Natsume

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Natsume
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Compleanno: 28 Marzo
Zodiaco: Ariete
Genere: Femmina
Altezza: 145cm
Peso: 41kg
Nome inglese: Natsume
Nome giapponese: 夏目 アンアン(なつめ アンアン)
Nome cinese: 夏目安安
Nome coreano: 나츠메 안안
amo numero: 1
Io questo personaggio

🎙️ Doppiatore di anime

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Magical Girl Witch Trials
Magical Girl Witch Trials
Data di rilascio: 18 Luglio 2025

Impostazioni del personaggio

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Natsume è una ragazza introversa e hikikomori, candidata strega dell’opera visuale “Processo alle Streghe delle Ragazze Magiche”, dotata di una magia di tipo lavaggio del cervello che le permette di imporre ordini a chi riesce a convincere.

Nome completo: Natsume

Numero di prigioniera: 660

Soprannome / appellativo: “Principessa addormentata della menzogna”

Sesso: Femmina

Altezza: 145 cm

Peso: 41 kg

Data di nascita: 28 marzo

Magia: Lavaggio del cervello “leggero” (se l’altro è convinto, lo può costringere a obbedire)

Trauma: Non specificato (legato al “desiderare la felicità”)

Peccato originario: Menzogna / “Principessa addormentata della menzogna”

Hobby: Scrivere romanzi (ma non ne ha mai terminato uno)

Talento particolare: Saper scrivere romanzi (anche se non li porta mai a termine)

Occupazione / ruolo: Candidata strega, prigioniera del “manicomio-carcere”

Doppiatrice: Aoi Azusa (anche illustratrice su piattaforme online)

Natsume è una hikikomori, estremamente chiusa e timida, con seri problemi di comunicazione.

Parla raramente a voce e preferisce la comunicazione scritta tramite un blocco da disegno, dove usa un tono da grande romanziere e si riferisce a sé stessa come “noi / vostra signoria”.

Di persona è sommessa, evita lo sguardo e tende a chiudersi in sé stessa quando è stressata.

Quando qualcosa la mette a disagio, si tappa le orecchie e prova a “spegnere” il mondo intorno a lei.

Ama passare il tempo chiusa in camera giocando ai videogiochi piuttosto che socializzare.

Ha una soglia bassissima per “autocompiacersi”: si congratula con sé stessa anche per azioni banali come essersi lavata i denti.

Detesta lo sforzo continuo e l’idea di “impegnarsi fino in fondo”: preferisce non forzarsi mai troppo.

Questo atteggiamento è in parte una forma di autodifesa dopo il suo trauma, in parte pura pigrizia emotiva.

Quando scrive sul blocco, il suo stile è pomposo, ricercato, quasi teatrale, in contrasto con il suo tono reale molto più debole e spezzato.

Dietro al suo carattere remissivo, tuttavia, si nascondono desideri molto forti e un bisogno disperato di essere “riempita”, che la porteranno a commettere un omicidio.

La sua tendenza a pensare di “non doversi mai permettere di essere felice” la porta a un rapporto malato con la felicità stessa.

È convinta di non avere diritto a essere soddisfatta, e proprio questo la spinge a cercare inconsciamente situazioni che la “riempiano”, salvo poi odiarsi per questo.

Natsume possiede una magia di tipo lavaggio del cervello.

Se riesce a convincere qualcuno con le sue parole, può trasformare quella persuasione in un “ordine” a cui l’altro è costretto a obbedire.

È una forma di lavaggio del cervello lieve, basata su suggestione e consenso emotivo, non un controllo mentale totale istantaneo.

Per questo, Natsume evita di parlare a voce: teme di usare la sua magia involontariamente e finire per manipolare chi le sta attorno.

La magia funziona anche sui guardiani del carcere, cosa che lei scopre solo in seguito e sfrutta per ottenere una chiave importante.

Inoltre, la magia sembra avere maggiore presa su chi, nel profondo, condivide desideri simili ai suoi, come nel caso di Saeki Millia, che in parte non voleva davvero uscire dal carcere.

Nel secondo ciclo della storia, la stessa Natsume usa consapevolmente il proprio potere per riportare alla ragione Nikaido Hiro, mostrando come la sua magia non sia solo distruttiva ma possa anche servire per frenare derive emotive.

Natsume è una delle candidate streghe rinchiuse in un enorme complesso carcerario per ragazze dotate di magia.

All’inizio appare come una figura di contorno, chiusa in camera, che parla quasi solo tramite blocco da disegno.

È particolarmente sensibile e di salute cagionevole: l’odore della vernice spray usata dalla sua compagna di stanza, Jogasaki Noah, la fa star male, e per un periodo è costretta a spostarsi in infermeria.

Nonostante questo, con Noah sviluppa un legame discreto e tranquillo, simboleggiato da un disegno di farfalla che la ragazza le dona come “portafortuna” sul blocco.

Si avvicina anche a Saeki Millia, con cui passa del tempo nella sala ricreativa guardando film.

In questi piccoli momenti di quotidianità, Natsume scopre che nel carcere esistono persone disposte a considerarla amica anche se parla poco o quasi mai.

Con il tempo, però, le altre candidate, guidate da Sakuraba Emma, cominciano a organizzarsi per fuggire dal carcere.

Natsume, al contrario, inizia a provare un senso di soddisfazione e stabilità nella vita rinchiusa: niente responsabilità esterne, routine fissa, affetti limitati ma concreti.

Questa sensazione di “pseudofelicità” la terrorizza e la conforta allo stesso tempo.

Si rende conto che non vuole tornare nel mondo esterno, ma non ha il coraggio di ammetterlo apertamente.

Proprio mentre si aggrappa a questa nuova normalità, la misteriosa figura che tira le fila del carcere la istiga.

La spinge a coltivare un odio sempre più intenso verso Emma, colpevole, ai suoi occhi, di volerle strappare via la sua “felicità distorta”.

Natsume si lascia convincere dal burattinaio del carcere a sabotare il piano di fuga guidato da Emma.

Usa in modo inconsapevole la propria magia di lavaggio del cervello per convincere Millia a distruggere il pallone aerostatico predisposto per la fuga durante la notte.

Il piano di fuga fallisce, ma Emma non abbandona l’idea di scappare.

A quel punto, Natsume decide di fare un passo ulteriore: uccidere Emma.

Scopre che la sua magia funziona anche sui guardiani del carcere.

Approfitta di ciò per farsi consegnare la chiave della cella di punizione, sostenendo di doverla portare a Kokucho, il guardiano capo.

Millia, sorpresa fuori dalla sua stanza fuori orario, viene rinchiusa in cella di punizione.

Natsume la va a trovare, decisa a confessare il proprio desiderio di uccidere Emma e coinvolgerla ulteriormente.

Ma Millia le rivela qualcosa di sconvolgente: al momento della cattura, avrebbe usato una magia di scambio di corpi, sostenendo che la persona davanti a Natsume è in realtà Emma nel corpo di Millia.

Questo ribalta completamente la percezione di Natsume, che si trova a confrontare il suo odio per Emma con la figura fisica di Millia.

Quando Millia (o chi dice di esserlo) ingoia la chiave di un armadietto della sala ricreativa, Natsume perde completamente il controllo.

Accecata dall’ira e dalla frustrazione, la uccide di impulso, senza un piano lucido.

Più tardi prepara un alibi e si presenta al processo tra candidate, la cosiddetta “caccia alla strega” interna.

Durante la discussione, Emma raccoglie indizi e alla fine indica Natsume come colpevole.

Messa alle strette, Natsume abbandona il blocco da disegno e inizia a parlare con la propria voce.

Nel panico, prova a distorcere il corso del dibattito usando la magia di lavaggio del cervello, tentando di piegare la volontà delle altre alla propria versione dei fatti.

Nonostante ciò, prove decisive vengono alla luce e Natsume è costretta ad arrendersi.

La sentenza di esecuzione viene pronunciata.

La sua esecuzione avviene su un enorme palcoscenico a forma di teatro di marionette.

Natsume viene legata con fili come un burattino, mentre tenta disperatamente di capire perché Emma (che credeva fosse Millia) l’abbia spinta verso la condanna.

Pronuncia frasi intrise di smarrimento e tristezza, ricordando la promessa di guardare un altro film insieme.

Per lei, quei momenti di normalità condivisi valevano quanto un’intera vita.

Emma ribalta ancora una volta la sua percezione, chiarendo che lo scambio di corpi di cui parlava Millia era una menzogna.

Era un bluff, creato solo per impedire a Natsume di uccidere davvero Emma.

Natsume scopre così che Millia aveva cercato di proteggerla, sacrificando sé stessa e la fiducia reciproca pur di evitare un omicidio.

La rivelazione spezza qualcosa dentro di lei.

Natsume esplode in un grido di rabbia e di desiderio: ammette di non voler uscire dal carcere, di aver considerato quell’ambiente duro e crudele come il luogo ideale per sé.

Dice che il carcere era perfetto perché la teneva “non felice” ma comunque al sicuro e circondata da persone che la accettavano.

Houshou Margo interviene, sottolineando la contraddizione in cui è intrappolata.

Se davvero Natsume credeva di “non dover essere felice”, perché era pronta a uccidere pur di non lasciare perdere la vita nel carcere che l’aveva già resa felice?

In quel momento, Natsume comprende:

si rende conto che, in realtà, era stata davvero felice.

Che aveva desiderato la propria felicità abbastanza da macchiarsi di sangue.

Sconvolta da questa consapevolezza, il trauma del passato si riversa su di lei come un’onda.

Il processo di trasformazione in strega impazzita accelera.

Sul patibolo, le viene messo in mano un coltello come parte del “numero di marionette”.

Natsume usa quell’arma su sé stessa, si lacera e si lascia consumare dalla propria magia, fino a trasformarsi in un essere mostruoso e poi sparire dalla scena.

Le sue ultime parole, chiedendo perdono per aver desiderato la felicità, chiudono un arco tragico e circolare.

Aveva giurato di non volerla più, e invece non ha fatto altro che cercarla.

Da bambina, Natsume era fisicamente debole, timida e molto dipendente dai genitori.

Per pietà e affetto, la madre e il padre esaudivano ogni suo desiderio.

Pian piano, Natsume si rese conto che qualunque cosa chiedesse, veniva concessa.

Inconsciamente, la sua magia di lavaggio del cervello agiva sui genitori, spingendoli a soddisfare ogni suo capriccio.

I genitori, a un certo punto, intuirono che dietro questo comportamento c’era qualcosa di sovrannaturale.

Capirono che, continuando così, sarebbero diventati marionette senza volontà, e che lo stesso accadeva già a loro insaputa.

Nel tentativo di porre un limite, decisero separatamente di dire alla figlia che, se proprio doveva “supplicare” qualcuno, avrebbe dovuto farlo solo con loro.

Ma con questa richiesta si condannarono da soli: la magia di Natsume si concentrò ancora di più su di loro, spingendoli alla rovina mentale.

Alla fine entrambi i genitori si ritrovarono svuotati, quasi in stato vegetativo, mentre Natsume li guardava, incapace di invertire la situazione.

Capì che il suo “desiderare felicità” aveva distrutto la vita della sua famiglia.

Sconvolta dal senso di colpa, giurò a sé stessa di non desiderare più la felicità.

Decise di non chiedere più nulla a nessuno e si chiuse in casa, vivendo per anni insieme ai genitori ormai ridotti a gusci vuoti.

Fu in questo stato di auto-esilio che venne infine rapita e rinchiusa nel carcere per candidate streghe.

Paradossalmente, quel luogo duro e crudele le sembrò, col tempo, più “vivibile” della casa dove aveva distrutto i suoi stessi genitori.

Nella seconda linea temporale, Nikaido Hiro usa una magia di ritorno dalla morte per riportare il tempo all’inizio degli eventi.

In questo nuovo ciclo, diverse condizioni sono cambiate: Hasumi Leia e Jogasaki Noah sono vive, il burattinaio del carcere viene eliminato molto prima e le ragazze non sono così ossessionate dalla fuga.

In questo contesto meno teso, Natsume appare più stabile emotivamente.

Non è spinta allo stesso livello di disperazione e odio che la portavano verso l’omicidio nel primo ciclo.

Durante un nuovo processo interno, Hiro si lascia consumare dall’odio personale verso Emma.

Natsume, vedendo il rischio che il dibattito degeneri per motivi personali, usa la sua magia di lavaggio del cervello per riportare Hiro alla ragione.

Questa scelta mostra una versione alternativa di Natsume:

non solo vittima dei propri desideri, ma capace di usare il proprio potere per proteggere il gruppo e la logica del processo.

Nel secondo ciclo, la sua presenza resta più sobria, ma proprio per questo risalta il contrasto con la tragedia del primo.

Si intravede la persona che avrebbe potuto diventare se non fosse stata spinta oltre il limite dal trauma e dal burattinaio.

Jogasaki Noah

Noah è la compagna di stanza di Natsume nel carcere.

L’odore delle bombolette di vernice che Noah usa spesso mette a dura prova la salute fragile di Natsume, costringendola a passare del tempo in infermeria.

Nonostante questo, il loro rapporto non è negativo.

Noah le disegna una farfalla sul blocco da disegno come portafortuna, spiegandole il significato del simbolo, e tra le due si crea un legame discreto e affettuoso.

Sakuraba Emma

Emma è inizialmente una figura durissima agli occhi di Natsume.

Fin dall’arrivo nel carcere, Emma adotta un atteggiamento severo che Natsume percepisce come ostile.

Quando Emma diventa la leader del piano di fuga, Natsume comincia a vederla come una minaccia diretta alla sua fragile “felicità” nel carcere.

La frustrazione e l’istigazione del burattinaio trasformano questa percezione in vero e proprio odio.

Paradossalmente, prima dell’omicidio, Natsume condivide anche momenti di normalità insieme a Emma e alle altre.

Durante una trasmissione in diretta organizzata da Hasumi Leia, Sawatari Coco e Saeki Millia, Natsume presta il proprio smartphone per permettere a tutti di guardare insieme, contribuendo all’atmosfera di gruppo.

Nel processo che segue l’omicidio, Emma è la prima a indicare Natsume come colpevole, portando alla luce contraddizioni e prove.

Alla fine, è anche grazie alle sue parole che Natsume comprende la verità sul sacrificio di Millia e sulla propria colpa.

Saeki Millia

Millia è una delle persone con cui Natsume si trova più a suo agio.

Passano del tempo nella sala ricreativa guardando film insieme, e questi momenti diventano per Natsume una delle fonti più preziose di calore umano.

Proprio per questo, l’omicidio di Millia segna il punto di non ritorno.

Natsume uccide, accecata dalla rabbia, la persona che probabilmente le era più vicina emotivamente.

Solo successivamente scoprirà che Millia, in realtà, non voleva davvero fuggire dal carcere, esattamente come lei.

Questa affinità è una delle ragioni per cui la magia di lavaggio del cervello di Natsume funziona su di lei: Millia condivideva davvero, nel profondo, il desiderio di restare.

Il fatto che Millia si sia inventata la storia dello scambio di corpi con Emma per evitare che Natsume uccidesse qualcuno rende l’omicidio ancora più tragico.

Natsume, pur di non perdere il mondo che l’aveva fatta sentire “piena”, finisce per annientare chi la capiva di più.

Hikami Meruru

Hikami Meruru è una delle candidate più premurose.

A causa della salute fragile di Natsume, in molte occasioni si occupa personalmente di lei, accudendola.

Natsume cita Meruru come una delle persone con cui le piaceva trascorrere il tempo nel carcere.

Per una ragazza abituata a chiudersi in camera, essere “curata” con tanta gentilezza diventa una forma di conforto raro.

Houshou Margo

Margo non è particolarmente legata a Natsume nella quotidianità, ma gioca un ruolo cruciale nella fase finale del processo.

È lei che articola con lucidità la contraddizione centrale della protagonista: il suo “non volevo essere felice” smentito dalle azioni che ha compiuto per preservare il proprio benessere.

Questa osservazione, semplice ma devastante, colpisce Natsume nel punto più scoperto.

La porta a riconoscere che, sì, era stata felice.

E che aveva distrutto quella felicità con le sue mani.

Nikaido Hiro

Nel primo ciclo, Natsume e Nikaido Hiro non hanno un rapporto particolarmente approfondito.

Nel secondo ciclo, invece, si crea un’interazione significativa durante il processo.

Hiro, accecato da rancori personali verso Emma, rischia di trascinare il dibattito su un binario sbagliato.

Natsume interviene, usando il proprio potere per impedirgli di lasciarsi divorare dai sentimenti.

In un certo senso, Natsume fa con Hiro quello che nessuno ha mai fatto per lei: gli impedisce di affondare nel suo stesso abisso.

È un ribaltamento simbolico del ruolo che aveva nel primo ciclo.

La doppiatrice di Natsume, Aoi Azusa, è anche un’illustratrice attiva online.

Ha realizzato diverse illustrazioni del personaggio, contribuendo a consolidarne l’immagine morbida e malinconica.

Nelle fan community, Natsume è spesso rappresentata come una “principessa marionetta”: fragile, manipolata, ma a sua volta manipolatrice.

Le coppie più amate dai fan la vedono spesso accanto a Jogasaki Noah (coppia “Noah-Natsume”) e Saeki Millia, visti i legami intensi che le uniscono.

La sua frase “Non ordinarmi nulla, per favore. È l’ora del sonno” è diventata una sorta di battuta simbolica del personaggio.

Così come la sua riflessione finale: “Se ho desiderato essere felice, mi dispiace”.

Il suo arco narrativo ruota tutto intorno a un concetto crudele ma affascinante:

cosa accade quando una persona convinta di non avere diritto alla felicità scopre, troppo tardi, di essere già stata felice.

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(Ultima modifica: Martedì 25 Novembre 2025 10:05)

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