Soji Okita

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Soji Okita
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Età: 170+
Genere: Maschio
Nome inglese: Soji Okita
Nome giapponese: 沖田総司
Nome cinese: 冲田总司
Nome coreano: 오키타 소지
Debutto del manga: Capitolo 30
Debutto nell'Anime: Episodio 17
Io questo personaggio

🎙️ Doppiatore di anime

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Tsubasa Yonaga
Tsubasa Yonaga
Giapponese(Anime、Doppiatore)
Alejandro Saab
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Inglese(Anime、Doppiatore)
Mike Haimoto
Mike Haimoto
Inglese(Anime、Doppiatore)

🎬 Anime in cui appare

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Record of Ragnarok
Record of Ragnarok
Data di rilascio: 17 Giugno 2021

Impostazioni del personaggio

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Soji Okita è un personaggio maschile proveniente dal manga storico d’azione “Chiruran – Requiem della Shinsengumi” e dalla serie “Record of Ragnarok”, dove appare come uno dei “13 Uccisori di Dei” scelti per rappresentare l’umanità nel Ragnarok ed è conosciuto come il più forte “tagliatore di uomini” della storia umana.

Soji Okita è il capitano della Prima Squadra della Shinsengumi, una forza di polizia d’élite attiva nel periodo del tardo shogunato in Giappone.

Nell’opera viene definito “il più forte tagliatore di uomini del periodo Bakumatsu” e “il più forte tagliatore di uomini della storia umana”, grazie alle sue capacità di spadaccino e alla sua seconda personalità chiamata “Onigo”.

Dopo la sua morte per tubercolosi polmonare, viene selezionato da Brunhilde come uno dei “13 Uccisori di Dei” che combattono per il destino dell’umanità in “Record of Ragnarok”.

Nel decimo incontro del Ragnarok è lo sfidante umano contro la divinità Susanoo, in un duello all’ultimo sangue.

Nel doppiaggio originale animato è interpretato da Tsubasa Yonaga, che lo doppia sia in “Chiruran – Requiem della Shinsengumi” sia nello spin-off comico “Chiruran nibun no ichi”.

Anche il suo comandante Isami Kondo mantiene lo stesso doppiatore tra le opere, sottolineando la continuità tra i due universi narrativi.

Soji Okita è di bassa statura e ha un fisico piuttosto esile, con un aspetto giovanile che contrasta con la sua fama letale.

I suoi capelli sono lunghi sia sul davanti sia sul dietro: la parte posteriore è raccolta in ciocche che si sollevano verso l’alto, mentre la frangia gli ricade fin quasi sugli occhi.

Gli occhi sono leggermente allungati e freddi; quando entra in modalità “Onigo”, le sue pupille diventano rosse, segno della piena attivazione della sua natura di combattente estremo.

Indossa il caratteristico haori azzurro con motivo a dente di sega, simbolo della Shinsengumi, e porta sempre una sciarpa a motivo di lastricato rosso.

Nelle storie derivate a tono comico viene spesso considerato “carino” dalle donne, che gli dedicano grida entusiaste.

In quello stesso contesto viene mostrato come molto popolare tra i gatti, che sembrano affezionarsi facilmente a lui.

In apparenza Soji è un ragazzo sorridente e gentile, con un tono di voce educato e un comportamento affabile.

Questa facciata cede però il passo a una natura spaventosa quando entra in battaglia, dando vita alla sua seconda personalità “Onigo”, una versione di sé stessa assetata di combattimento.

Nel suo passato è stato temuto dalla famiglia e dalla gente del villaggio per il suo talento nel uccidere e per gli occhi “che vedono solo tenebra”.

Solo l’incontro con Isami Kondo, che lo accoglie come allievo nel dojo Shieikan, gli offre un luogo e una famiglia, motivo per cui la sua lealtà verso Kondo è assoluta.

Soji ammira profondamente Kondo, che considera un benefattore e una figura paterna, e mette la vita della Shinsengumi e dei suoi compagni al di sopra della propria.

Questa devozione arriva al punto di scontrarsi con l’idea stessa di sopravvivenza: pur essendo malato terminale, insiste più volte per combattere in prima linea pur di proteggere i suoi amici.

Ha anche un lato giocoso e un’umoristicamente inquietante.

In “Record of Ragnarok”, per esempio, costringe Kojiro Sasaki e Hrist a mangiare la terribile cucina di Kondo, afferrando loro le maniche con un sorriso minaccioso per impedirgli di fuggire.

Nonostante l’indole sanguinaria quando Onigo è attivo, Soji conserva un forte senso dell’onore e un ideale di “vero samurai”.

Questa aspirazione a essere un “vero guerriero leale” diventa la sua motivazione centrale sia nella vita che nella morte.

Infanzia e ingresso nello Shieikan

Da bambino (circa nove anni) Soji uccide un samurai che aveva fama di tagliatore di uomini, rovesciando la situazione e sopravvivendo.

Questo evento lo rende un emarginato, temuto anche da sua sorella maggiore e dal resto del villaggio, poiché considerato un “mostro”.

Isami Kondo lo incontra in questo periodo oscuro e gli tende la mano, accogliendolo come allievo al dojo Shieikan.

Questa accoglienza incondizionata gli offre per la prima volta una famiglia e un posto dove appartenere e gli permette di iniziare a costruire un legame profondo di fiducia e riconoscenza verso Kondo.

Durante il periodo allo Shieikan, Soji si afferma rapidamente come prodigio della spada.

Non perde mai una sola volta contro Toshizo Hijikata nei loro confronti di allenamento, guadagnandosi la reputazione di genio della scherma.

Quando viene formata la “Rōshigumi”, nucleo embrionale della futura Shinsengumi, Kondo chiede a Soji di tornare a Edo per ereditare la quinta generazione della scuola di scherma Tennen Rishin.

Soji rifiuta la proposta, preferendo restare con i suoi compagni perché “vuole stare con tutti”, mostrando il suo legame affettivo più forte delle ambizioni personali.

Risveglio di Onigo e controllo della seconda personalità

Inizialmente, quando Onigo si manifesta, Soji perde completamente la ragione e diventa un assassino che agisce solo per istinto omicida.

I suoi occhi vengono descritti come occhi che vedono solo “oscurità”, evidenziando la mancanza di freni morali in quello stato.

La sua seconda personalità, a lungo sopita grazie all’affetto ricevuto allo Shieikan, si risveglia in modo violento quando viene messo alle strette due volte dal comandante Seizaburo Serizawa.

L’odio per la propria debolezza e la frustrazione accumulata fanno emergere di nuovo Onigo.

Durante il duello finale tra Serizawa e Kondo, Soji assiste allo scontro e comprende il vero significato della forza e dell’onore di un samurai.

Questo lo porta a integrare Onigo dentro di sé, imparando a controllarlo e a utilizzarlo come potere, mantenendo consapevolezza e razionalità mentre lo attiva.

Incidente di Ikedaya e diagnosi di malattia

Nel celebre incidente di Ikedaya, Soji attiva Onigo e da solo travolge i nemici, dimostrando ancora una volta la sua superiorità tecnica.

Tuttavia, lo sforzo estremo e lo stress sul corpo gli causano improvvisi crolli fisici e un drastico peggioramento delle sue condizioni di salute.

Inizialmente cerca di spegnere Onigo per limitare i danni al corpo, ma un lampo di pressione di lama da parte di Katsura lo costringe a riattivarlo istintivamente.

Alla fine dell’evento collassa sputando sangue e viene trovato privo di sensi da Kondo.

Successivamente, il medico Ryojun Matsumoto lo visita e diagnostica la malattia come tubercolosi (chiamata all’epoca “rōgai” o simili).

Da quel momento l’ombra della malattia mortale accompagna ogni sua apparizione in battaglia.

Rapporto con Toshizo Hijikata

Dopo la morte di Sanan, cofondatore della Shinsengumi, Hijikata tenta di diventare più freddo e spietato per guidare il gruppo, soffocando le proprie emozioni.

Soji, che lo conosce bene dai tempi dello Shieikan, percepisce il cambiamento e decide di scuoterlo.

Nonostante sia già a conoscenza della gravità della propria malattia, sfida Hijikata a un combattimento con spade di legno, attivando Onigo e riversando un’intenzione omicida reale nell’allenamento.

L’intensità del duello costringe Hijikata a tornare allo spirito da “cane rabbioso” che lo caratterizzava al dojo, ridandogli la sua vera natura combattiva.

Subito dopo, Soji sputa sangue, segno dell’ulteriore peggioramento delle sue condizioni fisiche.

Gli dice che non avevano scelto la stessa strada sin dall’inizio ma che, per caso, avevano percorso lo stesso cammino, e lo invita ad andare verso Choshu per continuare a combattere come il vero Hijikata.

Complotti interni e incidente di Abura-no-koji

Quando scoppia il conflitto interno con la fazione di Ito Kashitaro, noto come incidente di Abura-no-koji, Soji è talmente debilitato dalla tubercolosi da essere costretto a letto.

Nonostante ciò, affronta direttamente Ito quando questo tenta di fuggire.

Approfittando della distanza ridotta, attiva Onigo in un lampo e gli trafigge la gola così rapidamente che Ito non ha possibilità di reagire.

Dopo averlo ucciso, parla con Heisuke Todo, presente sulla scena, rivelandogli le sue sincere emozioni e il suo affetto verso di lui, prima di esortarlo a fuggire e vivere anche per lui.

Campagne finali e allontanamento dal fronte

Al tempo della battaglia di Toba-Fushimi, la malattia è ormai in fase avanzata: il semplice tentativo di attivare Onigo gli provoca immediatamente emottisi.

Hijikata, ormai vicecomandante, ordina a Soji di scendere a Osaka per allontanarlo dal fronte e preservargli la vita.

Soji si ribella, sostenendo che senza di lui il gruppo potrebbe perdere e i suoi amici morire, e che non vuole perdere un’altra famiglia.

La sua paura non riguarda tanto la propria morte quanto quella delle persone a lui care.

Sarà la condizione di Kondo, ferito gravemente da membri della fazione avversaria, a cambiare la situazione.

Kondo, consapevole della fine vicina, chiede a Soji di restare con lui e di accompagnarlo nella ritirata verso Osaka, e Soji sceglie di seguire il suo comandante, lasciando la Shinsengumi.

Ultimi giorni e morte

Da Osaka i due fanno ritorno a Edo, dove Soji viene nascosto e curato, per quanto possibile, dal dottor Ryojun Matsumoto.

Nonostante le cure e il riposo, la tubercolosi continua a consumarlo e le sue condizioni peggiorano inesorabilmente.

Durante questo periodo, Soji viene a sapere dell’esecuzione per decapitazione di Kondo.

La notizia lo colpisce profondamente, togliendogli la sua figura di riferimento e la speranza residua.

Si racconta che, in un ultimo gesto simbolico, guardi un gatto nero ferito che aveva tenuto con sé arrampicarsi sul muro della casa, come se fosse un segno di addio.

Nel letto, in condizioni critiche, percepisce l’arrivo dello “spirito” di Kondo che viene a prenderlo e, con le lacrime agli occhi, si “spegne” dolcemente, come se si addormentasse.

Dopo la morte e coinvolgimento nel Ragnarok

Dopo la morte, Soji si riunisce con Kondo e altri compagni della Shinsengumi in un aldilà non ben definito.

È in questo contesto che Brunhilde propone il Ragnarok, la battaglia finale tra dei e umani per la sopravvivenza della razza umana.

Brunhilde seleziona tredici grandi combattenti umani come “13 Uccisori di Dei” e Soji Okita viene incluso tra loro per le sue qualità uniche di “tagliatore di uomini”.

Da qui ha inizio la sua partecipazione all’universo di “Record of Ragnarok”.

Osservatore in attesa del suo turno

Nel Ragnarok, Soji si trova nella sala di attesa dei rappresentanti umani insieme a Kondo.

I due assistono ai vari incontri tra dei e umani, osservando con stupore la potenza di combattenti che Soji non aveva mai immaginato.

Soji si mostra particolarmente impressionato dal livello dei partecipanti, riconoscendo che esistono ancora molti guerrieri più forti di quelli che aveva incontrato in vita.

Questo non lo scoraggia, anzi, gli fa desiderare ancora di più di entrare in arena e misurarsi con questi avversari.

Durante un quasi scontro tra Loki, i Sette Dei della Fortuna e Buddha, Soji percepisce la concentrazione di potere divino nell’area.

Insieme a Kondo si reca sul posto e, intuendo che potrebbe scoppiare una battaglia, si schiera spontaneamente dalla parte di Buddha insieme a Kojiro Sasaki, pronto a intervenire.

Quando Odin compare nella scena con il suo corvo parlante sulla spalla, Soji lo definisce tranquillamente “un uccello che parla”, con un tono quasi divertito.

Questo piccolo dettaglio mette in luce il suo carattere disinvolto anche davanti agli esseri divini più temibili.

Nelle pause tra gli incontri, Soji guarda il Ragnarok in compagnia di Kojiro Sasaki e della valchiria Hrist, aspettando con impazienza che venga annunciato il suo turno.

Il suo entusiasmo cresce di incontro in incontro, soprattutto dopo aver visto la caduta di grandi guerrieri umani.

Decisione di combattere e ispirazione da Leonida

Il punto di svolta arriva con la sconfitta e la completa dissoluzione di Leonidas nel nono incontro del Ragnarok.

Osservando il modo in cui Leonidas combatte fino all’ultimo respiro sul campo di battaglia, Soji viene costretto a confrontarsi con la propria morte avvenuta per malattia, lontano dal fronte.

Questa memoria gli provoca una forte frustrazione: sente di non aver potuto combattere fino in fondo durante la sua vita e di non essere stato in grado di “dare tutto”.

La determinazione di Leonidas lo ispira a non ripetere lo stesso rimpianto.

Incapace di contenere questo impulso, Soji va personalmente da Brunhilde e le chiede di partecipare al decimo incontro.

Brunhilde, riconoscendo il suo desiderio e il valore del suo potenziale, approva la richiesta e annuncia Soji come rappresentante umano per la sfida contro Susanoo.

Incontro con Susanoo

Nel decimo incontro del Ragnarok, Soji affronterà Susanoo, una divinità guerriera dal potere distruttivo immenso.

La battaglia è descritta come una delle più feroci e intense dell’intera serie.

Durante lo scontro, Soji subisce ferite gravissime, arrivando a uno stato vicino alla morte.

Tuttavia, si rifiuta di cadere finché non avrà mantenuto la promessa fatta da bambino a Kondo: diventare un “vero samurai”.

Per portare la sua forza al limite assoluto, Soji si rivolge alla sua seconda personalità Onigo, chiedendole di dare tutto, consapevole che questo potrebbe ucciderlo.

In questo momento, la valchiria Skalmöld usa il proprio potere di forgiatura divina per permettergli di ottenere un corpo “completo”, libero dai limiti fisici della sua vita mortale.

Con questa nuova forma e Onigo spinto al massimo, Soji raggiunge un livello di potenza stratosferico, affrontando Susanoo in uno scontro serrato e brutale.

Alla fine, dopo un duello disperato, riesce a sconfiggere la divinità, ottenendo una vittoria leggendaria per il lato umano.

Morte, salvezza e conseguenze

Subito dopo aver abbattuto Susanoo, il corpo di Soji cede e il suo respiro si ferma.

Inizia a dissolversi completamente, come altri combattenti umani caduti in precedenza nel Ragnarok.

In quel momento interviene Izanagi, che rifiuta di permettere la morte definitiva di Soji.

Utilizzando il potere chiamato “Onogoro”, Izanagi gli restituisce la vita, facendolo tornare a respirare all’ultimo istante.

Quando Kondo arriva al suo fianco nella sala medica, Soji gli chiede come giudica il suo combattimento.

Kondo gli risponde che è stata una battaglia degna di un “samurai autentico”, e Soji, commosso, ne è profondamente felice.

Nonostante la vittoria, Soji rivela che Onigo è scomparso e che non si sente più in grado di combattere.

Kondo lo rassicura dicendogli che non ha più bisogno di lottare, che ha già fatto abbastanza, e Soji scoppia in lacrime, liberato dal peso della guerra.

Dopo il combattimento, viene trasferito in infermeria per ricevere cure.

Pur non essendo più in condizioni di combattere, la sua vittoria e la sua rinascita gli consentono di vivere finalmente come un “vero samurai” senza rimpianti.

Spadaccino geniale

Soji Okita viene considerato un genio della spada, con una tecnica e una velocità fuori dal comune.

È specializzato nell’uso della katana e in particolare in tecniche di stoccata estremamente rapide.

La sua tecnica più famosa è la “Triplice Stoccata a Velocità Divina”, un colpo così rapido che tre affondi sembrano un unico movimento.

Durante il periodo allo Shieikan non perde mai contro Toshizo Hijikata e viene definito un “maestro di spada prodigio”, tanto che Kondo pensa a lui come erede ufficiale della scuola Tennen Rishin.

Nello spin-off comico, quando i compagni di squadra lo sfidano per gioco, li sconfigge in un attimo, lasciandoli in lacrime e facendosi definire “terribilmente forte”.

Questa superiorità tecnica è una costante nella sua rappresentazione, sia in contesti seri che comici.

Onigo: il secondo io

Onigo è la seconda personalità di Soji, un “sé” nato in risposta alla violenza e alle uccisioni nella sua infanzia e giovinezza.

Quando Onigo emerge, il cuore di Soji pompa sangue a un ritmo pari a tre volte quello normale, attivando ogni fibra muscolare e rendendolo fisicamente sovrumano.

In questo stato, Soji ottiene una velocità esplosiva, riflessi fuori scala e una forza che trascende l’umano.

I suoi occhi diventano rossi, la temperatura corporea aumenta e la sua intera aura cambia, rendendolo simile a un demone del combattimento.

Tuttavia, Onigo porta con sé gravi effetti collaterali.

In origine, Soji perde completamente la ragione e diventa un pura macchina di uccisione, senza distinzione tra nemico e alleato.

Più tardi, grazie alla sua esperienza e alla visione del duello tra Kondo e Serizawa, riesce a integrare Onigo mantenendo la lucidità mentale.

Pur conservando la coscienza, però, l’utilizzo di Onigo genera un carico enorme sul cuore e sul corpo, accorciando la sua vita e aggravando la tubercolosi.

Nel contesto di “Record of Ragnarok”, viene spiegato che gli “Einherjar” (gli eroi umani scelti) riacquisiscono il corpo nel loro “massimo splendore”.

Questo suggerisce che i limiti fisici legati alla malattia vengono mitigati, e quindi alcuni effetti negativi di Onigo sono meno determinanti rispetto alla sua vita terrena.

Arma divina e ruolo di Skalmöld

Come tutti i combattenti umani in “Record of Ragnarok”, Soji combatte con un’arma divina ottenuta tramite la “forgiatura di arma sacra” da parte di una valchiria.

Nel suo caso, la valchiria che si fonde con lui e la sua katana è Skalmöld, sesta delle tredici sorelle valchirie.

La spada che usa è la sua “lama prediletta”, ma l’opera non specifica un nome storico preciso per la katana.

Questo viene interpretato come un omaggio alla realtà: gli studiosi non sono riusciti a identificare con certezza un’arma singola attribuibile al vero Soji Okita, nonostante esistano diverse ipotesi.

Durante la battaglia contro Susanoo, Skalmöld utilizza il suo potere per permettere a Soji di ottenere un corpo pienamente funzionante, liberandolo dai limiti fisici che lo affliggevano in vita.

Questo aggiornamento del corpo, unito a Onigo, rende Soji un avversario temibile persino per una divinità guerresca.

Isami Kondo

Isami Kondo è il comandante della Shinsengumi e la figura più importante nella vita di Soji.

Lo salva dall’emarginazione durante l’infanzia, lo accoglie nel dojo Shieikan e gli offre un posto da cui ripartire.

Per Soji, Kondo è un misto tra padre, maestro e capo assoluto.

La promessa di diventare un “vero samurai” è rivolta principalmente a lui, e tutte le sue scelte più importanti sono plasmate dal desiderio di essere all’altezza dei suoi ideali.

Nel Ragnarok, Kondo è costantemente al suo fianco nella sala di attesa degli umani.

Dopo lo scontro con Susanoo, è il primo a raggiungere Soji ferito e a riconoscere la sua battaglia come quella di un “samurai autentico”.

La conferma di Kondo è ciò che libera Soji dal peso dei rimpianti accumulati dalla sua morte per malattia.

Quando Kondo gli dice che non ha più bisogno di combattere, Soji può finalmente permettersi di piangere e di riposare.

Toshizo Hijikata

Hijikata è vicecomandante della Shinsengumi e compagno di lunga data di Soji.

Dal punto di vista tecnico sono rivali e amici: i loro frequenti allenamenti allo Shieikan definiscono parte del percorso di entrambi.

Soji non perde mai contro Hijikata durante il periodo al dojo, ma tra i due c’è rispetto reciproco.

Quando Hijikata tenta di reprimere le proprie emozioni dopo la morte di Sanan, Soji interviene per riportarlo sulla vecchia strada, affrontandolo con tutta la sua forza.

Hijikata, a sua volta, si assume la responsabilità di allontanare Soji dalla battaglia al tempo di Toba-Fushimi, per salvargli la vita.

Questo dimostra che, oltre la disciplina militare, esiste tra loro un legame di profonda considerazione.

Kojiro Sasaki e Hrist

Nel contesto di “Record of Ragnarok”, Soji instaura un rapporto di complicità con Kojiro Sasaki, un altro geniale spadaccino umano.

I due assistono insieme ad alcuni incontri, commentando le tecniche e le strategie degli sfidanti.

Hrist, la valchiria partner di Kojiro, prende parte a queste scene, creando una dinamica a tre che alterna momenti seri e comici.

Soji, nonostante la sua reputazione, si comporta spesso come un ragazzo normale in loro compagnia, mettendo in risalto il lato più leggero della sua personalità.

Brunhilde

Brunhilde è la valchiria che organizza e dirige il fronte umano nel Ragnarok.

È lei a selezionare Soji come uno dei tredici rappresentanti umani.

Inizialmente Soji attende che Brunhilde lo chiami in modo naturale, ma il suo senso di urgenza esplode dopo la morte di Leonidas.

Va direttamente da lei per chiedere di combattere nel decimo incontro, mostrano quanto seriamente prenda il Ragnarok come opportunità di riscatto.

Brunhilde acconsente, dimostrando di avere fiducia nella sua capacità di sconfiggere una divinità come Susanoo.

La scelta si rivela vincente, confermando il valore del suo giudizio strategico.

Altri dei e figure divine

Soji entra brevemente in contatto con diversi dei nel corso del Ragnarok.

In particolare, percepisce la presenza e il potere di Loki, dei Sette Dei della Fortuna e di Buddha durante una tensione che rischia di esplodere in violenza.

Si schiera dalla parte di Buddha insieme a Kojiro e Kondo, mostrando una certa simpatia per il lato umano o “ribelle” della divinità.

Quando Odin appare sulla scena, Soji nota con nonchalance il corvo parlante sulla sua spalla, definendolo semplicemente un “uccello che parla”, sdrammatizzando la tensione.

Dopo lo scontro con Susanoo, è Izanagi a intervenire per salvarlo dalla dissoluzione completa.

L’uso del potere “Onogoro” per riportarlo in vita è un riconoscimento implicito del valore straordinario di Soji come guerriero.

Soji ha un talento innato nell’attirare i gatti, spesso mostrato mentre gioca con loro.

Questa caratteristica contrasta in modo ironico con la sua reputazione di “demone tagliatore di uomini”, ammorbidendo la percezione del personaggio.

La sua fama di “Bakumatsu più forte tra i tagliatori di uomini” lo pone sopra altri celebri assassini del periodo, come Okada Izo, Tanaka Shinbei, Kawakami Gensai e Nakamura Hanjirō.

È anche paragonato e posto al di sopra del maestro di spada Sasaki Tazaburo, considerato “il migliore con il kodachi” nella polizia segreta di sorveglianza.

Nel contesto comico, è spesso circondato da apprezzamenti femminili, venendo definito “carino” dalle donne di Kyoto.

Nonostante questo, resta concentrato sulle sue responsabilità di samurai e sulla Shinsengumi, senza mostrarsi particolarmente interessato alla fama personale.

La sua frase “Se tutti giocano insieme, fate partecipare anche me” riassume il suo desiderio di non essere lasciato indietro e di condividere il destino con i suoi compagni.

È la stessa mentalità che lo porta a rifiutare l’eredità della scuola Tennen Rishin, preferendo restare al fianco della Shinsengumi e, più tardi, a entrare nel Ragnarok per combattere ancora una volta “insieme a tutti”.

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(Ultima modifica: Lunedì 22 Dicembre 2025 23:05)

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