Odin è uno dei principali dei presenti nel manga Record of Ragnarok, sommo dio del pantheon nordico e figura che appare come possibile “boss finale” tra gli dei.
Odin è descritto come il dio supremo del mondo nordico e uno dei più temuti tra gli dei del paradiso.
È raffigurato come un uomo di mezza età, con lunghi capelli argentei pettinati all’indietro, barba sul mento e una benda che gli copre l’occhio sinistro, in linea con il mito.
Sulle sue spalle si posano costantemente due corvi, Huginn e Muninn, che fungono da familiari e messaggeri.
Parla raramente, ancora più taciturno di suo figlio Thor, e lascia il compito di esprimere i propri pensieri soprattutto ai due corvi.
Ha un’aura di calma assoluta e di controllo, ma dietro il silenzio sembra nascondere un piano personale legato al Ragnarok.
La sua figura è costruita come incarnazione del dio della guerra e della morte, ma anche come conoscitore di tutti i segreti dell’universo.
Il doppiatore che lo interpreta nella versione animata è Sho Hayami, la cui voce profonda ne accentua la maestosità e la freddezza.
Tra le sue frasi più iconiche ci sono ordini secchi e gelidi come “Stritola” e “Finisce qui”.
Odin è estremamente introverso e parla pochissimo, anche in situazioni di tensione massima.
Questa reticenza lo rende enigmatico e imprevedibile, difficile da comprendere sia per gli altri dei che per gli umani.
Huginn e Muninn agiscono spesso come portavoce, esprimendo al posto suo opinioni, commenti e reazioni.
Questo crea un effetto inquietante: il vero pensiero di Odin sembra sempre mediato, filtrato e mai totalmente rivelato.
Si percepisce però che Odin è un stratega di lungo periodo.
Ogni sua parola o minima azione dà l’impressione di appartenere a un disegno più grande, che gli altri personaggi non riescono a decifrare.
Di fronte alle questioni legate al Ragnarok, non mostra esitazione né paura.
Al contrario, ne parla con una calma che sfiora l’ossessione, lasciando intendere che la distruzione finale del mondo sia qualcosa che ha sempre atteso.
Odin dichiara che l’attuale Ragnarok è il compimento della “sua aspirazione” più profonda.
Non viene presentato come un semplice partecipante alla scelta degli dei, ma come qualcuno che vede nel Ragnarok il coronamento di un progetto personale.
Quando si tratta di Hajun, Odin interviene indirettamente per affermare che nessuno deve ostacolare i suoi piani.
In particolare, si rivolge a Beelzebub con un chiaro avvertimento, facendo capire che è disposto a opporsi persino ad altri dei potenti pur di non vedere compromesso ciò che desidera ottenere da questo evento.
A differenza di dei più espansivi e teatrali come Zeus o Loki, Odin agisce nell’ombra, osservando costantemente gli scontri.
Il suo sguardo e i suoi rari commenti suggeriscono che sia già proiettato oltre ogni singolo combattimento, come se vedesse l’esito finale sin dall’inizio.
Nel contesto generale della storia, viene percepito da molti lettori come il probabile antagonista principale del lato divino.
Non solo come “sommo dio” nordico, ma come figura cardine del destino stesso del Ragnarok.
Con Thor, suo figlio, Odin mantiene un distacco regale e quasi muto.
Non ha bisogno di lodarlo o rimproverarlo a parole: il rapporto è mostrato più attraverso sguardi e presenza silenziosa che tramite dialoghi.
Rispetto a Beelzebub, Odin assume una posizione di chiara superiorità psicologica.
Lo mette in guardia di non interferire con i suoi piani, mostrando che anche entità temute come il signore delle mosche non sono al di sopra della sua volontà.
La maggior parte degli altri dei prova verso di lui una miscela di timore reverenziale e soggezione.
La sua fama, i suoi titoli e la sua potenza fanno sì che nessuno lo tratti come un pari in senso stretto.
Per le Valchirie e per figure strategiche come Brunhilde, Odin è un avversario da considerare sul lungo periodo.
Anche quando non è in campo, la sua sola esistenza condiziona le scelte e le prospettive della parte umana.
Odin è descritto come il “dio della guerra e della morte”, signore dei campi di battaglia e delle anime dei caduti.
È inoltre indicato come colui che conosce letteralmente tutto ciò che esiste nel cosmo, dalle divinità agli esseri umani, fino alle leggi occulte del mondo.
Gli viene attribuita la capacità di dominare le rune, simboli magici e archetipi dell’antica sapienza nordica.
Ciò gli conferisce un’aura di mago supremo e di sovrano della conoscenza esoterica, oltre che di guerriero.
La sua arma leggendaria è la lancia Gungnir, definita “l’asta maledetta” o “l’asta leggendaria”.
Chiunque si trovi di fronte alla punta di Gungnir è destinato a perire, senza eccezioni, secondo la fama che la circonda.
Quando Odin impugna Gungnir, attraversa il campo di battaglia come se stesse calpestando un deserto privo di dei.
Questo linguaggio esalta l’idea che, in guerra, nessuno possa considerarsi suo pari.
Nel contesto del paradiso, è indicato come il più forte dio della guerra, superiore persino ad altre divinità marziali celebri.
Questo lo colloca al vertice assoluto della gerarchia dei combattenti divini.
Odin è noto per avere oltre duecento soprannomi e titoli onorifici.
Questi epiteti sottolineano i vari aspetti della sua natura divina, dalla sapienza alla ferocia, dalla paternità alla padronanza della magia.
Tra i titoli menzionati spiccano:
Hárr Odin – “Colui che è in alto”
Enfatizza il suo ruolo di entità elevata, posta sopra gli altri dei.
Alfadir Odin – “Padre di tutti”
Indica Odin come progenitore e guida suprema, figura paterna del pantheon e di innumerevoli guerrieri.
Grimnir Odin – “Colui che porta la maschera”
Allude alla sua natura misteriosa, alla capacità di celare la propria identità e di muoversi dietro molteplici volti.
Yggr Odin – “Colui che incute terrore”
Richiama la paura sacra che inspira in amici e nemici, evidenziandone il lato più oscuro e intimidatorio.
Runatyr Odin – “Colui che governa le rune”
Mette in luce il dominio assoluto di Odin sulle rune, simbolo del suo sapere magico e della sua autorità sulle forze invisibili.
Questi appellativi, usati in serie, costruiscono un’immagine di divinità totale e inafferrabile.
Ognuno di essi aggiunge un tassello alla sua figura complessa, che unisce saggezza, guerra, magia e terrore.
Quando viene annunciato come combattente, la presentazione di Odin è solenne e teatrale.
Il pubblico viene esortato a “tenere gli occhi fissi sulla sua figura” e ad accogliere con timore la sua discesa in campo.
Viene ricordato il suo dominio sulla guerra e sulla morte e il fatto che la sua conoscenza abbraccia ogni cosa esistente.
Gli dei stessi lo temono, poiché è descritto come un “dio trascendente” che sta al di là del cielo e della terra.
L’annuncio insiste sul numero immenso dei suoi titoli, sottolineando la sua unicità e grandezza.
Si rimarca che chiunque si trovi davanti alla punta di Gungnir è destinato inevitabilmente alla rovina.
La sua marcia sul campo di battaglia viene paragonata al procedere in un deserto privo di dei, come se ogni altro essere divino fosse ridotto al nulla in sua presenza.
Durante il dodicesimo scontro, viene introdotto come il combattente del lato degli dei, sommo dio del Nord e più grande dio della guerra del paradiso.
Il nome che risuona infine nell’arena è uno solo, carico di secoli di leggende e paura: Odin.
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