Isao Ohta è un personaggio maschile di Mobile Police Patlabor, pilota responsabile della seconda unità della Seconda Squadra, noto come uno dei poliziotti più problematici ma anche più appassionati dell’intera serie.
Isao Ohta è originario di Kamaishi, nella prefettura di Iwate.
Il suo grado è inizialmente quello di agente semplice, mentre nelle opere ambientate dopo gli eventi principali viene promosso a brigadiere.
Doppiato da Michihiro Ikemizu, è anche uno dei volti più memorabili della squadra per il suo temperamento esplosivo.
Il suo modello dichiarato fu un istruttore subacqueo omonimo, e secondo i creatori il design iniziale gli somigliava più di quello definitivo.
Ohta è, nel migliore dei casi, un uomo serio, integerrimo e animato da un fortissimo senso della giustizia.
Nel peggiore, è un impulsivo irruento che si lancia all’attacco prima ancora di pensare.
Ama la disciplina, il rispetto delle regole e la gerarchia.
Proprio per questo tende a obbedire con relativa sincerità a chi ha un grado superiore o una superiorità tecnica evidente.
Con i colleghi di pari livello, invece, entra spesso in conflitto.
In particolare litiga spesso con Asuma Shinohara, con cui ha una compatibilità molto scarsa sul piano del carattere e del metodo.
Pur essendo brusco, rigido e spesso sgradevole, non vacilla mai quando c’è da correre in aiuto dei compagni o proteggere la sicurezza pubblica.
In questo senso incarna davvero il poliziotto appassionato e “caldo” nel cuore.
Nelle prime fasi della versione a fumetti guardava dall’alto in basso gli altri membri della squadra, considerandoli poliziotti improvvisati usciti da un sistema di formazione accelerato.
Lui, al contrario, aveva ricevuto una formazione di polizia regolare ed era passato dai reparti mobili.
Ha idee piuttosto antiquate, incluse una forte fede nell’anzianità, nella gerarchia e in una visione tradizionale dei rapporti tra uomini e donne.
Questo lo porta talvolta a comportamenti arroganti o poco piacevoli con chi lo circonda.
Tuttavia non è privo di lati umani e inattesi.
Con Noa Izumi, ad esempio, tende a essere relativamente indulgente e a volte, con imbarazzo, le offre anche qualche consiglio.
Sa mostrarsi impacciatamente premuroso anche in contesti privati.
In alcune storie accompagna con goffo garbo una donna conosciuta per un incontro combinato, e in più occasioni si preoccupa sinceramente della stanchezza o dei problemi di Noa.
Ohta è il pilota della seconda unità della Seconda Squadra.
Secondo Captain Kiichi Gotō, è un vero “poliziotto problematico”.
Nella versione a fumetti, prima del trasferimento alla squadra dei Labor da pattuglia, appare come agente in uniforme dei reparti mobili.
In quell’occasione tenta perfino di salire con la forza su un mezzo della Prima Squadra per affrontare corpo a corpo il criminale soprannominato Hercules 21, ma viene fermato dai colleghi.
È uno dei pochi membri della Seconda Squadra ad avere una formazione di polizia pienamente ortodossa.
Insieme a Gotō e a Takeo Kumagami, è tra i rari componenti ad aver seguito il percorso regolare della polizia giapponese.
Questo dettaglio lo rende, paradossalmente, sia una figura più “autenticamente poliziesca” dei suoi compagni, sia una fonte di nuove domande.
Il fatto che proprio lui, con il suo carattere ingestibile, sia passato attraverso un addestramento ufficiale rende il tutto ancora più ironico.
Sul piano del servizio quotidiano, però, è spesso diligente e laborioso.
A parte la sua ossessione per le armi e i danni materiali che provoca, il suo atteggiamento verso il dovere è in realtà piuttosto zelante.
Anche nel pilotaggio del Labor, Ohta riflette perfettamente il proprio carattere.
Predilige la forza bruta, l’assalto frontale e la decisione immediata, più che la precisione o la flessibilità tattica.
Rispetto a Noa, che tende a manovrare con maggiore attenzione e sensibilità, Ohta è molto più diretto.
Ha coraggio e capacità di decidere all’istante, ma gli manca elasticità strategica.
I suoi interventi finiscono spesso con danni notevoli alla macchina.
Le sue continue rotture provocano regolarmente rimproveri dai superiori e lamentele dalla squadra manutenzione.
In più occasioni ignora gli ordini del responsabile del supporto e si lancia da solo.
Per contenere le sue esplosioni sono spesso decisive la superiorità di grado e di competenza di Kanuka Clancy e di Takeo Kumagami, entrambe brigadiere.
Uno degli aspetti più celebri del personaggio è il suo rapporto quasi patologico con il revolver cannon, la pistola per Labor.
Ama sparare in modo smodato, e in più di una scena dà l’impressione di attendere con entusiasmo qualsiasi occasione per aprire il fuoco.
Nella pratica quotidiana viene spesso considerato un pessimo tiratore.
Compagni e superiori lo prendono in giro sia nella versione a fumetti sia in quella animata.
Tuttavia la sua fama di incapace è solo parzialmente meritata.
Le opere chiariscono infatti che, in molte situazioni reali, Ohta mira deliberatamente a zone estremamente difficili da colpire, come articolazioni o estremità, per evitare di uccidere il sospetto e per arrestarlo vivo.
Per questo in combattimento sbaglia spesso il bersaglio.
Ma proprio per questa stessa ragione non ha praticamente mai colpito la cabina di pilotaggio del nemico, cosa che Gotō nota con un certo divertimento.
Nelle esercitazioni di tiro su bersagli statici, invece, dimostra un’ottima precisione.
Nel fumetto, dopo una riparazione successiva allo scontro con il Grifone, riesce a piazzare quasi tutti i colpi al centro del bersaglio.
Anche sul campo ottiene risultati concreti quando il bersaglio non compie movimenti troppo complessi.
In cooperazione con Mikiyasu Shinshi riesce perfino a sparare a mano libera il revolver cannon e a distruggere la telecamera principale del Grifone.
In un’altra occasione colpisce la testa del Labor tedesco noto come Brocken, anche se senza effetto decisivo.
Nel caso dell’incidente del numero 13, sia nel film sia nel fumetto, individua il momento giusto per usare un proiettile speciale di cui disponeva in un solo esemplare e mette a segno il colpo.
Questi risultati derivano anche dal fatto che il revolver cannon non è completamente integrato nel sistema di controllo del fuoco.
Ohta lo usa quasi come un’arma manuale e ha affinato la sua tecnica fino a farla apprendere al sistema operativo dell’Ingram.
Nonostante ciò, il problema della sua esaltazione nel premere il grilletto rimane.
Nel fumetto, al primo intervento della Seconda Squadra, intima al criminale di fermarsi “o sparerò”, ma dentro di sé spera con entusiasmo che quello non si fermi affatto.
Quando il sospetto continua ad avanzare, Ohta reagisce quasi con gioia e scarica una raffica di colpi.
Una volta finiti i proiettili, chiede perfino altre munizioni.
Anche nelle produzioni animate e cinematografiche, se si prevede una sparatoria, entra facilmente in uno stato di eccitazione evidente.
Spesso sembra più felice per l’idea di sparare che preoccupato per il rischio dell’operazione.
Esiste però almeno una scena che mostra il suo lato responsabile.
Nella serie televisiva, durante il breve periodo in cui Shinshi svolge il ruolo di supporto della seconda unità, Ohta si rifiuta di sparare quando si rende conto che, dietro il bersaglio, c’è una scuola elementare e l’evacuazione dell’area non è ancora stata completata.
In quel momento afferma chiaramente che un colpo deviato potrebbe colpire la scuola.
È una delle rare occasioni in cui mette un freno alla propria impulsività davanti al pericolo per i civili.
La pessima reputazione della Seconda Squadra come gruppo che “spara troppo” deriva in larga parte da lui.
Molte delle storie sull’unità che lascia dietro di sé solo distruzione sono sostanzialmente colpa sua.
Ohta eccelle nel combattimento ravvicinato e nelle situazioni che richiedono grinta pura.
È anche abile nel judo, caratteristica coerente con la sua indole da combattente diretto.
Di contro, è debole nel ragionare sulle cause profonde di un caso o nelle valutazioni più sottili.
Tende a voler risolvere tutto con la forza prima di fermarsi a pensare alle implicazioni.
Per questo è l’opposto di Asuma, che invece riflette molto sulle circostanze, sui retroscena e sulle conseguenze.
Quando i due vengono costretti a lavorare in coppia per decisione di Gotō, i problemi si moltiplicano al punto da attirare le critiche di Kumagami.
La sua impulsività è talmente nota che, in una certa indagine, quando definisce “troppo impulsiva” una vendetta, tutti i presenti rimangono sorpresi.
Perfino Kumagami resta sbalordita nel sentire la parola “impulsivo” uscire dalla sua bocca in tono critico.
Con Asuma il rapporto è spesso conflittuale.
Le differenze di carattere, la rivalità e il diverso modo di intendere il lavoro li portano frequentemente allo scontro.
Con Noa il comportamento è diverso.
Pur rimanendo burbero, non la tratta con il disprezzo sessista che ci si potrebbe aspettare da un uomo delle sue convinzioni tradizionali.
È significativo che non le si rivolga con formule degradanti del tipo “sei solo una donna”.
In pratica, con lei tende a comportarsi più come con un collega da proteggere e rispettare che come con una subordinata simbolica.
Con Kumagami e Kanuka, invece, il rapporto parte malissimo.
Essendo donne competenti, forti e non conformi alla sua idea tradizionale di femminilità, inizialmente Ohta le giudica con fastidio e insofferenza.
Nonostante il rancore, però, non si ribella apertamente.
Il motivo è semplice: entrambe sono superiori a lui per grado, e per Ohta la differenza gerarchica dentro la polizia è assoluta.
Quando Asuma lo provoca su questo punto, Ohta arriva persino a commuoversi dalla frustrazione.
Ribadisce comunque che una forza di polizia non può ignorare la catena di comando.
Col tempo, riconoscendo il valore effettivo di Kumagami e Kanuka nel comando, nel pilotaggio e perfino nelle arti marziali, finisce con l’accettarne la superiorità.
Pur a denti stretti, arriva anche a chiedere insegnamenti in modo sorprendentemente onesto.
Con Shinshi ha una dinamica meno esplosiva ma comunque significativa.
In una discussione sul supporto ai soccorsi, nel fumetto dimostra una mentalità poliziesca concreta e corretta, da uomo che conosce davvero il lavoro sul campo.
Dietro l’immagine del duro, Ohta ha gusti sorprendentemente poco prevedibili.
È infatti un grande appassionato di idol e giovani celebrità femminili.
Nella serie televisiva si scioglie completamente davanti alla popolare Kana Matsumoto, descritta come la celebrità “più adatta a essere una sorellina”.
È addirittura il membro numero 0001 del suo fan club.
Nel fumetto non compaiono episodi identici, ma a un certo punto i colleghi lo vedono tornare a casa puntualmente per più giorni di seguito.
Nascono allora ipotesi esilaranti: una fidanzata segreta, un crollo psicologico che lo starebbe spingendo verso i reati con armi da fuoco, oppure una vita nascosta da otaku.
Qualcuno scherza persino sul fatto che stia tornando a casa per registrare repliche televisive o per prepararsi a un evento di autoproduzioni.
La verità è molto più semplice: voleva soltanto arrivare in tempo alla mensa per un menu estivo abbondante prima che finisse.
Un altro aspetto particolare riguarda la sua resistenza davanti alle scene macabre.
Per qualche strano motivo, nel suo primo anno di servizio si trovò più volte su luoghi con cadaveri orribilmente mutilati, sviluppando così una forte tolleranza.
Nel fumetto è l’unico della squadra a non svenire e a non correre in bagno davanti a un corpo particolarmente atroce.
Subito dopo riesce perfino a mangiare tranquillamente un piatto di carne.
Lui stesso si vanta di aver imparato a separare cervello e stomaco dopo aver vomitato abbastanza per un’intera vita.
Asuma gli risponde seccamente che non è affatto qualcosa di cui vantarsi, dando inizio a una nuova lite.
Nel mondo narrativo dei primi OAV e dei film, nell’autunno del 2001 Ohta è ormai diventato brigadiere.
Viene assegnato come istruttore alla scuola di formazione per membri delle unità speciali con Labor.
Il suo carattere, però, non cambia davvero.
Nel secondo film lo si vede urlare contro gli allievi che sparano male e impartire un addestramento durissimo.
Per dimostrare come si dovrebbe fare, colpisce con un’estrazione rapida un bersaglio in movimento senza usare il sistema di controllo del fuoco.
Subito dopo, sostenendo che non bisogna mai dimenticare il colpo di grazia, distrugge con il manganello elettrico anche il macchinario che sorreggeva il bersaglio.
In quella scena viene rimproverato da Shinshi, nel frattempo divenuto dirigente dell’ufficio amministrativo generale del dipartimento metropolitano.
Alcuni materiali preparatori lo mostravano un po’ più tranquillo e maturo, ma nella versione finale resta sostanzialmente il solito Ohta.
Nella versione dal vivo appartenente alla continuità dei primi OAV e dei film, Ohta è interpretato da Morihiro Yamaguchi.
Compare solo brevemente in flashback, soprattutto di spalle.
Dopo gli eventi del secondo film lascia la polizia e fonda una società di sicurezza con Gotō e Shinshi.
L’impresa però fallisce in meno di un anno a causa di una gestione disastrosa.
Successivamente, per ragioni non chiarite nei dettagli, Ohta è coinvolto in un caso di violenza.
Si afferma esplicitamente che si trova in carcere, quindi sta scontando una pena effettiva.
Tra gli ex membri della Seconda Squadra di cui si conosce il destino, il suo è il più triste e degradato.
Per molti fan si tratta di uno sviluppo amaro.
Nel cortometraggio animato del 2016 collegato a una possibile continuità televisiva e dei nuovi OAV, il nome di Ohta non viene pronunciato direttamente.
Tuttavia una comandante donna cita la frase “sul campo bisogna adattarsi alle circostanze”, attribuendola al precedente comandante.
Poiché quella battuta è una delle espressioni più associate a Ohta, alcuni fan hanno ipotizzato che sia diventato il nuovo capo della Seconda Squadra dopo Gotō.
Anche sul piano gerarchico l’idea non è impossibile, dato che tra i membri originari lui e Kumagami sono tra i pochi ad avere il profilo adatto a salire di grado.
Un dettaglio curioso riguarda il doppiatore Michihiro Ikemizu.
Oltre a dare voce a Ohta, presta anche la voce alla narrazione iniziale in varie versioni animate, con un tono calmo e controllato del tutto opposto all’energia furiosa del personaggio.
Questa differenza ha sorpreso molti spettatori quando l’hanno scoperta.
La cosa viene perfino sfruttata in chiave comica nel breve spin-off animato dedicato ai “mini” Labor.
In alcune bozze pubblicate in materiali speciali, il personaggio appariva molto diverso dall’immagine definitiva.
Era raffigurato con capelli cortissimi, sorriso costante e un’aria da giovane praticante di judo sincero e rassicurante, molto lontana dal vulcano umano visto poi nella serie.
💬 Discussione della comunità
Parla di questo anime con persone a cui importa davvero.