Ymir è un personaggio immaginario dell’opera L'attacco dei giganti, membro del 104º Corpo di Addestramento e poi della Squadra Esplorazione, nonché ex portatrice del potere del Gigante Mascellare.
Nome: Ymir
Sesso: Femmina
Età: 17 anni (al momento dell’addestramento nel 104º Corpo)
Età reale stimata: Circa 80 anni (inclusi i circa 60 anni passati come gigante senza intelletto)
Altezza: 172 cm
Peso: 63 kg
Data di nascita: 17 febbraio
Luogo di nascita: Sconosciuto (nata al di fuori delle mura, nel territorio controllato da Marley)
Affiliazione: 104º Corpo di Addestramento → Squadra Esplorazione
Gigante posseduto: Gigante Mascellare
Doppiatrice (versione animata): Saki Fujita
Risultati sondaggi di popolarità ufficiali: 1º sondaggio – 11ª; 2º sondaggio – 14ª
Ymir appartiene alla stessa leva di addestramento di Eren Yeager, Mikasa Ackerman, Armin Arlert e gli altri membri del 104º Corpo.
Si distingue per i capelli neri, la figura alta e asciutta, le lentiggini sul viso e uno sguardo particolarmente tagliente.
Nel manga la sua apparenza è piuttosto androgina, mentre l’adattamento animato le conferisce lineamenti più chiaramente femminili.
Durante la battaglia per la riconquista del Distretto di Trost opera nello stesso gruppo di Krista Lenz, futura Historia Reiss.
Dietro un atteggiamento sbogliato e cinico, Ymir possiede un’intelligenza acuta e capacità di combattimento notevoli.
Come singolo soldato è considerata abbastanza forte da rientrare senza problemi tra i primi dieci del 104º Corpo.
Nonostante ciò, sceglie deliberatamente di restare fuori dalla classifica d’élite per permettere a Krista Lenz di accedere alla Polizia Militare, manipolando i risultati a proprio svantaggio.
Spesso mostra una crudele lucidità nel leggere i sentimenti altrui, mettendo a nudo ipocrisie e debolezze con parole dure ma di rado gratuite.
Ymir è pragmatica, calcolatrice e tende a valutare le persone in base alla loro “utilità” nei suoi piani.
Non ha problemi a sfruttare gli altri, come quando cerca di accumulare favori da Sasha Blouse per farne la propria “ragazzina delle commissioni”.
Disprezza apertamente la scarsa forza fisica di Armin Arlert, ma allo stesso tempo ne riconosce l’intelligenza.
Con Krista Lenz, invece, attacca la sua bontà eccessiva e le sue azioni apparentemente altruistiche, definendole ipocrite e auto-distruttive.
Vari personaggi sottolineano come in lei manchi “la parte più importante per un soldato”, ovvero la volontà di servire una causa superiore a sé stessa.
Ymir difatti afferma più volte di non riuscire a immaginare di obbedire a qualcuno che non sia lei stessa.
Eppure, quando si tratta di decisioni vitali, dimostra di non essere guidata solo da egoismo o istinto di sopravvivenza.
La sua scelta di entrare nella Squadra Esplorazione, pur sapendo che circa metà dei nuovi membri muore già alla prima spedizione, ne è un esempio lampante.
Le sue parole spesso feriscono, ma non di rado nascondono una forma di preoccupazione contorta verso chi le sta attorno.
Molte delle sue “stoccate” sono tentativi di costringere gli altri a guardarsi allo specchio e a vivere in modo più autentico.
Ymir è in realtà una portatrice del potere di uno dei Nove Giganti, nello specifico il Gigante Mascellare.
A differenza di Eren Yeager, sin dal suo primo ingresso in scena controlla il potere del gigante e riesce addirittura a parlare – seppur in modo stentato – mentre è trasformata.
In forma di gigante è alta circa 5 metri, dimensione ridotta rispetto ad altri Nove Giganti come il Gigante Colossale o il Gigante Corazzato.
Il suo aspetto titanico è completamente diverso da quello umano: privo di fascino, tanto che Connie Springer lo definisce “brutto”.
Il Gigante Mascellare di Ymir eccelle nei combattimenti in ambienti con forti dislivelli, come le foreste, dove può sfruttare agilità e mobilità.
Viene sottinteso che, in certe condizioni ambientali, potrebbe persino impensierire il Gigante Colossale di Bertolt Hoover e il Gigante Corazzato di Reiner Braun.
Ymir non è nata all’interno delle mura, ma in una città sotto il dominio del regno di Marley, dove viveva come orfana mendicante senza nome.
Viene raccolta da un gruppo di devoti che adorano la figura mitica della progenitrice degli Eldiani, la “Ymir originale”, e costretta a impersonarne la reincarnazione.
Il culto la trasforma in una sorta di guida religiosa, dandole il nome “Ymir” e proiettando su di lei aspettative messianiche che lei stessa finisce per accettare.
Per anni vive questa bugia, convinta che far felici i fedeli sia l’unico modo per dare un senso alla propria esistenza.
Quando le autorità di Marley scoprono il culto, accusano il gruppo di manipolare le masse e decidono di punire i membri.
Ymir viene deportata sull’Isola di Paradis insieme ai dirigenti del culto e gli viene iniettato il fluido spinale dei giganti, trasformandola in un gigante puro privo di senno.
Da quel momento vaga per circa 60 anni fuori dalle mura come gigante senza intelletto, divorando esseri umani Eldiani quando se ne presenta l’occasione.
In questo periodo il suo corpo non invecchia come quello di un normale essere umano, e la sua età biologica resta quella di una adolescente, anche se in realtà passano decenni.
Nel corso della missione di infiltrazione di Marley su Paradis, tre giovani guerrieri – Reiner Braun, Bertolt Hoover e Marcel Galliard – si addentrano nell’isola con il compito di recuperare il potere del Gigante Fondatore.
Durante un accampamento, il gigante puro che era Ymir compare a sorpresa e attacca il gruppo.
Per proteggere Reiner, Marcel Galliard viene divorato da Ymir, che in questo modo eredita il potere del Gigante Mascellare.
Con l’acquisizione di uno dei Nove Giganti, Ymir riacquista coscienza, torna in forma umana e recupera l’intelletto, pur senza inizialmente comprendere pienamente cosa le sia accaduto.
Da quel momento, Ymir acquisisce anche i ricordi di Marcel, che si mescolano ai propri.
Questo la mette indirettamente in conflitto con Marley, poiché ha rubato – involontariamente – un potere che apparteneva ai guerrieri scelti del regime.
Dopo il crollo della barriera del Distretto di Shiganshina, causato dal Gigante Colossale di Bertolt Hoover, Ymir coglie l’occasione per entrare nelle mura come se fosse un’ordinaria superstite.
Decide di mantenere il nome “Ymir”, come atto di sfida verso il destino che l’aveva costretta a vivere una vita falsa.
All’interno della società muraria viene accolta come orfana dalla Chiesa e cresce in condizioni umili, pur non rivelando a nessuno la sua vera natura.
In questa nuova vita mira a vivere finalmente come “se stessa”, senza dover più recitare il ruolo della santa o della martire.
Venuta a sapere, tramite conversazioni di membri della religione delle mura, dell’esistenza di una ragazza di sangue nobile tenuta ai margini, Ymir si interessa a Krista Lenz.
Riconosce in lei un’altra persona il cui valore viene negato e la cui vita è stata modellata da scelte altrui, e in questa analogia vede una sorta di specchio del proprio passato.
Quando Krista entra nel 104º Corpo di Addestramento, Ymir la segue nella stessa leva per avvicinarla e osservarla.
Quello che nasce come calcolo e curiosità si trasforma progressivamente in un attaccamento profondissimo, al punto che Ymir arriva a considerare Krista più importante della propria vita.
Il rapporto tra Ymir e Krista Lenz (vero nome Historia Reiss) è uno dei fulcri emotivi del personaggio.
Ymir è l’unica che, fin dall’inizio, rifiuta di vedere Krista come una “santa” altruista e perfetta, smascherando la sua tendenza all’auto-sacrificio come desiderio inconscio di sparire venendo ricordata come una brava ragazza.
Ymir sprona più volte Krista a vivere per sé stessa, non per gli altri, anche a costo di ferirla con parole brutali.
Il suo famoso invito “Cammina a testa alta e vivi” riassume alla perfezione il messaggio che vuole darle.
Per permettere a Krista di raggiungere la Polizia Militare, Ymir sabota deliberatamente la propria posizione nella graduatoria dei cadetti, pur potendo rientrare agevolmente tra i primi dieci.
Questo sacrificio nascosto mostra quanto la sua ossessione per Krista sia, al tempo stesso, egoistica e profondamente devota.
Col passare del tempo, Ymir si rende conto di desiderare un futuro accanto a Krista, arrivando a immaginare, con ironica serietà, persino un matrimonio con lei.
Questa dedizione diventa il motore principale delle sue scelte, superando perfino la paura di Marley e la lealtà verso sé stessa.
Durante la spedizione in cui una parte del 104º Corpo viene inviata al castello di Utgard nelle Terre di Mezzo del Muro Rose, il gruppo viene circondato da un enorme numero di giganti.
Con i veterani in seria difficoltà e le risorse limitate, la situazione sembra disperata.
Ymir, dopo aver assistito alla volontà di sacrificarsi di Krista, decide di svelare il suo segreto.
Si lancia dalla torre, si autoinfligge una ferita per trasformarsi e si trasforma davanti agli occhi scioccati degli altri cadetti.
Come Gigante Mascellare, distrugge la base della torre e combatte con ferocia contro i giganti che assediano il castello.
Nonostante la sproporzione di forze, riesce a guadagnare tempo sufficiente per salvare molti dei compagni, in particolare Krista.
Krista assiste alla lotta e, quando Ymir appare ormai esausta, la chiama col suo nome e le promette di raccontare finalmente la verità sul proprio passato e sulla propria identità.
Questo scambio segna una svolta nel loro rapporto e cementa il legame tra le due.
Poco tempo dopo, mentre Ymir è priva di sensi sul Muro Rose, Bertolt Hoover si trasforma nel Gigante Colossale.
Nel caos che segue, Ymir viene catturata da Reiner Braun e Bertolt, che nel frattempo rivelano di essere i guerrieri infiltrati di Marley.
I due le offrono un patto: se li aiuterà a tornare a Marley, potranno impedire che Krista venga eliminata come possibile testimone scomoda.
Per il bene di Historia/Krista, Ymir sceglie di collaborare con Reiner e Bertolt, pur rimanendo consapevole dell’ambiguità morale della sua decisione.
Durante la fuga verso la foresta degli alberi giganti, Ymir oscilla tra il desiderio di proteggere Historia e la consapevolezza che la sta trascinando in un destino incerto.
La sua lealtà non è verso Marley né verso l’umanità entro le mura, ma esclusivamente verso la persona che ha imparato ad amare.
Quando Eren Yeager, in un momento cruciale, attiva il potere conosciuto come “Coordinata” (il controllo sui giganti), Ymir riesce intravedere un nuovo possibile futuro per chi vive entro le mura.
Questo la porta a riconsiderare la sua scelta e a credere che, forse, Historia potrebbe avere un avvenire migliore restando con i compagni.
Alla fine decide di separarsi da Historia, lasciandola alle forze dell’isola di Paradis e scegliendo invece di tornare con Reiner e Bertolt verso il territorio di Marley.
Prima di partire, affida a Reiner una lettera indirizzata a Historia, in cui finalmente si apre sulla propria vita e sul proprio destino.
Nella lettera che Reiner consegnerà a Historia, Ymir racconta per la prima volta in modo completo le proprie origini.
Spiega come sia stata un’orfana senza nome trascinata in un culto, trasformata in “Ymir” contro la sua volontà e poi condannata a diventare un gigante puro per più di mezzo secolo.
Racconta anche l’episodio in cui ha divorato Marcel Galliard e ottenuto il Gigante Mascellare, e di come questo le abbia permesso di rinascere come essere umano in un nuovo mondo.
Nella vita entro le mura, dice di aver sentito finalmente la libertà di essere “se stessa”, senza dover recitare un ruolo imposto.
Ymir confessa di aver vissuto quei pochi anni tra le mura come una seconda vita, preziosa proprio perché rubata al suo tragico destino.
Allo stesso tempo, accetta il fatto che, come portatrice di uno dei Nove Giganti, abbia un tempo limitato di soli 13 anni di vita dopo aver acquisito il potere.
Sceglie quindi di restituire il Gigante Mascellare a Marley, come parte di uno scambio implicito per la protezione di Historia e per alleviare il senso di colpa verso i Galliard.
Questa scelta segna l’inizio della sua ultima fase di vita.
Una volta tornata nel territorio di Marley con l’aiuto di Reiner Braun e Bertolt Hoover, Ymir prende la decisione definitiva di sacrificarsi volontariamente.
Si offre come candidata a restituire il Gigante Mascellare alla famiglia Galliard.
Il nuovo erede designato è Porco Galliard, fratello minore di Marcel.
Ymir si lascia divorare da Porco, trasmettendogli il potere e i ricordi del Gigante Mascellare, e pone così fine alla propria vita.
Il Gigante Mascellare di Porco risulta più potente e versatile rispetto a quello di Ymir, suggerendo che il suo potenziale fosse superiore o che Ymir non avesse sviluppato appieno le proprie capacità da guerriera.
Nonostante ciò, la sua esperienza e i suoi ricordi continuano a vivere all’interno di Porco, influenzandone in parte la percezione degli eventi.
Ymir non appare durante la missione finale di riconquista del Muro Maria da parte della Squadra Esplorazione, perché a quel punto è già morta.
L’unica traccia che lascia dietro di sé nel mondo entro le mura è la lettera a Historia e il ricordo di una ragazza aspra ma profondamente autentica.
Nella fase finale della storia, durante la grande battaglia tra il Cielo e la Terra, Ymir riappare come una delle ex portatrici dei Nove Giganti evocati tramite il potere del Percorso.
In questo contesto assume nuovamente la forma del Gigante Mascellare.
Inizialmente, come tutti i giganti evocati dal potere del Gigante Fondatore, agisce come marionetta di Eren Yeager, opponendosi al gruppo di Armin Arlert e degli altri protagonisti.
Tuttavia, quando Armin raggiunge il luogo metafisico della Coordinata e, grazie a Zeke Yeager, cambia il corso degli eventi, il legame di controllo inizia a incrinarsi.
Le emozioni e la volontà di Zeke, che decide di cooperare per fermare il genocidio, risuonano anche nei portatori del passato.
Ymir, rispondendo a questa nuova determinazione e al desiderio di porre fine alla catena di odio e sacrifici imposta dai giganti, si schiera a favore dell’abbattimento del Gigante Fondatore.
Partecipando alla ribellione dei giganti del passato, contribuisce indirettamente alla possibilità di distruggere il potere dei Nove Giganti e liberare il mondo dalla maledizione che lei stessa aveva portato per anni.
In questo modo, il suo arco narrativo si chiude con un ultimo atto di cooperazione verso un futuro in cui nessun’altra “Ymir” sarà costretta a vivere e morire come arma.
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