Buddha è uno dei protagonisti divini di Record of Ragnarok, rappresentato come il fondatore del buddhismo e al tempo stesso “il più grande figlio ribelle della storia umana”, capace di passare dal lato degli dei a quello dell’umanità durante la battaglia finale del Ragnarok.
Buddha è originario dell’antica India ed è la reinterpretazione del principe Gautama Siddharta, futuro illuminato.
Nell’opera appartiene formalmente allo schieramento divino, ma sceglie liberamente di combattere per l’umanità.
Viene descritto come il “teschio caldo in piena adolescenza più forte della storia” e come “il figlio più scapestrato della storia umana”.
La sua filosofia è riassunta nel motto: “Cielo e Terra, solo io decido per me stesso”.
Il suo ruolo nel Ragnarok è centrale: inizialmente selezionato come rappresentante degli dei nella sesta battaglia, in piena arena annuncia di voler combattere dalla parte degli umani, spiazzando tutti.
Nome: Buddha
Origine: Antica India, regno dei Shakya (Shakya è reso come “Sha-kya” nel testo)
Specie/Status: Ex principe umano, ora grande Buddha divinizzato
Affiliazione iniziale: Schieramento degli dei nel Ragnarok
Affiliazione effettiva: Schieramento dell’umanità nel Ragnarok
Opera di provenienza: Record of Ragnarok
Arma principale: Inizialmente il bastone sacro “Rikudou Kon” (Bastone delle Sei Vie), poi la spada divina “Daienjakutou Zero” (Spada della Grande Estinzione, Zero)
Capacità speciale principale: “Shougaku Arayashiki” (Consapevolezza Perfetta dell’Alaya), visione delle azioni future tramite le vibrazioni dell’anima
Doppiatore (anime): Yuichi Nakamura
Buddha ha un look totalmente distante dall’iconografia tradizionale.
Indossa canottiera, sandali, occhiali da sole e grandi orecchini, con un’aria da tipo rilassato e moderno.
I capelli non sono la classica testa di riccioli fissi, ma una versione “stilosa”: lunghi e raccolti dietro, formando una sorta di fiore di loto.
Nel complesso somiglia a un ragazzo cool e svaccato, più da quartiere trendy che da tempio.
Ha sempre in bocca o in mano qualche dolcetto: lecca-lecca, gomme da masticare, barrette.
Offre spesso da mangiare dicendo “ne vuoi?”, ma se l’altro rifiuta se li mangia tutti da solo sul momento, come se odiasse sprecare il cibo.
Con gli umani è generoso fino all’eccesso, ma con gli dei scatta un curioso spirito di opposizione: se un dio vuole un suo dolce, lui se lo pappa da solo pur di non cedere.
Con Zeus arriva persino a contendersi una barretta al cioccolato con una rapidità assurda, per poi mangiarsela tutta.
Buddha incarna letteralmente il suo motto “Cielo e Terra, solo io”.
Non si lascia guidare da nessuno: non obbedisce a dei, vanità, destino o schieramenti.
È estremamente rilassato, chiama Zeus e Brunhilde con il suffisso affettuoso “-chan”, mantenendo un tono da compagno di bevute invece che da venerabile saggio.
Nonostante l’aria svagata, il suo intelletto è affilatissimo e coglie al volo le intenzioni e i piani di chi lo circonda.
Per Buddha, categorie come bene/male, dio/umano, alleato/nemico sono secondarie: ciò che conta è la propria volontà.
Agisce solo in base a ciò che lui ritiene giusto e interessante, senza farsi manipolare.
Ha un atteggiamento estremamente tollerante verso le passioni e i desideri altrui.
Anche ambizioni folli o “negative” vengono spesso accolte con un semplice “va bene così”, purché siano davvero scelte dall’individuo stesso.
Quello che odia profondamente sono le entità che:
impongono un destino dall’esterno
negano la felicità interiore delle persone
In altre parole, ha un’avversione viscerale per i “dei” che decidono la vita degli altri.
Brunhilde lo definisce “la più forte adolescenza della storia”, perché vive una ribellione permanente contro ogni imposizione, ma lo fa con una lucidità spirituale assoluta.
I suoi vecchi discepoli, vedendolo nel Ragnarok passare dalla parte degli umani, oscillano tra panico e sollievo, perché “è proprio da lui fare una cosa del genere”.
Principe che possedeva tutto
Nell’antica India settentrionale, Buddha nasce come principe dei Shakya nella città di Kapilavastu.
Appartiene alla casta guerriera, con il massimo status sociale, ricchezze, educazione e prospettive.
Alla sua nascita, un grande saggio (il testo lo chiama “Asita”) profetizza che sarà “il migliore tra gli uomini, destinato a diventare re del mondo”.
Sembra dunque avviato verso una vita perfetta, “garantita dagli dei”.
Come principe, si comporta in modo esemplare: aiuta indistintamente i sudditi di ogni casta, assolve ai doveri di governo e accetta il futuro preparato per lui.
Per lui, il destino è solo “così com’è”, qualcosa da cui non devia… fino a un certo incontro.
L’incontro con il re morente
Buddha ha un cugino più grande di nome Jataka, re del prospero regno di Malla.
Lo chiama affettuosamente “fratello maggiore” e lo ammira profondamente.
Ma Jataka è afflitto da una malattia incurabile e sente approssimarsi la morte.
Durante una passeggiata, Buddha gli dice quasi scherzando che è “fortunato” ad avere una vita così felice.
Jataka gli risponde con una domanda tagliente:
“Pensi davvero che io sia stato felice?”
Rivela la sua malattia e riflette amaramente sulla propria vita.
Ha avuto il massimo cibo, abiti, palazzo, prestigio; il suo regno è prospero, senza grandi guerre, e tutti diranno che è stato un “re felice”.
Eppure ammette che non conosce nulla delle cose più semplici: il gusto dei fagioli tostati che mangiano i contadini, dove va finire il fiume che vede ogni giorno, quanto è grande il cielo sopra di loro.
Si chiede:
“Di chi è stata davvero la mia vita?”
Una vita piena di felicità concessa dall’alto, ma non scelta, non esplorata.
Prima di congedarsi, minimizza il proprio sfogo dicendo che è solo debolezza di un uomo vicino alla morte.
Ma quelle parole rimangono incise in profondità nel cuore di Buddha.
Poco dopo, Jataka muore e viene organizzato un funerale grandioso.
I sudditi piangono, i dignitari lodano il suo regno, e uno di loro commenta che “Jataka ha avuto davvero una vita felice”.
In quel momento, nella mente di Buddha riaffiorano le parole del cugino:
“Di chi è stata la mia vita?”
E capisce che tutta quella felicità era “solo felicità ricevuta”, non conquistata o compresa.
L’Illuminazione e la rottura con il destino
Durante il funerale, Buddha scompare improvvisamente.
Molti pensano che il dolore per la morte di Jataka sia stato troppo forte per lui.
In realtà, appare inaspettatamente in mezzo alla cerimonia, spargendo fiori da un’urna e avvicinandosi alla bara del cugino.
Con un gesto che sciocca tutti, prende la bara e se la porta via.
I sacerdoti e i familiari lo accusano di sacrilegio, ma lui li zittisce:
Non vuole preghiere, né benedizioni divine per Jataka.
Vuole che segua finalmente il proprio corso, simboleggiato dal fiume che non aveva mai visto fino alla fine.
Buddha getta la bara nel fiume, lasciandola andare verso il mare sconosciuto, affinché Jataka, anche da morto, “possa scoprire dove porta quel fiume”.
Il volto del cugino, pur essendo cadavere, sembra sorridere.
Subito dopo, Buddha abbandona tutto:
veste regale
titolo di principe
famiglia, moglie e figlio
comfort del palazzo
Come recita il testo, si avvia in solitudine “come il corno di un rinoceronte”, camminando solo sulle proprie gambe verso la verità.
In appena sei anni di ascesi e vita errante, raggiunge la “luce della verità”, diventando “l’illuminato”.
Il viandante che vive come gli pare
Da quel momento, Buddha gira il mondo vivendo come un nomade libero.
Aiuta i bisognosi, ignora le regole quando servono, e mostra una visione del tutto anti-dogmatica.
Se qualcuno sviene per la fame durante le pratiche ascetiche, non esita a violare ogni rigida regola e a nutrirlo con latte e riso.
Passa giornate intere sdraiato sotto un grande albero, osservando il mondo, senza sentirsi in colpa.
Salva una ragazza destinata a essere sacrificata agli dei, trattando quel rituale come un’assurda violenza mascherata da religione.
Attorno a lui, pian piano, si raduna un gruppo enorme di persone, vestite in modo umile ma con un sorriso autentico.
Questi seguaci lo accompagnano di città in città, trasformando le sue peregrinazioni in una processione di gente poveramente vestita ma interiormente serena.
È in questo periodo che incontra una figura fondamentale: Zerofuku, il dio della fortuna “sfortunato”.
Buddha arriva in una città devastata moralmente.
In passato, Zerofuku, dio della fortuna, aveva spazzato via tutte le disgrazie, ma il risultato era stato disastroso: con una vita facile e senza ostacoli, gli abitanti si erano abbandonati alla lussuria, alla pigrizia e alla degenerazione.
Zerofuku, disperato, non capisce perché, nonostante i suoi sforzi, quella gente non sia “felice” come dovrebbe.
Vede invece i seguaci di Buddha, che pur essendo poveri e vagabondi, ridono e sembrano sinceramente felici.
In un miscuglio di rabbia e frustrazione, Zerofuku chiede a Buddha perché la gente intorno a lui sembri così serena.
Buddha gli risponde senza esitazione che:
> La felicità non è qualcosa che ti viene data.
> È qualcosa a cui arrivi da solo.
Spiega che dove c’è ombra (sofferenza) c’è anche luce (felicità); l’assenza totale di difficoltà non genera gioia, ma vuoto.
Invita persino Zerofuku a “illuminarsi con lui”, a percorrere quel cammino della consapevolezza.
Zerofuku rifiuta, travolto da senso di sconfitta, gelosia e odio.
I loro destini si separano qui… fino alla sesta battaglia del Ragnarok, dove si ritroveranno in modo traumatico e definitivo.
Per Buddha, comunque, Zerofuku rimane una figura che rispetta: vede in lui qualcuno che, pur sbagliando, tenta di affrontare la propria debolezza e la propria immaturità.
Al contrario, giudica Hajun (manifestazione demoniaca che prenderà il posto di Zerofuku) come “ancora più debole”, perché rifiuta di guardare in faccia la propria fragilità.
Durante il Ragnarok, Loki sospetta che il potere usato dalle Valchirie per creare armi in grado di uccidere gli dei non possa provenire solo da loro.
Riflettendo, si ricorda di una tecnica del mondo buddhista: “Ichiren Takushou” (Una sola pianta di loto condivisa), cioè l’arte di condividere la vita stessa tra due esseri.
Capisce che questo è il meccanismo che rende possibile la trasformazione delle Valchirie in armi per gli umani.
Di conseguenza, Loki inizia a sospettare fortemente di Buddha, potenziale “fornitore” di questo potere.
Assieme ai Sette Dei della Fortuna, Loki affronta Buddha per chiarire la questione.
Proprio in quel momento intervengono Kojiro Sasaki, Soji Okita e Kondo Isami a difesa di Buddha, creando una tensione quasi da guerra civile tra dei e umani.
La situazione viene placata da Zeus e Odin, che decidono di rimandare la resa dei conti.
Poco tempo dopo, Zeus in persona sceglie Buddha come rappresentante divino per il sesto combattimento del Ragnarok.
Buddha accetta con il suo solito tono leggero, come se fosse un programma qualunque della giornata.
Tuttavia, al momento dell’ingresso in arena, compie il gesto più clamoroso della serie.
Il tradimento in piena arena
Buddha entra dal lato degli dei, come da protocollo.
Il pubblico umano cade nella disperazione, vedendo il loro venerato illuminato schierarsi contro di loro.
Ma lui continua a camminare, si ferma al centro dell’arena e chiede il corno di Heimdall.
Lo porta alle labbra e annuncia:
> “Io combatto dalla parte dell’umanità.
> Per favore, segnate il mio nome tra i rappresentanti umani.”
Questa dichiarazione scatena il panico generale.
Gli dei sono furibondi, gli umani increduli, le Valchirie sbigottite.
Zeus, però, è il primo a rialzare il tono della ragione.
Sostiene che il regolamento del Ragnarok non vieti affatto che un dio combatta per gli umani, e anzi considera la situazione “un’evoluzione entusiasmante”.
Così, Buddha diventa ufficialmente campione umano.
Per sostituirlo come combattente divino, viene scelto Vaiśravaṇa, leader dei Sette Dei della Fortuna.
La decisione di Buddha non è frutto di un capriccio momentaneo.
In realtà, era stato Brunhilde a cercarlo prima dell’inizio del Ragnarok per imparare la tecnica di Ichiren Takushou.
Buddha aveva capito sin da allora che Brunhilde stava preparando un piano a lungo termine per ribellarsi agli dei.
Aveva anche percepito che lei desiderava probabilmente utilizzarlo come pezzo fondamentale del suo piano.
Nonostante ciò, Buddha sceglie di cooperare perché vuole farlo, non perché qualcuno lo manipoli.
Brunhilde stessa dice che in tutto il cielo non esiste un “odiatore di dei” più grande di lui, e che “non è il tipo da muoversi secondo la volontà altrui”.
Per questo, quando Buddha le annuncia che combatterà per gli umani, Brunhilde prova un misto di sollievo e autentico terrore.
Lo definisce “una persona spaventosa”, capace di muoversi sempre un passo davanti agli altri, secondo un suo codice impossibile da incasellare.
Shougaku Arayashiki – Consapevolezza Perfetta dell’Alaya
Questa è la capacità principale di Buddha.
Gli permette di “conoscere in anticipo” le azioni altrui osservando le vibrazioni dell’anima create dalla loro volontà.
Prima che il corpo si muova, la volontà si attiva, e questa volontà genera una “oscillazione dell’anima”.
Buddha è in grado di vedere questa oscillazione e, così, di percepire alcuni istanti nel futuro.
A differenza della mera previsione, questa è una vera e propria visione del futuro a brevissimo termine, senza carico fisico sugli occhi o sul corpo.
Non c’è limite di utilizzo: può sfruttarla continuamente.
Ci sono però due punti deboli:
1. Attacchi totalmente inesorabili e saturanti, troppo ampi per poter essere evitati anche conoscendone in anticipo la traiettoria.
2. Incapacità di vedere il futuro di chi non possiede alcuna luce nell’anima, una coscienza completamente immersa nelle tenebre.
Il primo limite viene quasi del tutto compensato dal suo armamentario divino.
Il secondo limite è più teorico che pratico, dato che persino dei come Zeus e Odin hanno comunque una certa luce interiore.
Rikudou Kon – Bastone delle Sei Vie
Il suo primo artefatto divino è un bastone sacro con all’estremità una ruota simile a un mulinello rituale.
È legato alle sei vie dell’esistenza del buddhismo (dei, umani, animali, spiriti famelici, demoni combattenti e inferni), e reagisce alle emozioni di Buddha cambiando forma.
Buddha non decide volontariamente la trasformazione: ogni forma appare in risposta al suo stato emotivo.
Ogni trasformazione è chiamata “Via N-esima” ed è associata a un particolare Bodhisattva o forma di compassione.
Le forme conosciute sono:
Prima Via: Via del Cielo – “Dodici Lame Celesti”
Si trasforma in una sorta di alabarda.
È eccellente nello scontro diretto tra armi e consente di controllare la distanza con la sua lunga portata.
Buddha la utilizza per parare, deviare e incalzare, mantenendo sempre l’iniziativa con movimenti circolari.
Seconda Via: Via degli Animali – “Bastone del Nirvana Perfetto”
Assume la forma di un enorme manganello chiodato, grosso quasi quanto il torso di Buddha.
È pensato per gli assalti ravvicinati e i colpi devastanti.
In combattimento, Buddha lo usa in combinazione con scivolate e movimenti bassi, colpendo il nemico all’addome con contrattacchi esplosivi.
Terza Via: Via Umana – “Spada Vajra a Pugno Unico”
Diventa una spada corta a doppio taglio, simile a un pugnale pesante unito a un simbolo rituale.
Questa forma è ideale per gli scontri ad altissima velocità.
Buddha la usa per neutralizzare attacchi da tutte le direzioni, combinando passi rapidi e una pioggia di fendenti precisi.
Quarta Via: Via degli Asura – “Scudo dell’Estinzione delle Sette Sventure”
Il bastone si trasforma in un gigantesco scudo capace di coprire completamente il corpo di Buddha.
Ha una resistenza tale da riuscire persino a fermare colpi enormi che, in teoria, sarebbero ineludibili.
Buddha afferma di averlo estratto “per pura paura”, segno che appare quando la sua percezione futura gli dice che schivare è impossibile.
È la sua difesa assoluta.
Quinta Via: Via degli Spiriti Famelici – “Falce dell’Iddio Selvaggio”
Questa forma si attiva quando Buddha risveglia una emozione che aveva considerato velenosa: l’odio.
Si manifesta come una colossale falce con una testa di drago dalla bocca spalancata, da cui partono lame minacciose.
È una forma puramente offensiva, pensata per colpi singoli ma letali.
È da questa falce che nasce la tecnica devastante chiamata “Goumetsu Rinne”.
*(La sesta forma non viene mostrata nel testo riportato.)*
Ichiren Takushou – Vita Condivisa sulla Stessa Foglia di Loto
Ichiren Takushou non è un potere esclusivo di Buddha, ma una tecnica del mondo buddhista.
Consiste nel mettere due esseri sulla stessa “foglia di loto”, cioè condividere vita e destino.
Secondo la spiegazione ripresa da Loki, permette ai due di tirare fuori il 100% del proprio potenziale, unendo forza, volontà e destino stesso.
Nel Ragnarok, questa tecnica è stata adattata da Brunhilde per permettere alle Valchirie di fondersi con gli umani, trasformandosi in armi divine (Völund).
Buddha è colui che possiede la conoscenza e l’autorità su questa pratica, e la sua collaborazione iniziale ha reso possibile tutta la strategia delle Valchirie.
Daienjakutou Zero – Spada della Grande Estinzione, Zero
Durante il suo scontro, il Rikudou Kon viene distrutto nello scontro con Hajun.
Buddha avverte allora la presenza di Zerofuku all’interno della sua vecchia arma, l’ascia chiamata “Fugou”.
Per mantenere la promessa fatta a Zerofuku – “camminare insieme sulla via della luce” – Buddha decide di effettuare una nuova unione tramite Ichiren Takushou.
Invece di far assorbire “sfortuna” come in passato, riempie l’arma di compassione, trasformando Fugou in una nuova arma: Daienjakutou Zero.
Questa spada ha la forma di una lama a sette rami, e su ognuno dei suoi ornamenti è inciso un carattere proveniente dai nomi dei Sette Dei della Fortuna.
Brunhilde la descrive come l’arma definitiva che solo un Buddha giunto alla massima illuminazione può creare.
Tra le sue tecniche spicca:
Ten Gan Myou Gaku Dai Nehan Zan – Fendente del Grande Nirvana a Occhio Celeste
Buddha scocca un colpo apparentemente tranquillo, senza alcuno sforzo visibile.
Prima, però, usa immagini illusorie per confondere l’avversario, facendogli credere di aver ferito il vero Buddha.
Quando il nemico è disorientato, lui si ritrova alle sue spalle, in perfetta sintonia con Zerofuku condiviso nella spada.
Insieme, fanno scendere un singolo colpo che tronca definitivamente la battaglia.
Tecniche considerate
Oltre al fendente del Nirvana, la falce della Quinta Via genera:
Goumetsu Rinne – Annientamento del Karma, Rinascita
Un colpo alla gola carico di energia distruttiva, volto a recidere idealmente tutti i legami karmici del bersaglio.
Goumetsu Rinne: Kuon – Annientamento del Karma, Eternità
Versione potenziata, la bocca del drago sputa un getto di fuoco che funge da propulsore, aumentando velocità e potenza a livelli estremi.
Brunhilde
Buddha la chiama “Bru-chan”, trattandola senza alcun distacco, come se fosse una ragazza qualsiasi.
Pur così, ne riconosce l’oscurità interiore, definendola “piena di desideri” e capace di usare indifferentemente bene e male per raggiungere i propri obiettivi.
È proprio Brunhilde ad avergli chiesto di insegnarle Ichiren Takushou prima del Ragnarok.
Da allora, Buddha è convinto che lei stesse preparando la rivolta delle Valchirie e che lo volesse come “pezzo fondamentale”.
Nonostante questo, Buddha non la segue per obbligo: sceglie di stare col lato umano perché non può sopportare gli dei che impongono il destino.
Brunhilde, dal canto suo, dice di lui che “non esiste in cielo un odiatore di dei maggiore di Buddha”.
Sette Dei della Fortuna
Sono una sorta di forza di polizia interna del pantheon.
Ce l’hanno a morte con Buddha e cercano costantemente un’occasione per punirlo con una loro “giustizia divina”.
Il problema è che Buddha non si ricorda mai bene né i loro nomi, né i loro volti, trattandoli con una leggerezza che li manda in bestia.
Dopo il suo “tradimento”, il loro leader Vaiśravaṇa viene scelto come campione del fronte divino per affrontarlo.
Zerofuku
Zerofuku è il dio della fortuna che ha perso la strada.
In passato ha tentato di eliminare tutte le sfortune dagli uomini, finendo per condannarli alla decadenza.
Buddha lo incontra in quel periodo e gli mostra che la felicità non è qualcosa che si regala, ma qualcosa che si conquista, accogliendo anche le ombre della vita.
Pur respinto allora da Zerofuku, Buddha conserva stima per lui, perché aveva il coraggio di confrontarsi con la propria debolezza.
Nel Ragnarok, i due si ritrovano: la battaglia con Zerofuku e la successiva trasformazione in Hajun mettono alla prova la risolutezza di Buddha.
Alla fine, però, Buddha riesce a onorare la promessa fatta a Zerofuku, trasformando la sua ascia in Daienjakutou Zero.
Zeus
Buddha lo chiama “Zeus-chan”, abbracciandolo talvolta con affetto, ma non gli concede mai un singolo dolcetto.
Tra loro c’è un rapporto ambiguo: da un lato Zeus è il capo degli dei, dall’altro sembra apprezzare profondamente la libertà di Buddha.
Quando Buddha annuncia il passaggio al fronte umano, la maggior parte degli dei reagisce con rabbia.
Zeus, invece, lo difende, affermando che il suo gesto non viola alcuna regola e che, anzi, rende il Ragnarok ancora più interessante.
Buddha gli è sinceramente grato per avergli permesso di combattere dalla parte degli umani senza ostacoli.
Se fosse stato Zeus il suo avversario, Buddha avrebbe accettato volentieri lo scontro.
Beelzebub
Beelzebub è un altro dei rappresentanti divini nel Ragnarok.
Un giorno rivela a Buddha di essere lui il responsabile dell’impianto del “seme di Hajun” dentro Zerofuku.
Nonostante questo, Buddha non prova odio nei suoi confronti.
Gli dice chiaramente che non può permettersi di odiarlo, perché deve rispettare la promessa fatta a Zerofuku di camminare insieme sulla via della luce.
Beelzebub lo trova irritante e affascinante al tempo stesso.
Arriva a dirgli: “Se ti va, vieni a uccidermi un giorno; tu potresti essere uno dei pochi in grado di farlo”.
Kintoki Sakata
Kintoki Sakata è uno dei rappresentanti umani nel Ragnarok.
Visita Buddha in infermeria dopo la sesta battaglia, portandogli caramelle a forma di “Kintarou”.
Chiama Buddha “Shaka” e gli parla in modo molto diretto e amichevole.
Quando Buddha gli chiede un favore – indagare su Siegfried – Kintoki accetta senza nemmeno voler sapere i dettagli, affermando che “non c’è motivo per rifiutare una richiesta tua”.
Questo mostra la fiducia totale che nutre in Buddha.
Altri pensatori e figure religiose
In tribuna, a guardare il Ragnarok, compaiono anche Gesù Cristo, Socrate e Confucio.
Insieme a Buddha formano il quartetto dei “quattro grandi saggi”.
Confucio cerca di mantenere un comportamento composto davanti ai suoi discepoli, ma in realtà è entusiasta delle gesta di Buddha.
Ogni tanto, durante gli scontri, si lascia sfuggire commenti un po’ troppo accesi, rivelando il suo coinvolgimento emotivo.
Heracles e Prometeo
Buddha non interagisce direttamente con Heracles, ma il confronto tra i due è interessante sul piano delle idee.
Heracles è un dio profondamente giusto, ma sceglie di combattere lui stesso per “far perdonare gli uomini” agli dei, perché non riesce a credere fino in fondo nelle possibilità dell’umanità.
Buddha, al contrario, è un uomo divinizzato che crede talmente nel potenziale di ogni individuo da ribellarsi apertamente agli dei.
Sono quasi due facce opposte del “dio che ama gli uomini”.
Con Prometeo, altro dio che sta dalla parte dell’umanità, Buddha avrebbe un rapporto più complesso.
Buddha non ama l’idea di “perdonare gli uomini dall’alto”, ma può trovare in Prometeo qualcuno che almeno ha tradito la propria origine divina per aiutare i mortali.
Il motto di Buddha, spesso frainteso nel mondo reale, non significa “solo io sono grande”.
Vuol dire che ogni essere umano è unico e insostituibile, dotato di un valore assoluto e di una missione personale.
Nella sua visione, nessun dio ha il diritto di scrivere al posto tuo la storia della tua vita.
Il destino non è una sceneggiatura chiusa, ma qualcosa che tu stesso devi esplorare, accettando sia la luce che l’ombra.
Questo è il motivo per cui Buddha, pur essendo un “dio” nel contesto del Ragnarok, è in realtà il più umano tra gli dei.
Si mette in gioco sulla stessa arena, prende colpi, sanguina e ride, dimostrando che la vera grandezza sta nel scegliere da sé la propria strada, fino all’ultimo respiro.
💬 Discussione della comunità
Parla di questo anime con persone a cui importa davvero.