Sekhmet

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Sekhmet
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Età: 400+
Genere: Femmina
Nome inglese: Sekhmet
Nome giapponese: 『怠惰の魔女』 セクメト
Nome cinese: 『怠惰魔女』賽赫麥特
Nome coreano: 『태만의 마녀』 세크메트
Debutto del light novel: Volume 12
Io questo personaggio

🎙️ Doppiatore di anime

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Mai Nakahara
Mai Nakahara
Giapponese(Anime、Doppiatore)

🎬 Anime in cui appare

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Re:Zero - Starting Life in Another World
Re:Zero - Starting Life in Another World
Data di rilascio: 04 Aprile 2016

Impostazioni del personaggio

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Sekhmet è un personaggio femminile della serie di light novel e anime Re:Zero - Starting Life in Another World, conosciuta come la Strega dell’Accidia, una delle sette streghe che in passato portarono calamità nel mondo.

Nome: Sekhmet

Soprannome/Titolo: Strega dell’Accidia

Sesso: Femminile

Aspetto anagrafico: Circa metà dei 20 anni

Altezza: Circa 170 cm

Data di nascita: 13 agosto (scelta dall’autore perché coincide con l’inizio del periodo festivo in cui “non si ha più voglia di lavorare”)

Colore immagine: Grigio, nero

Capelli: Lunghissimi, color rosso‑violaceo

Pelle: Estremamente pallida, quasi malata

Abbigliamento tipico: Ampia veste nera tipo saio, logora e macchiata

Allineamento/ruolo: Portatrice del fattore stregonesco dell’Accidia

Stato: Defunta (presente solo come anima nella dimensione spirituale)

Doppiatrice (versione originale): Mai Nakahara

Sekhmet è una donna di grande bellezza, alta per gli standard femminili e dall’aria profondamente svogliata.

I suoi lunghissimi capelli rosso‑violacei la avvolgono quasi completamente, tanto che spesso appare come una gigantesca “palla di pelo” color porpora.

La pelle e le labbra sono di un pallore malato, dando l’impressione di qualcuno privo di energie vitali.

I suoi occhi sono socchiusi, più per mancanza di volontà di vivere che per sonnolenza, e ogni minimo movimento sembra costarle fatica.

Indossa un ampio abito nero simile a una veste monacale, che non cambia praticamente mai.

L’abito è pieno di strappi, sfilacciature e macchie, segno di una totale indifferenza alla cura di sé.

Stare in piedi è estremamente raro per lei, tanto che l’autore ha scherzosamente definito la sua “pose in piedi” come un evento quasi leggendario.

Per lo più la si vede seduta o sdraiata, quasi sepolta sotto la sua stessa chioma.

Sekhmet viveva oltre 400 anni prima degli eventi principali di Re:Zero.

Faceva parte del gruppo di sette donne conosciute come le Streghe dei Peccati Capitali, ciascuna incarnazione di un peccato.

In quanto Strega dell’Accidia, non è tra le più attive a portare deliberatamente distruzione, perché il solo agire le è di per sé fastidioso.

Nonostante questo, quando decide di muoversi o combattere, i danni che provoca sono di scala catastrofica.

Nel passato, si dice che abbia “portato la quiete” al mondo cacciando il Drago oltre la Grande Cascata e infine uccidendolo.

In seguito a questo scontro, Sekhmet stessa è morta precipitando nella Grande Cascata.

Nel presente di Re:Zero la sua anima è stata “collezionata” da Echidna, la Strega dell’Avidità.

Sopravvive quindi come entità spirituale, accessibile solo all’interno del mondo mentale di Echidna, dove appare a Subaru Natsuki.

Sekhmet incarna l’idea di accidia fino all’estremo, sia nel corpo che nello spirito.

Odia fare qualunque cosa che richieda sforzo: parlare, respirare, muoversi, perfino pensare attivamente.

Nei dialoghi sospira continuamente, infilando “ah” e “uff” in ogni frase, come se anche parlare fosse una fatica insopportabile.

Non si taglia mai i capelli, non cambia abiti, non fa il bagno, e passa la maggior parte del tempo a oziare.

Nonostante il livello di trascuratezza e apatia, a livello mentale è sorprendentemente lucida e razionale.

Tra le streghe è una delle più “normali” come buon senso: non ha un codice morale distorto come molte sue colleghe, né un desiderio compulsivo di sperimentare e manipolare gli altri come Echidna.

Se qualcuno le parla, di solito risponde, anche se con lentezza e svogliatezza.

Non ignora deliberatamente gli altri, e spesso finisce per intervenire e fare qualcosa proprio perché sa che “nessun altro ci arriverà”.

Non è particolarmente curiosa, non cerca di leggere nel cuore altrui e non trama piani complessi.

Questo la rende paradossalmente una delle figure più facili con cui relazionarsi, almeno finché non la si costringe a muoversi troppo.

Sekhmet raramente prova rabbia o ostilità vera.

Odia le liti e, in qualità di “sorella maggiore” tra le streghe, tende a frenare gli scontri.

Tuttavia, quando davvero si attiva in modo ostile, diventa una calamità vivente, praticamente inarrestabile.

La sua enorme letargia è quindi quasi una benedizione per il mondo.

Con le altre Streghe dei Peccati

Sekhmet è una sorta di figura anziana e moderatrice tra le streghe.

Nonostante sia iper‑pigra, prova una forma di responsabilità nei confronti delle altre, soprattutto delle più giovani o instabili.

Non ama affatto vedere le sue “colleghe” litigare o degenerare in conflitti distruttivi.

Quando presagisce uno scontro, cerca di intervenire per bloccarlo, anche se la sua intromissione a volte peggiora la situazione.

Con Typhon

Sekhmet ha un legame particolare con Typhon, la Strega della Superbia.

Si occupa di lei come una madre, e Typhon la chiama affettuosamente “mamma”.

Non è chiaro se tra le due vi sia un effettivo legame di sangue oppure sia solo un legame affettivo.

Sekhmet, davanti a Typhon, si definisce lei stessa “mamma”, accettando pienamente quel ruolo.

Dato che Typhon è molto giovane e possiede un potere devastante che non controlla del tutto, Sekhmet funge da freno e “tutore”.

In passato però, i suoi tentativi di fermare le esplosioni di violenza di Typhon hanno talvolta finito per aggravare la distruzione totale.

Un dettaglio curioso è che Sekhmet non fa il bagno, ma lascia che Typhon le pulisca il corpo.

Per questo, lei sostiene di “non essere affatto sporca”, nonostante il suo stile di vita.

Con Echidna

Echidna, la Strega dell’Avidità, conserva l’anima di Sekhmet nel suo mondo mentale.

Lì Sekhmet appare come una “ospite semi‑permanente”, che osserva, commenta e, quando proprio non può evitarlo, agisce.

A differenza di Echidna, Sekhmet non prova grande interesse nello scavare dentro i sentimenti o nelle motivazioni profonde delle persone.

È più distaccata, ma questo stesso distacco le permette a volte di cogliere le cose con lucidità.

Con Subaru Natsuki

Sekhmet entra in contatto con Subaru Natsuki nel mondo mentale di Echidna.

Il loro rapporto non è di intimo legame emotivo quanto piuttosto di osservatrice scocciata che, tuttavia, a volte gli indica una via o interviene.

Non lo protegge per altruismo puro, ma neppure lo manipola o lo usa come pedina in modo attivo.

La sua attitudine è del tipo: “Se proprio devo fare qualcosa, almeno che serva, così poi posso tornare a riposare”.

Con il Drago e altre figure

Esiste un drago chiamato Volcanica, “Drago Divino” legato storicamente al regno di Lugnica.

Si dice che Volcanica abbia un forte timore di Sekhmet, poiché in passato venne malmenato e scacciato da lei oltre la Grande Cascata.

Non è chiaro perché Sekhmet, che non ama i conflitti, abbia deciso di scontrarsi fino all’estremo con il Drago.

Il motivo reale per cui abbia voluto “cacciare il drago per portare pace” resta volutamente avvolto nel mistero.

Per quanto riguarda Petelgeuse Romanée-Conti, portatore successivo del fattore dell’Accidia, la situazione è molto diversa.

Pur condividendo lo stesso fattore stregonesco, Petelgeuse è devoto solo alla Strega della Gelosia Satella e vede l’esistenza di Sekhmet come intollerabile.

In un eventuale scontro, tuttavia, la disparità di potere tra Sekhmet e Petelgeuse è talmente enorme che lui verrebbe annientato istantaneamente.

Anche qui il fattore di accidia si manifesta in due forme completamente diverse, con Sekhmet immensamente superiore.

Sekhmet è la portatrice originaria del fattore della Strega dell’Accidia.

La forma che questo potere assume in lei è unica e differente da quella mostrata da altri portatori successivi.

Manipolazione delle onde d’urto

Il suo potere principale è il controllo di violente onde d’urto invisibili.

Si tratta di impatti di forza pura, privi di forma visibile, che colpiscono a velocità e potenza impressionanti.

Le sue raffiche di pugni sono famose per essere sferrate a una velocità mostruosa.

Non è tanto il gesto fisico a contare, quanto la capacità di generare e dirigere colpi d’urto devastanti senza nemmeno un evidente movimento del corpo.

Queste onde d’urto possono annientare bersagli multipli in un istante.

Secondo Daphne, la Strega della Gola, Sekhmet è in grado di eliminare un intero esercito di Grandi Conigli (pericolosissimi mostri) in pochi secondi.

Nel mondo mentale di Echidna, persino una manifestazione ridotta della Strega della Gelosia Satella viene sconfitta da Sekhmet con estrema facilità.

Pur non essendo al pieno delle sue capacità, la sua superiorità in combattimento è schiacciante.

In vita, utilizzò questo potere per affrontare e uccidere il Drago che vegliava sul mondo.

Il risultato fu tale da ridisegnare gli equilibri del pianeta.

Le sue onde d’urto sono invisibili e vengono generate senza preavviso.

Dal punto di vista di un avversario sembra che il mondo stesso lo colpisca da angolazioni imprevedibili e senza che Sekhmet si sia realmente mossa.

Effetti “passivi” del suo potere

Il fattore dell’Accidia in Sekhmet non si limita all’offensiva.

Include anche un effetto che rende non più necessari bisogni fisici fondamentali come mangiare e defecare.

Grazie a questi effetti, Sekhmet può sopravvivere senza nutrirsi o prendersi cura del proprio corpo nei modi ordinari.

Questo ha incentivato enormemente il suo stile di vita estremo e letargico.

La stessa Sekhmet esprime con chiarezza la sua filosofia quando si lamenta perfino del respirare.

Arriva a desiderare di poter inspirare “l’aria di tutta una vita in una sola volta” per non dover più respirare mai.

Livello di potenza rispetto agli altri

In termini di pura forza, Sekhmet è descritta come una delle streghe più pericolose in assoluto.

Secondo l’autore, tutte le streghe (eccetto la Strega della Gelosia) coalizzate insieme verrebbero distrutte da lei in un secondo.

Viene anche detto che persino il leggendario Reinhard van Astrea, considerato il più potente cavaliere vivente, non potrebbe batterla in uno scontro diretto.

Al massimo riuscirebbe a guadagnare un po’ di tempo, ma non a prevalere.

Questo rende Sekhmet un paradosso vivente: forse una delle entità più distruttive mai esistite, ma troppo pigra e pacifista per sfruttare costantemente il suo potere.

La sua accidia è, in pratica, ciò che impedisce al mondo di essere devastato.

Sekhmet vive in uno stato di trascuratezza cronica.

Non taglia i capelli, non lava i vestiti, non si occupa minimamente della propria igiene personale, salvo qualche intervento gentile di Typhon.

La maggior parte del tempo la passa sdraiata o seduta, persa nel nulla.

Mangiare, lavarsi, sistemarsi, tutto le sembra un peso enorme, tanto da non farlo quasi mai.

Nonostante questo, nel suo nucleo caratteriale non è malvagia.

È semplicemente esausta della vita, desiderosa solo di tranquillità e riposo eterno.

In una versione comica ambientata in un mondo scolastico alternativo, Sekhmet appare come la maggiore di sei sorelle.

Lì il suo carattere “pigro” si traduce in episodi come andare in giro vestita quasi solo di biancheria o addormentarsi accanto al cassonetto della spazzatura dopo aver buttato i rifiuti.

In quel contesto, Subaru Natsuki la considera una “bellissima donna rovinata dalla sua pigrizia”, cioè una persona dal grandissimo potenziale ma sprecato.

La dinamica comica accentua il lato “disastroso ma affascinante” della sua personalità.

Curiosamente, è stato detto che, se si escludono la sua pigrizia e l’apatia verso le faccende quotidiane, Sekhmet potrebbe essere una moglie sorprendentemente valida.

Stabile, non sadica, con buon senso, razionale e non gelosa in modo patologico: è il contorno di “non voglio mai fare niente” a rendere il pacchetto complicato.

La vera identità di Sekhmet affonda le radici nella storia dei giganti.

In un lontano passato, nacque come prodotto di un rituale compiuto dal popolo dei giganti per far rinascere il loro “capostipite divinizzato”.

I giganti avevano elevato il loro antenato fondatore a figura quasi divina.

Per riportarlo al mondo, praticarono innumerevoli rituali segreti, commettendo atrocità e violazioni di tabù senza scrupoli.

Il risultato di questi esperimenti fu la nascita di Sekhmet.

Tuttavia, il rituale fu considerato un fallimento, e lei fu vista come un essere indesiderato.

Appena nata, Sekhmet venne rifiutata dalla sua stessa gente.

Non fu amata, non fu accolta, e alla fine fu abbandonata in una foresta, destinata a morire.

Normalmente un neonato non avrebbe avuto alcuna possibilità di sopravvivere in quelle condizioni.

Ma proprio gli stessi arcani usati per il rituale le conferirono capacità di sopravvivenza oltre il normale.

Crescendo, però, vivere come creatura selvaggia tra i boschi divenne sempre più difficile.

Con il passare degli anni, fu percepita come una bestia pericolosa che devastava la montagna.

Gli abitanti finirono per organizzarsi per cacciarla e catturarla.

Catturata, non venne uccisa sul posto solo perché era diventata una donna incredibilmente bella.

Invece di essere giustiziata, fu “tenuta” dagli uomini che l’avevano catturata, come un oggetto di possesso.

In quella prigionia imparò le parole, il linguaggio, i concetti, le emozioni, per la prima volta nella vita.

Sebbene l’ambiente non fosse sano né moralmente accettabile, per Sekhmet fu il primo contatto con una qualche forma di relazione umana.

Per questo, sviluppò un sentimento di gratitudine verso quegli uomini che, a modo loro, le avevano “dato qualcosa” che non aveva mai avuto.

Tuttavia, la sua visione di “risparmiare la sofferenza” era già formata in modo molto radicale.

Una volta acquisita sufficiente consapevolezza, decise di uccidere quegli uomini senza infliggere loro alcun dolore, eliminandoli con la massima rapidità e dolcezza possibile.

Dopo aver fatto ciò, tornò al suo villaggio d’origine, dove era stata rifiutata e buttata via da neonata.

Lì iniziò una vendetta sistematica contro i giganti che l’avevano abbandonata.

Non si limitò a sterminarli rapidamente.

Li torturò lentamente, li uccise uno a uno con estrema meticolosità e li annientò come clan, fino a portare la sua gente sull’orlo dell’estinzione.

Terminata la carneficina, trattò i corpi dei suoi ex carcerieri umani con cura.

Tornò alla dimora dove aveva vissuto con loro, e ne seppellì i cadaveri con rispetto.

In quel momento Sekhmet sentì per la prima volta una sorta di completa chiusura del suo passato.

Aveva eliminato coloro che l’avevano disprezzata e aveva “salvato” con una morte indolore coloro a cui si sentiva debitore.

Solo allora sperimentò un autentico senso di felicità.

Con tutti i conti regolati, non le rimaneva più nulla da fare, nessun dovere, nessun conflitto.

In quella condizione di “pace assoluta”, iniziò a dormire.

Questo desiderio di quiete totale e di assenza di pensieri è alla base della sua forma estrema di accidia.

Le guerre interne dei giganti e il loro uso come strumenti nei conflitti, uniti alla mattanza compiuta da Sekhmet, portarono la sua razza sull’orlo della scomparsa.

Nel mondo attuale di Re:Zero i giganti sono rarissimi, e la loro quasi estinzione è in gran parte legata a quella vendetta.

Il momento finale della vita di Sekhmet è legato al suo scontro con il Drago.

Per “portare quiete” al mondo, lo respinse oltre la Grande Cascata.

In quell’epico confronto, riuscì a uccidere il Drago, dimostrando una forza spaventosa.

Ma anche lei, alla fine, cadde dalla Grande Cascata, trovando la morte.

Dopo la sua morte, la sua anima venne raccolta da Echidna all’interno del “Santuario” mentale.

Lì continua a esistere come eco di se stessa, potendo interagire con Subaru e con le altre streghe evocate spiritualmente.

Per Sekhmet, tuttavia, la vera felicità resta sempre la stessa: la possibilità di un sonno infinito.

La sua intera esistenza è segnata da un paradosso: un essere nato dal dolore e dalla violenza, dotato di un potere assoluto, che desidera unicamente non dover più fare nulla.

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(Ultima modifica: Giovedì 14 Maggio 2026 22:53)

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