Meru Zetsubouda

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Meru Zetsubouda
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Età: 15
Compleanno: 30 Novembre
Zodiaco: Sagittario
Genere: Femmina
Nome inglese: Meru Zetsubouda
Nome giapponese: 雪房田 夢留(ぜつぼうだ める)
Nome cinese: 雪房田梦留
Nome coreano: 제츠보다 메루
Nome romanizzato: Zetsubōda Meru
amo numero: 1
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🎬 Anime in cui appare

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Le 100 ragazze che ti amano tanto tanto tanto tanto tanto
Le 100 ragazze che ti amano tanto tanto tanto tanto tanto
Data di rilascio: 08 Ottobre 2023

Impostazioni del personaggio

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Meru Zetsubouda è un personaggio del manga "Le 100 ragazze che ti amano tanto tanto tanto tanto tanto", ventinovesima “ragazza del destino” di Rentarou Aijou, studentessa e giovane autrice di libri illustrati che vede il mondo come un luogo colmo di disperazione e considera il “merhen” (fiaba, meraviglia) come unica forma di salvezza, finché non scopre che anche l’amore può essere una salvezza reale.

Nome completo: Meru Zetsubouda

Genere: Femminile

Età: 15 anni

Scuola / Classe: Liceo annesso all’Università Miele di Fiori, classe 1-6

Data di nascita: 30 novembre

Segno zodiacale: Sagittario

Occupazione: Studentessa delle superiori, autrice di libri illustrati

Prima apparizione (capitolo): Volume 21, capitolo 177

Ingresso nella “famiglia” di Rentarou: Volume 21, capitolo 178

Meru porta sempre un berretto basco, che è diventato il suo simbolo visivo e un richiamo al suo ruolo di artista.

Ha lunghi capelli mossi di colore blu scurissimo/nero che le arrivano alla schiena e occhi completamente scuri, senza punti luce, che le danno un’aria un po’ inquietante e spenta.

Quando subisce un ulteriore shock di disperazione, i suoi occhi e la bocca diventano macchie nere “scarabocchiate”, come se qualcuno li avesse riempiti con un pennarello, accentuando il suo lato inquietante.

Nel passato, prima di cadere nella disperazione, Meru aveva gli occhi luminosi e portava i capelli intrecciati dietro la testa, divisi in due trecce sciolte.

La sua uniforme scolastica è un normale completo con giacca (simile a quello di Nano Eiai), portata aperta senza abbottonarla.

Il basco che indossa funge da “accento da illustratrice” e rende subito riconoscibile la sua professione.

Quando, a causa di un farmaco di Kusuri Yakuzen, torna allo stato di bebè, nei suoi occhi torna nuovamente la luce, suggerendo che la disperazione è qualcosa di “imparato” e non innato.

Meru è, in apparenza, una ragazza molto cupa e disincantata.

Crede che il mondo reale sia pieno di disperazione, perché ha studiato e osservato a fondo ingiustizie, sofferenza e malvagità umane.

Nonostante questo, il suo carattere di base è sorprendentemente forte e gentile:

non si è mai spezzata psicologicamente, e la sua disperazione non la porta all’autodistruzione, ma a cercare strade per salvare gli altri.

Da piccola era una ragazza luminosissima, convinta che il mondo fosse pieno di sogni e speranza, e voleva migliorarlo come “restituzione” per il fatto di essere nata.

Anche oggi, il suo desiderio di fondo non è cambiato: vuole un mondo colmo di sogni e speranza, e se questi non esistono nella realtà, pensa che vadano creati.

La sua parola chiave è “merhen” (fiabesco, meraviglioso):

usa questo termine per indicare qualunque cosa contenga sogno, speranza, miracolo, o una felice “irrealisticità”.

Parla quasi sempre in linguaggio formale e cortese, anche con coetanei e più piccoli, cosa che la fa sembrare adulta e distaccata.

In realtà, la sua mentalità è molto infantile nel senso più tenero del termine: come un bambino che vive ancora immerso nelle fiabe.

Ha una forte coscienza professionale e un senso di responsabilità verso il proprio corpo: non è favorevole a sacrificare il sonno e la salute per lavorare, perché sa che la mancanza di sonno peggiora la qualità di tutto.

Quando però l’ispirazione creativa esplode, accetta di tagliare le ore di sonno e si affida a bevande energetiche, che chiama “la fonte del merhen” e definisce “l’oggetto più meraviglioso creato dall’umanità”.

Quando è colpita da qualcosa di inaspettato o particolarmente divertente, ride con un “Hi-hi” acuto e un po’ sinistro, una risata molto caratteristica.

Per Meru, la “misura” di ogni cosa è: “è merhen oppure no?”.

Se qualcosa è assurdo ma rende felici, per lei è merhen e quindi positivo; se è troppo realistico e privo di luce, tende a descriverlo in modo freddo o pungente, anche se spesso trattiene i commenti più duri per gentilezza.

Meru ha sviluppato una vera filosofia personale:

– il mondo reale è pieno di disperazione, ingiustizie e dolore;

– il merhen (il mondo delle fiabe, dell’immaginazione, dei miracoli) è l’unica salvezza che l’umanità possiede.

Secondo lei, “c’è disperazione, quindi nasce il merhen”.

In altre parole, i racconti pieni di sogni nascono come reazione alle tenebre del mondo, e il vero protagonista non è l’autore, ma il merhen stesso.

Per questo, non si considera una persona straordinaria, ma solo una “messaggera”:

qualcuno che ha il compito di trascrivere sulla carta il merhen che le viene in mente.

Meru distingue implicitamente tra:

merhen: “non potrebbe esistere, non esiste… ma sarebbe bellissimo se esistesse”;

fantasy (come nel caso di Uto Nakaji): “forse non esiste, ma potrebbe esistere in un’altra epoca o dimensione”.

Lei pensa e reagisce come un personaggio di una fiaba, non come una ragazza realistica.

Ad esempio, se un animale parlasse, non si stupirebbe, ma risponderebbe con naturalezza; nel mondo comico della serie, quando viene coinvolta da comportamenti assurdi di altre ragazze, spesso reagisce classificandoli come “merhen”, senza metterli in dubbio.

La sua idea di “salvezza” è simile alle fiabe classiche:

la vera liberazione dalla disperazione avviene quando il male viene sconfitto e si raggiunge un lieto fine, oppure quando un personaggio, pur non cambiando il mondo, viene ricompensato nell’aldilà per la bontà dimostrata in vita.

Per Meru, il vero “game over” sarebbe una tragedia irreversibile nella famiglia di Rentarou.

Se qualcuno della famiglia fosse colpito da una vera disgrazia, quella sarebbe la “vera disperazione”, qualcosa di persino peggiore del mondo reale che lei già disprezza.

Allo stesso tempo, però, Meru vive in un universo narrativo dove miracoli e assurdità sono all’ordine del giorno:

ci sono divinità, fantasmi, scienziate folli e il potere narrativo stesso dell’autore.

Perciò, l’idea di trasformare il mondo in qualcosa di più merhen non è completamente irrealistica nel contesto della storia.

Da bambina, Meru era un piccolo angelo pieno di altruismo.

Cercava di rendere il mondo un posto migliore con piccoli gesti: cedeva il posto agli anziani, aiutava i bambini ad attraversare la strada, raccoglieva rifiuti, consolava chi piangeva.

La madre le leggeva fiabe come Cenerentola, e Meru assorbiva quei racconti come modelli di un mondo dove il bene viene premiato, i miracoli avvengono e il lieto fine è garantito.

Crescendo, continuò a impegnarsi nel volontariato, convinta che lo scopo della sua vita fosse diffondere sogni e speranza.

Arrivata alle medie, però, cominciò a vedere l’altro lato dell’umanità:

crudeltà, bullismo, egoismo e indifferenza.

Fu lei stessa oggetto di bullismo, ma invece di odiare chi la feriva, pensò che “per salvare le persone, bisogna prima capire la loro sofferenza”.

Da lì iniziò a studiare sistematicamente la sfortuna del mondo:

libri, notizie, internet, documentari… tutto ciò che mostrava guerre, schiavitù, crimini, tragedie senza senso.

Dopo circa sei mesi di immersione in questo abisso, arrivò alla conclusione: “questo mondo è finito”.

La luce nei suoi occhi si spense.

Meru cadde in una disperazione fredda e lucida, non urlata ma profonda.

Un giorno, però, vide un bambino guardare il mondo con occhi pieni di meraviglia.

Capì che forse sogni e speranza non abitano nel mondo in sé, ma nel cuore immacolato delle persone, soprattutto dei bambini.

Quando vide una madre leggere un libro illustrato al proprio figlio, comprese che le fiabe sono uno strumento per inserire sogni e speranza in un cuore ancora “bianco”.

Fu allora che decise: sarebbe diventata una autrice di libri illustrati, per diffondere merhen e proteggere i cuori dei bambini dalla disperazione del mondo.

Così nacque “Yume-chan e la casetta nel cielo”, il suo libro più famoso, che viene descritto come “l’opera attualmente più piena di sogni e speranza”.

Meru, però, al momento della sua creazione non sapeva ancora che esistesse un’altra forma di salvezza oltre il merhen: la “salvezza attraverso l’amore”.

Meru è una giovanissima autrice di successo, famosa principalmente per “Yume-chan e la casetta nel cielo”.

L’opera è descritta come dolce, visivamente adorabile e capace di “salvare il lettore”, tanto che Shizuka Yoshimoto la definisce brillante e piena di luce.

Meru ha una cultura profonda in fatto di fiabe e narrazione.

Sa raccontare sul momento storie merhen costruite su misura per chi ascolta, come una narratrice davanti ai bambini.

Spesso rompe la quarta parete:

parla del fatto che la serie in cui vive è un’opera di finzione, accenna alla presenza di un autore e arriva persino a “girare pagina” letteralmente per apparire in un’altra vignetta.

Quando disegna, entra in una sorta di trance creativa.

Scrive e disegna con furia, il tratto diventa frenetico, e lei mormora di volere un merhen sempre più “denso” che ricopra completamente i cuori di chi legge.

Per lei, le proprie capacità non sono un talento da idolatrare, ma un dovere:

“posso raccontare storie perché la disperazione e il merhen sono grandi, io sono solo il canale”.

La sua creatività ha però anche una fragilità sottile:

dopo aver sperimentato l’amore con Rentarou, il merhen dei suoi libri le sembra quasi piccolo rispetto al merhen immenso del sentimento reale.

È grazie al confronto con Shizuka che riuscirà a ritrovare il proprio equilibrio creativo.

Per Meru, il merhen include:

Eventi impossibili nel mondo reale: animali parlanti, miracoli, magie spontanee.

Regole speciali che non seguono le leggi del mondo realistico.

Eccesso di felicità e tenerezza, anche se si manifestano in modo bizzarro.

Comportamenti assurdi ma sinceramente felici: se “chi lo fa è felice”, allora è merhen.

Esempi nel suo modo di vedere:

Se qualcuno fa qualcosa di fisicamente impossibile o fuori senso ma con gioia (come una cascata di situazioni comiche tipiche della serie), Meru commenta “è merhen”.

Se una persona si comporta in modo infantile e genuino, questo è “cuore merhen”.

Invece, scene estremamente realistiche e pragmatiche le appaiono troppo crude, e può avere pensieri interiori sorprendentemente taglienti, pur non verbalizzandoli per non ferire gli altri.

In fondo, però, Meru non ha rinunciato alla realtà:

vuole coprire il mondo reale di “vernice merhen” non per negarlo, ma per addolcirlo e renderlo più vivibile per sé e per gli altri.

Meru diventa la 29ª ragazza del destino di Rentarou Aijou.

Un giorno, sale sul tetto del liceo Miele di Fiori per osservare la città dall’alto, cercando ispirazione per un’illustrazione del cielo.

Mentre guarda le case là sotto, pensa che “in ogni casa esiste una disperazione”, e il suo sguardo è completamente spento.

In quello stesso momento, Rentarou, che ha appena sentito parlare del suo libro illustrato dalle altre ragazze, la incrocia per le scale.

Dopo averne percepito l’aria inquieta, la segue sul tetto e la vede appoggiata alla ringhiera, fraintendendo la scena come un tentativo di suicidio.

Dall’incontro scocca il tipico “bibiin!!” della serie, segno che lei è una sua ragazza del destino.

Il cappello basco di Meru, che lei aveva “perso” per ragioni meta-narrative legate all’autore, viene miracolosamente riportato sulla sua testa dal vento, come in una coincidenza fiabesca.

Rentarou le dice: “Vedi? Anche questo mondo ha ancora sogni e speranza!”.

Meru però risponde freddamente che è solo un “evento assurdo di pura convenienza narrativa”.

Quando Rentarou viene a conoscenza del suo passato e dei motivi della sua disperazione, le chiede:

“Raccontami tutte le sfortune che hai visto e sentito… Voglio portarle con te, voglio condividerle e sostenerle insieme”.

Meru rifiuta, non perché non si fidi, ma perché non vuole che i suoi occhi pieni di luce perdano i sogni e la speranza.

Questo spirito un po’ martirizzato – pieno di disperazione ma totalmente rivolto alla felicità degli altri – colpisce profondamente Rentarou.

Mentre Meru sta per allontanarsi congedandosi con gratitudine, lui la ferma con forza.

Rentarou le parla della sua filosofia:

il mondo non è salvato solo dal merhen, ma anche da “koi”, l’amore romantico.

Meru ribatte che l’amore è bello solo nelle fiabe, mentre nel mondo reale è pieno di compromessi, interessi e calcoli, e che solo persone capaci di enormi sforzi possono permetterselo.

Rentarou risponde che sì, l’impegno è necessario, ma che alla fine di quella strada c’è una felicità così grande da riscattare tutta la vita.

Le confessa che la ama, che non vuole lasciarla andare e che desidera vederla vivere ridendo, felice, anche a costo di opporsi a tutta la disperazione del mondo.

Tendendole la mano, le dice che anche se la disperazione distrugge la felicità mille volte, si può cercare di riconquistarla mille e una volta.

Il semplice gesto di tenersi per mano con la persona che ami, per lui, è una felicità più grande di qualunque altra cosa.

Queste parole e questo contatto scatenano in Meru un batticuore nuovo, un’emozione che non aveva mai provato.

Capisce che ciò che sta sentendo è amore e lo definisce: “il merhen che esiste davvero in questo mondo”.

Alla fine accetta la confessione e chiede di poter stare con lui.

Diventa così una delle ragazze ufficiali di Rentarou, non per un colpo di scena merhen, ma per una decisione consapevole, nata dall’incontro tra disperazione e amore.

È importante sottolineare che Meru non aveva alcuna intenzione di suicidarsi:

Rentarou aveva frainteso la situazione, ma quel fraintendimento ha comunque portato a un incontro destinato.

Dopo essere diventata la sua ragazza, Meru si mostra molto più audace del previsto.

Non ha problemi a chiedere apertamente baci, persino in pubblico.

Per lei, il bacio con la persona amata è un atto di merhen supremo, un pezzo di fiaba che si realizza nella realtà.

Rentarou, all’inizio, chiama Meru con il suffisso di rispetto “-san” (Meru-san), cosa che non fa con le altre coetanee o più giovani, che di solito chiama per nome o con “-chan”.

Si scopre poi che lo fa perché la percepisce come più adulta e distaccata, quasi “sopra” di lui.

In seguito, su richiesta di Meru, inizia a chiamarla “Meru-chan”, rendendo il rapporto più intimo e alla pari.

Meru, per prova, tenta di chiamarlo “Koi-chan” (una versione più coccolosa di Rentarou), ma non le suona naturale e abbandona l’idea.

Il loro rapporto è un misto di dolcezza merhen, filosofie sull’amore e tenerezze improvvise, in cui Meru trova nell’amore qualcosa che va oltre anche le fiabe che scrive.

Rentarou le promette anche, quando lei teme un “cattivo finale” per la loro storia, che “distruggerà la storia originale piuttosto che lasciare che finisca male”, rassicurandola sul fatto che farà di tutto per difendere la felicità della famiglia.

Una volta entrata nella grande famiglia poliamorosa di Rentarou, Meru trova una seconda salvezza oltre al merhen:

la famiglia stessa.

Considera Rentarou e le altre ragazze come una prova vivente che il mondo può contenere un “ecosistema” di amore, sostegno e bizzarrie felici.

Per lei, la famiglia diventa “la sua salvezza non-merhen”, qualcosa di reale che non ha bisogno di incantesimi.

Si dedica spesso a raccontare storie merhen ai membri più piccoli o più infantili della famiglia, oltre a chiunque ne sia incuriosito.

Il momento del “racconto” è terapeutico in due direzioni:

– chi ascolta riceve sogni e speranza;

– Meru stessa si purifica temporaneamente dalla sua visione disperata del mondo.

Finché la famiglia sta bene, Meru è quasi stoica di fronte a qualunque altra catastrofe:

anche se le dicessero che un aereo sta per precipitare o che la Terra sta per esplodere, resterebbe relativamente calma se sapesse che la famiglia è al sicuro.

Ma questo equilibrio ha un lato fragile:

se qualcosa di grave accadesse a Rentarou o a una delle ragazze, quello per lei sarebbe l’inizio della vera, definitiva disperazione.

In un sogno ha persino immaginato il funerale di Rentarou, sussurrando “la storia delle 100 ragazze è un cattivo finale” e piangendo senza sosta.

Shizuka Yoshimoto

Shizuka è una lettrice compulsiva e bibliotecaria scolastica, con una passione enorme per i libri.

Prima di conoscere Meru, immaginava l’autrice di “Yume-chan e la casetta nel cielo” come una persona dal cuore colmo di sogni e speranza, e rimane estremamente colpita dal divario tra aspettativa e realtà quando la incontra.

Nonostante la differenza tra l’immagine che si era fatta e la Meru reale, Shizuka la ammira profondamente come autrice.

Meru, a sua volta, riconosce in Shizuka un’amante dei libri di intensità quasi mai vista, una persona che ama le storie al punto da poter anche crearne di proprie.

Un giorno Meru le chiede:

“Se ami così tanto i libri, perché non ne scrivi uno tu stessa?”.

Questa semplice domanda accende in Shizuka la voglia di provare a scrivere.

Shizuka inizia a lavorare a un suo manoscritto, ma va in crisi creativa e quasi abbandona.

Grazie a una lettera di incoraggiamento di Meru, trova la forza di completarlo in lacrime e glielo consegna.

Il manoscritto è acerbo, la scrittura non raffinata, ma Meru restando colpita dal fatto che Shizuka abbia affrontato il “dolore della creazione” fino in fondo.

Da quell’esperienza, Meru ricorda una verità fondamentale:

ogni persona ha una storia che solo lei può creare, e quei racconti non vanno messi su una scala gerarchica, sono tutti unici.

Meru stessa, dopo aver vissuto l’amore con Rentarou, si era sentita inadeguata: il merhen reale dell’amore le sembrava oscurare i suoi libri.

Il testo di Shizuka le fa capire che la pluralità delle storie è di per sé un valore, e che il suo merhen non è “più piccolo”, ma semplicemente diverso.

Da allora, le due spesso lavorano insieme nella biblioteca scolastica, bevendo bevande energetiche come se fossero calici di festa, e sono diventate una delle coppie di amicizia (e co-creazione) più solide nella famiglia.

Himeka Saiki

Himeka è una giovane cantante geniale, che vuole essere riconosciuta come “genio eccentrico” e mette in pratica ogni tipo di stranezza per meritare questo titolo.

Essendo nella stessa classe 1-6, si trova spesso accanto a Meru.

Scoperto il modo in cui Meru collega disperazione e merhen e la profondità quasi filosofica con cui parla di “salvezza fiabesca”, Himeka prova una sorta di senso di rivalità: Meru sembra addirittura più “eccentrica” di lei.

Himeka racconta, ad esempio, di aver bevuto lo yogurt bucarellando il tappo con uno stuzzicadenti, considerandolo un atto bizzarro e geniale.

Meru però lo legge come un gesto di “infanzia giocosa”, quindi merhen, cioè come un segno di cuore bambino.

Himeka interpreta il merhen come “bizzarria” (quindi “stranezza”), mentre Meru lo considera qualcosa di più spirituale e tenero.

Le due quindi si fraintendono reciprocamente, pur essendo legate da un'energia creativa simile.

Shiina Usami

Shiina è la compagna di Meru sulla copertina del volume 21.

Quando un crollo provoca una frana e loro due restano isolate in basso, Shiina si sente sola e spaventata.

Meru allora le racconta una storia merhen su una famiglia di 100 topolini tutti stretti insieme, un tipo di racconto che Shiina adora.

Shiina, ascoltando abbracciata a Meru, smette di sentirsi sola grazie alla storia e al contatto fisico.

Meru, da parte sua, trova in Shiina un’ascoltatrice pura e ricettiva, e questo le permette di sfogare la propria inquietudine trasformandola in narrazione.

Nasce così un rapporto di reciproco conforto: Shiina riceve merhen, Meru riceve sollievo dalla disperazione.

Kishika Torotoro

Kishika è una ragazza che idealizza il codice cavalleresco, ma quando viene troppo coccolata regredisce a uno stato infantile.

Un giorno, ascoltando per caso un racconto di Meru, Kishika entra immediatamente in modalità “bebè”.

Meru resta colpita dalla purezza dello sguardo di Kishika in quello stato: lo vede come un gioiello merhen nato dal mondo stesso, totalmente privo di contaminazioni.

Da quel momento, Meru sente un impulso quasi missionario a proteggerla e intrattenerla con storie e parole dolci ogni volta che si presenta l’occasione.

Quando Kishika parla di una compagna come Kymari (un’altra ragazza molto seria e ligia al dovere), dicendo di percepire in lei una tensione che prima o poi potrebbe “rompersi”, Meru pensa interiormente “da che pulpito…”, notando l’ironia di una ragazza che regredisce a bebè nel giudicare la tensione altrui.

Nonostante questo, non lo dice ad alta voce, per gentilezza.

Nano Eiai e Mei Meido

Nano ha una visione del mondo molto realistica, Mei è cresciuta quasi senza contatto con libri illustrati e fiabe.

All’inizio, entrambe hanno difficoltà a sintonizzarsi con il linguaggio e la visione merhen di Meru.

Tutte e tre, però, condividono un punto:

sono state convinte da Rentarou che “l’amore è felicità”, e sono entrate nella famiglia solo dopo un percorso complesso.

Nano e Mei, con il tempo, iniziano a interessarsi a quelle piccole meraviglie nate tra le persone, le “micro-fiabe” del quotidiano.

Finiscono anche loro ad ascoltare i racconti di Meru insieme alle ragazze più piccole, facendo un passo dopo l’altro verso il mondo merhen, da un punto di vista più critico e razionale.

Shizuka, Shiina e le altre “amanti del merhen”

Meru si trova particolarmente a suo agio con chi ha già una predisposizione naturale per il merhen o per il mondo interiore delle storie, come Shizuka Yoshimoto e Shiina Usami.

Con loro può parlare in modo quasi “professionale” di libri, fiabe e mondi immaginari, senza dover continuamente tradurre il suo linguaggio in qualcosa di più realistico.

Con persone immerse nella realtà dura, come alcune ragazze che lavorano nel mondo dello spettacolo o che vivono la scuola come un mini-mondo moderno spietato, può nascere un divario percettivo.

Ma in genere, la regola per avvicinarsi a Meru è semplice: mettere da parte il cinismo e ritrovare un po’ di cuore da bambino.

La madre di Meru

La madre di Meru appare in un episodio bonus.

Ha capelli lunghi e lisci, un’aria gentile, con occhi dotati di punti luce, quasi come una versione adulta della Meru di un tempo, quando era ancora piena di speranza.

È lei che introduce Meru al mondo delle fiabe, leggendo ad alta voce storie come Cenerentola.

In quel momento, senza saperlo, pianta i semi sia del futuro merhen della figlia, sia della futura disperazione, perché Meru cercherà di misurare il mondo reale contro la perfezione di quelle fiabe.

Per capire davvero Meru, è utile immaginarla come una abitante della terra delle fiabe catapultata nel mondo moderno.

In un normale ciclo di crescita, i bambini passano gradualmente dai libri illustrati a storie più adatte alla loro età, diventando persone che accettano la realtà così com’è, con i suoi compromessi.

Meru, invece, non ha mai “lasciato” il merhen, e alle medie si è ritrovata come una “ragazza fiabesca” in mezzo ad adolescenti già proiettati verso il mondo adulto.

Questo la rende “diversa”, e la diversità in un ambiente scolastico spesso porta all’isolamento o al bullismo.

Meru però non si chiede “perché io vengo bullizzata?”, ma “perché il mondo contiene qualcosa di così malvagio come il bullismo?”.

Ancora una volta, sposta il focus dal personale al cosmico.

Il suo studio del dolore globale l’ha portata a una visione dove il mondo reale è l’anti-fiaba per eccellenza: privo di garanzie di lieto fine, pieno di innocenti puniti e colpevoli impuniti.

Il merhen diventa allora un rifugio e uno strumento:

rifugio per se stessa, strumento per rendere la vita degli altri un po’ più sopportabile.

Il rovescio della medaglia è che la sua missione può sembrare, a chi non la comprende, una forma di predicazione quasi religiosa:

vuole coprire di merhen le ferite del mondo, ma non tutti desiderano questo tipo di “salvezza”.

C’è chi non sente il bisogno di essere salvato, chi preferisce il duro realismo alla consolazione.

Meru stessa potrebbe non comprendere appieno il concetto di “religione” in senso teorico, ma si comporta in modo simile a una profetessa del merhen.

La sua frase “liberarmi da questo mondo sarà possibile solo dopo aver coperto il mondo col merhen e aver salvato l’umanità, o quando il merhen mi riconoscerà fino alla fine della mia vita” può essere letta come:

– liberarsi dalla disperazione quando il male sarà stato sconfitto;

– o quando la sua vita, spesa a diffondere merhen, sarà riconosciuta da una sorta di “cielo delle fiabe”.

Nel contesto della serie, la sua storia d’amore con Rentarou può essere vista come una sfida ai limiti del genere romantico:

non è solo “ragazzo reale + ragazza particolare”, ma ragazzo immerso nella realtà + ragazza dal cervello fiabesco, dove l’amore deve trovare un punto di incontro tra sogno e mondo.

Il nome di Meru è fortemente simbolico.

“Zetsubouda” richiama direttamente la parola “disperazione”, mentre “Meru” richiama il suono di “merhen” (fiaba, meraviglia).

L’intero nome può essere interpretato come “disperazione e merhen” tenute insieme, come se nella stessa persona convivessero il lato più buio e quello più luminoso.

Ci sono possibili giochi di parole anche con i concetti di “accumulare disperazione” o “disperazione vietata”, suggerendo che Meru ha raccolto in sé molta negatività, ma vorrebbe impedirne la diffusione.

Il suo cognome potrebbe essere letto in modo da includere anche i concetti di “speranza” e “sogno”, nascosti sotto la superficie di disperazione e merhen.

In questo senso, il nome completo dipinge un quadro completo del suo arco narrativo:

una ragazza che trattiene dentro di sé sia i sogni che la disperazione, cercando di trasformarli in fiabe per gli altri.

Curiosamente, quando appare per la prima volta nel capitolo 177, né lei né Rentarou dicono il proprio nome.

Il capitolo rivela solo il cognome, mentre il nome e l’anno scolastico vengono specificati nel capitolo successivo.

Il suo nome viene infatti presentato più come narrazione esterna, con un tono da fiaba: “C’era una volta una ragazza di nome Meru Zetsubouda…”, rispecchiando il suo ruolo di personaggio fiabesco inserito in una commedia romantica moderna.

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(Ultima modifica: Lunedì 22 Dicembre 2025 23:05)

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