studia da solo libri tramandati da generazioni e tiene traccia delle pietre sigillo, come le “pietre chiave”.

Il suo lavoro è pericoloso e silezioso, quasi nessuno nel mondo ordinario ne conosce l’esistenza, il che aumenta il senso di solitudine e responsabilità che porta dentro.

A causa della maledizione di Daijin, Souta viene trasformato nella sedia di legno dell’infanzia di Suzume, una piccola sedia gialla a tre gambe.

All’inizio non sa minimamente come muoversi: inciampa, cade, gira su se stesso senza controllo, attirando ovviamente sguardi e video virali.

Viaggiando con Suzume impara poco a poco a usare il nuovo corpo.

Sfrutta la leggerezza e l’agilità della sedia per salti rapidi e movimenti acrobatici, diventando sorprendentemente efficiente nonostante la forma bizzarra.

Di notte, in quello stato, cade in sonni profondi e sogna un mondo di confine.

Nel sogno è seduto sulla stessa sedia, ma con l’aspetto umano, e si sente trascinare sempre più in basso, oltre il mondo dei vivi e il regno dell’aldilà.

Arriva alla riva di un luogo chiamato “Limbo”, una spiaggia coperta di ossa e dominata da un’unica porta antica.

Lì rimane intrappolato nel ghiaccio, come se fosse inchiodato al suolo del mondo ai margini dell’esistenza.

In quel deserto silenzioso, Souta comincia ad abituarsi alla perdita di tutto e al dissolversi dei legami con la vita.

Arriva quasi ad accettare il proprio destino, pronto a scomparire nel torpore dolce dell’assenza di sensazioni.

Proprio allora, sente una voce che lo chiama da lontano.

Con un misto di irritazione e tristezza, perché “stava per svanire del tutto”, viene strappato al sogno e riportato alla coscienza, verso il mondo reale e verso chi non vuole perderlo.

Fin da giovane, Souta viaggia per il paese seguendo le tracce delle porte pericolose.

Il suo incontro con Suzume avviene mentre è diretto a un complesso abbandonato in una cittadina di mare della prefettura di Miyazaki.

Chiede indicazioni a Suzume e, grazie a lei, riesce a raggiungere il sito in rovina.

Lì trova una porta già semiaperta, da cui esce qualcosa di catastrofico, e si affretta a eseguire il rituale per sigillarla.

Nel momento più critico, Suzume lo raggiunge sul posto e viene messa gravemente in pericolo.

Souta si lancia per proteggerla e riporta una profonda ferita al braccio sinistro, rimanendo a chiudere la porta con una sola mano.

Riescono a completare il sigillo solo grazie all’aiuto istintivo di Suzume, che segue le sue istruzioni e partecipa attivamente al rituale.

Più tardi, quando è ospite a casa di lei per medicare la ferita, si presenta correttamente e tra i due si crea un primo legame di fiducia.

Quell’attimo di calma però viene spezzato dall’apparizione improvvisa di Daijin, il gatto bianco parlante.

Per un capriccio di questa creatura, Souta viene trasformato in una sedia e costretto a inseguire Daijin in quella forma assurda.

Nell’inseguimento, arrivano fino alla nave traghetto e poi a diverse città, con la fuga di Daijin che li porta a muoversi fino a Tokyo.

La sua trasformazione diventa un fenomeno virale sui social: i video della “sedia che corre” vengono condivisi con l’hashtag che lo rende un piccolo mistero online.

Souta, consapevole di non poter più muoversi liberamente senza attirare troppe attenzioni, chiede a Suzume di accompagnarlo e di agire per lui.

Da quel momento, lei diventa i suoi “braccia e gambe” nel mondo umano, mentre lui mette a disposizione conoscenze, intuizioni e capacità di lettura dei segnali delle porte.

A Tokyo, nel tentativo di ottenere informazioni sull’altra pietra sigillo gemella di Daijin, pensa perfino di ricorrere all’aiuto del nonno Hitsujirou.

Esita però a mostrarsi in quelle condizioni, provando un misto di vergogna e timore di deludere la persona che lo ha formato come chiudiporta.

Oltre al lavoro ereditario di chiudiporta, Souta sogna una vita come insegnante.

Vorrebbe conciliare il dovere verso il mondo e la possibilità di avere un lavoro stabile, di contatto diretto con i ragazzi.

Durante i quattro anni di università, si impegna seriamente nella preparazione agli esami di abilitazione.

Tomoya Serizawa riconosce volentieri questo impegno e lo rispetta per la costanza nello studio.

Sulle mensole della sua stanza, accanto ai volumi antichi della famiglia, si allineano manuali dai dorsi colorati dedicati alla pedagogia e ai programmi delle scuole elementari.

Per lui, diventare insegnante non è un sogno vago, ma un progetto concreto su cui lavora giorno dopo giorno.

Nello stesso tempo, è consapevole che il lavoro di chiudiporta è poco compatibile con una vita normale.

Per questo cerca una sintesi difficile: essere al tempo stesso custode del confine tra mondi e educatore delle nuove generazioni.

Suzume Iwato

Suzume è una liceale di 17 anni che vive in una tranquilla cittadina portuale del Kyushu.

All’inizio Souta la chiama “Suzume-san” o semplicemente “tu”, mentre lei si rivolge a lui in modo rispettoso come “Souta-san”.

Il loro primo incontro avviene quando lui le chiede se conosce qualche rovina nei dintorni.

Poco dopo, si ritrovano insieme davanti alla porta pericolosa e dal loro intervento congiunto ha inizio il viaggio di chiusura delle porte in tutto l’arcipelago.

All’inizio Souta cerca di tenerla lontana da quel mondo rischioso.

Più volte insiste perché torni a casa, ribadendo che il mestiere di chiudiporta è troppo vicino alla morte per coinvolgerla.

La trasformazione in sedia però lo rende quasi impotente sul piano fisico.

È costretto ad affidarsi a Suzume e, man mano che vede il suo coraggio, la sua determinazione e il senso di responsabilità, inizia a trattarla come una partner alla pari.

Nel corso del viaggio, tra una porta chiusa e l’altra, Souta si preoccupa sinceramente dello stato d’animo di Suzume, cercando di rassicurarla e sostenerla.

Quando la fiducia fra loro cresce, i due cominciano a punzecchiarsi e scherzare, alternando momenti di intensa collaborazione a scene quotidiane piene di calore e complicità.

Daijin

Daijin è un gatto bianco che parla, capriccioso e sfuggente, che appare improvvisamente nella vita di Souta e Suzume.

Souta lo chiama “Daijin” o “pietra sigillo”, mentre Daijin si rivolge a lui in modo diretto e informale.

La prima volta che lo vede, è appollaiato sul davanzale della camera in cui sta riposando dopo essere stato medicato.

In un primo momento Souta osserva con tenerezza il modo in cui Suzume coccola e vizia il gatto.

La situazione cambia radicalmente quando Daijin lo maledice e lo trasforma in sedia.

Sconvolto, Souta lo incalza chiedendogli che cosa abbia fatto al suo corpo e chi o cosa sia realmente.

Ascoltando il racconto di Suzume, Souta deduce che Daijin è la materializzazione di una pietra sigillo che lei stessa ha estratto inavvertitamente.

Crede che, se riuscisse a catturarlo e a farlo tornare pietra, potrebbe forse recuperare anche il proprio corpo umano.

Allo stesso tempo, si accorge che Daijin compare sempre in prossimità delle porte che si aprono in giro per il paese.

Questo lo porta a sospettare che il gatto abbia un ruolo attivo in un progetto più grande, collegato al destino delle porte e delle pietre sigillo.

Tomoya Serizawa

Tomoya Serizawa è un amico stretto di Souta e studia anche lui scienze dell’educazione a Tokyo.

Si chiamano semplicemente per nome, segno di confidenza e lunga amicizia.

Serizawa è il tipo che bussa alla porta di Souta senza complimenti o entra dalla finestra se la trova aperta, come se l’appartamento fosse casa sua.

Il suo modo di parlare può essere brusco e un po’ maleducato, ma Souta sa che dietro a quell’atteggiamento c’è una sincera preoccupazione.

Souta apprezza il fatto che Serizawa sia un vero amico, disposto ad aiutarlo nonostante non comprenda del tutto il mondo dei chiudiporta.

Quando ne parla a Suzume, la rassicura dicendo che “non è un cattivo tipo”, evidenziando la fiducia che ripone in lui.

I gemelli Hana e Sora

Hana e Sora sono i vivaci gemelli di Rumi Ninomiya, proprietaria di un bar a Kobe.

Souta li incontra quando viaggia in auto con Suzume e Rumi, nascosto in una borsa sportiva sul sedile posteriore.

I bambini, curiosissimi, frugano nella borsa e scoprono la sedia.

All’inizio Souta finge di essere una normalissima sedia per bambini, sopportando i loro scherzi e smorfie.

Più tardi, quando il gruppo si ferma in un fast food, la sedia viene usata come tavolino per le bibite dei gemelli.

Souta, con un movimento impercettibile, evita che un bicchiere si rovesci, lasciando i due piccoli perplessi di fronte a quella “sedia troppo sveglia”.

Quando Rumi deve lavorare al locale e affida i bambini alle cure di Suzume, la ragazza è rapidamente sopraffatta dalla loro energia.

Per aiutarla, Souta decide di mettersi in mostra e cammina a vista davanti ai gemelli, trasformandosi nel protagonista di un gioco scatenato.

I bambini ne sono entusiasti, e anche Suzume finisce per divertirsi.

In un momento di euforia, quando la ragazza lo chiama, Souta le risponde d’istinto con un “tu no!” che i gemelli percepiscono chiaramente.

Per coprire la gaffe, Suzume inventa sul momento che si tratta di una “sedia robot con intelligenza artificiale di ultima generazione”.

Il risultato è che i gemelli si affezionano ancora di più a Souta-sedia, e alla fine si addormentano stringendolo forte da entrambi i lati.

Hitsujirou Munakata

Hitsujirou Munakata è il nonno di Souta, ricoverato in un ospedale di Tokyo.

È al tempo stesso il suo tutore e il maestro che gli ha trasmesso il sapere dei chiudiporta.

Souta lo chiama affettuosamente “nonno”.

Il loro legame è profondo ma complicato, segnato dal peso delle aspettative e dalla severità del compito di famiglia.

Quando la situazione con le porte si fa critica e c’è bisogno di informazioni sulla seconda pietra sigillo, Souta considera la possibilità di rivolgersi a lui.

Esita però a mostrarsi nella forma di sedia, confessando di non volerlo deludere in quelle condizioni.

Si rammarica anche del fatto che, tornando a Tokyo, non abbia pensato subito di fargli visita.

Questo lascia intendere che tra di loro ci siano ferite irrisolte e sensi di colpa, oltre all’affetto di base.

Souta è doppiato in lingua originale da Hokuto Matsumura, membro del gruppo musicale SixTONES.

La sua partecipazione segna la prima volta che un artista di quel gruppo appare in un film diretto da Makoto Shinkai.

In seguito, Matsumura è stato scelto dallo stesso Shinkai per interpretare la versione live action del protagonista di un’altra sua opera, “5 centimetri al secondo”.

Questo mostra quanto il regista abbia apprezzato il modo in cui ha dato voce a Souta.

L’attore che interpreta Tomoya Serizawa, Ryunosuke Kamiki, ha recitato insieme a Matsumura anche in un film uscito nello stesso anno della storia di Suzume.

Con l’attrice Eri Fukatsu, che interpreta Tamaki Iwato, Matsumura ha invece condiviso il set di una popolare serie televisiva, dove i loro personaggi avevano un legame familiare, pur non avendo molte scene dirette insieme.

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(Ultima modifica: Lunedì 22 Dicembre 2025 23:03)

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